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Peggiorano le condizioni dell’ambiente urbano in Italia: l’indagine ISTAT

lentepubblica.it • 30 Maggio 2024

ambiente-urbano-italia-indagine-istatSi tratta di dati piuttosto variegati ma che ritraggono comunque una situazione non del tutto florida: secondo una recente indagine dell’ISTAT, infatti, sarebbero peggiorate le condizioni dell’ambiente urbano in Italia.


Nello specifico il documento elaborato dall’Istituto Nazionale di Statistica fornisce dati totali e non parziali aggiornati all’ultima rilevazione completa, datata 2022.

Secondo il report la qualità dell’aria nelle città è peggiorata significativamente, mentre la mobilità urbana e la gestione dei rifiuti mostrano progressi moderati ma ancora insufficienti per affrontare efficacemente le esigenze ambientali e di sostenibilità. Le città del Nord continuano a soffrire di livelli elevati di inquinamento atmosferico, evidenziando la necessità di interventi più incisivi e mirati per migliorare la qualità dell’aria e promuovere una mobilità sostenibile.

Analizziamo tutti gli indicatori ambientali enucleati da questo documento.

Qualità dell’aria: un problema crescente

Nel 2022, la qualità dell’aria nei comuni capoluogo italiani ha subito un peggioramento significativo, con un aumento delle concentrazioni di PM10 e PM2,5 in gran parte del territorio nazionale. Questi inquinanti, noti per i loro gravi effetti sulla salute umana, hanno visto incrementi preoccupanti che richiedono un’analisi dettagliata e interventi mirati.

PM10: aumento nel 75% dei Comuni capoluogo monitorati

Il PM10 (particolato con diametro inferiore a 10 micrometri) ha mostrato un aumento nel 75% dei comuni capoluogo monitorati nel 2022. Le fonti principali di PM10 includono il traffico veicolare, le attività industriali, e il riscaldamento domestico, soprattutto nelle stagioni fredde.

PM2,5: crescita nel 60% delle città

Anche il PM2,5 (particolato con diametro inferiore a 2,5 micrometri) ha visto un incremento nel 60% delle città. Questo inquinante è particolarmente pericoloso perché può penetrare profondamente nei polmoni e entrare nel flusso sanguigno, causando problemi respiratori e cardiovascolari gravi.

Oltre l’80% delle città supera i limiti raccomandati

Le soglie raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per il PM10 e il PM2,5 sono state superate in oltre l’80% delle città italiane. L’OMS raccomanda concentrazioni medie annue non superiori a 20 µg/m³ per il PM10 e 10 µg/m³ per il PM2,5, soglie ben al di sotto dei livelli registrati in molte aree urbane italiane.

Situazioni critiche in alcune grandi città

Le città di Milano, Venezia, Napoli, Torino e Cagliari hanno registrato situazioni particolarmente critiche. Milano e Torino, in particolare, soffrono di inquinamento cronico legato al traffico intenso e alle condizioni meteorologiche sfavorevoli che favoriscono il ristagno degli inquinanti.

90% dei Capoluoghi del Nord supera i limiti OMS

Il Nord Italia è la regione più colpita dall’inquinamento atmosferico, con il 90% dei capoluoghi che supera i limiti dell’OMS per entrambi gli inquinanti. La Pianura Padana, a causa della sua conformazione geografica e delle elevate concentrazioni industriali e di traffico, rappresenta un’area particolarmente problematica.

Mobilità urbana: lente riprese e rinnovamenti

La domanda di trasporto pubblico locale (Tpl) ha mostrato segnali di ripresa nel 2022, ma non ha ancora raggiunto i livelli pre-pandemici. Nel Centro-Nord, l’offerta di servizi di mobilità, inclusi Tpl e mobilità condivisa, è notevolmente migliore rispetto al Sud. Nonostante i progressi nel rinnovo delle flotte di Tpl, con il 36% dei bus a basse emissioni, più della metà degli autobus in esercizio ha oltre 10 anni di servizio.

La rete di metropolitane ha visto un incremento del 3,2% nel 2022, mentre tram e filobus non hanno registrato progressi significativi. In generale, l’estensione delle infrastrutture di trasporto urbano è aumentata dell’8% negli ultimi cinque anni, soprattutto grazie allo sviluppo delle filovie.

Aree verdi e consumi energetici

Dal 2012, l’Italia ha registrato una crescita significativa delle aree di forestazione urbana, con un aumento del 26%. Questa espansione è stata fondamentale per la mitigazione dei cambiamenti climatici e per migliorare la qualità della vita nelle città. Le foreste urbane svolgono un ruolo cruciale nel:

  • Assorbimento di CO2: Gli alberi urbani sequestrano anidride carbonica, riducendo la concentrazione di questo gas serra nell’atmosfera.
  • Riduzione dell’Isola di Calore Urbana: La presenza di vegetazione aiuta a mitigare le temperature elevate nelle aree urbane.
  • Miglioramento della Qualità dell’Aria: Gli alberi e le piante filtrano gli inquinanti atmosferici, migliorando la qualità dell’aria.

Inoltre i consumi pro capite di gas naturale sono diminuiti, riportandosi ai livelli del 2020, mentre gli impianti per la produzione di energia fotovoltaica hanno visto una forte crescita.

Rifiuti urbani e raccolta differenziata

A livello nazionale, la raccolta differenziata ha raggiunto il 65,2% dei rifiuti urbani prodotti, superando di poco l’obiettivo fissato dalle normative italiane ed europee. Questo dato, tuttavia, nasconde significative disparità regionali. Solo il 60,2% della popolazione vive in comuni che hanno effettivamente raggiunto il target del 65%, evidenziando una distribuzione non uniforme dei progressi.

Capoluoghi metropolitani in ritardo sui tempi

Nei capoluoghi metropolitani, la raccolta differenziata si attesta solo al 46,6%, con un notevole ritardo rispetto ai comuni non metropolitani. Questo ritardo è dovuto a vari fattori, tra cui la maggiore complessità nella gestione dei rifiuti in aree densamente popolate e la variabilità delle infrastrutture disponibili.

Progressi significativi a Catania e Messina

Catania e Messina rappresentano esempi positivi, con aumenti significativi nelle loro percentuali di raccolta differenziata: +10,7 punti percentuali a Catania, che ha raggiunto il 22%, e +10,5 punti percentuali a Messina, che è arrivata al 53,5%. Questi progressi dimostrano che, nonostante le difficoltà, è possibile fare passi avanti importanti anche nelle aree metropolitane del Sud.

Nord-Est in testa, Isole e Sud indietro

Le quote di raccolta differenziata più elevate si registrano nel Nord-Est (68,5%), seguito dal Nord-Ovest (60,8%) e dal Centro (53,2%). Il Sud e le Isole restano indietro, rispettivamente con il 46,6% e il 38,2%. Questa disparità riflette non solo differenze nelle infrastrutture e nei servizi di gestione dei rifiuti, ma anche diverse abitudini e sensibilità ambientali tra le regioni.

Grandi città: Milano e Venezia in calo

Tra le grandi città, Milano e Venezia hanno mostrato un calo nella raccolta differenziata nel 2022: Milano ha registrato una diminuzione dello 0,4 punti percentuali, mentre Venezia ha visto un calo del 2,5 punti percentuali, ritornando al di sotto del target del 65% che aveva raggiunto nel 2020.

Il file con l’indagine ISTAT sull’ambiente urbano in Italia

Qui il documento completo da consultare.

Fonte: articolo di redazione lentepubblica.it
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