Al Museo Archeologico di Camarina (RG) lo spettacolo “PSAUMIDE A CAMARINA IV e V ODE OLIMPICA – di PINDARO”

lentepubblica.it • 30 Luglio 2018

museo-archeologico-di-camarina-rg-spettacoloUn progetto che segna la rinascita di Camarina: al Museo Archeologico di Camarina (RG) lo spettacolo “PSAUMIDE A CAMARINA IV e V ODE OLIMPICA – di PINDARO”.


Questo progetto, “PSAUMIDE A CAMARINA IV e V ODE OLIMPICA – di PINDARO” del prossimo 3 agosto nel sito archeologico ibleo, segna la rinascita e la ripartenza di Camarina, dopo un periodo non breve di silenzio e di paralisi mortificante, per ragioni burocratiche e di nomine direzionali.

 

Da qualche mese, l’archeologo Di Stefano, questa volta in un suo definitivo ruolo regionale, ritorna alla direzione del Museo Archeologico ibleo, come Direttore del Polo Regionale per i Siti Culturali di Ragusa, che ingloba anche il Parco di Camarina. E crea subito un evento, l’archeologo Di Stefano, che valga come segno emblematico della rinascita di Camarina: la interpretazione scenica, il prossimo 3 agosto, delle due Odi di Pindaro, che celebrano le vittorie di Psaumide in Olimpia, fra il 460 e il 452 a.C., ed esaltano Camarina nel periodo più fascinoso della classicità greca.

 

All’archeologo Di Stefano si deve, nel corso della sua carriera, lo studio, la conoscenza e la divulgazione, in Sicilia, in Italia e in Europa, del prestigioso sito archeologico ibleo; come si deve a lui la conoscenza e la promozione divulgativa degli scritti e delle ricerche di altri esegeti storici del sito ibleo, altrettanto prestigiosi, a cominciare da Biagio Pace, da Paolo Orsi, da Antonino Di Vita, fino a Paola Pelagatti. Alcuni di essi legati all’archeologo ibleo anche da rapporti amichevoli e professionali.

 

E legati a Di Stefano da stima professionale sono anche altre figure rappresentative dell’archeologia nazionale e internazionale, fra le quali Christian Greco direttore del Museo Egizio di Torino, Jan Jacobsen direttore del Museo Archeologico di Copenaghen.

 

Camarina, colonia greca, fu fondata dai siracusani Dascone e Menecolo presso la foce del fiume Ippari nel 598 a.C. attorno a quella palude, di cui parlerà Virgilio. Ed è già subito una città, Camarina, economicamente ricca, e di civiltà avanzata, e assolutamente democratica, quando in buona parte delle società del tempo vige ancora il totalitarismo; e per tali ragioni forse Camarina suscita sempre le gelosie di altre città siciliane e mediterranee e in particolare di Siracusa, ed è attaccata, e sconfitta e ripetutamente distrutta. Ma sempre rinasce, Camarina, nonostante il ripetersi, lungo le epoche, di quelle distruzioni.

 

La prima devastazione della città, avviene nel 553 a. C. e in anni successivi, fino a che, intorno al 461 a.C., ritorna alla antica magnificenza, e vive le pagine più gloriose della sua storia. E’ la fase prospera, nella quale a Camarina si affermano lo sport e la cultura, come nella migliore tradizione greca. E Pindaro, nella IV Ode Olimpica, canta la splendida vittoria dell’atleta camarinese Psaumide, trionfatore nella 81a Olimpiade, e canta, anche, nella successiva ode V, la grandezza della città.

 

Da diversi esegeti arriva sempre la esaltazione, anche estetica e architettonica, di Camarina: «vivida è l’immagine della città e delle sue case alte a vedersi e folte come una selva, e del sacro, benefico, fiume che la irriga a nord-ovest, l’Ippari, fertile di limo che feconda la terra circostante e serve anche a cementare come materiale coesivo la moltitudine delle nuove dimore.

 

Successivamente Camarina andrà incontro, con la complicità di Cartagine, ad ulteriori distruzioni, alla deportazione delle sue donne e dei suoi bambini. Fino a quando, nel 258 a.C., il console romano Attilio Calatino, con incendi, stragi e saccheggi, di bestiale e inaudita ferocia, cancellerà per sempre la memoria della città. Ma essa tuttavia, già immortalata dalla divina poesia di Pindaro, ma anche poi di Virgilio e di altri, torna sempre, malgrado tutto, a rifulgere di luce vivida, emergendo sempre dal silenzio del tempo grazie all’ammirevole impegno profuso da emeriti archeologi.

 

E fra questi non posso non citare anche il promotore di questo prossimo appuntamento camarinese, il Dott. Giovanni Di Stefano, direttore del Polo Museale di Ragusa e divulgatore per anni, su livelli nazionali e internazionali, di questo mirabile patrimonio storico, memoriale, artistico, archeologico, mediterraneo ed ibleo.

 

23 luglio 2018

Gianni Battaglia, regista

 

Fonte: articolo di redazione lentepubblica.it
avatar
  Subscribe  
Notificami