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L’archivio web delle stragi rischia la chiusura per mancanza fondi?

lentepubblica.it • 30 Marzo 2017

stragi_archivio-webL’archivio web delle stragi rischia la chiusura per mancanza fondi: l’allarme è contenuto nella lettera che Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dell’Unione vittime per stragi (e dei parenti delle vittime del 2 agosto 1980), e Roberto della Rocca, presidente dell’Aiviter (associazione che riunisce le organizzazioni di rappresentanza delle vittime del terrorismo), hanno spedito al presidente del Senato, Pietro Grasso.


 

“Il portale della Rete degli archivi per non dimenticare, che rappresenta il solo e unico esempio di memoriale pubblico su una lunga stagione di violenza che ha minato la democrazia del nostro paese, inaugurato dal presidente della Repubblica il 9 maggio del 2011, ormai rischia di chiudere per mancanza di fondi. Un fatto inconcepibile“.

 

L’allarme è contenuto nella lettera che Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dell’Unione vittime per stragi (e dei parenti delle vittime del 2 agosto 1980), e Roberto della Rocca, presidente dell’Aiviter (associazione che riunisce le organizzazioni di rappresentanza delle vittime del terrorismo), hanno spedito al presidente del Senato, Pietro Grasso, per annunciare che non parteciperanno alla cerimonia del 9 maggio, giorno in cui si ricorda chi cadde sotto i colpi del terrorismo.

 

 

 

 

E le cose stanno effettivamente così, conferma alla ‘Dire’, Ilaria Moroni, curatrice del portale che è nato, come si legge sulle sue pagine web, per “valorizzare e rendere disponibili per un ampio pubblico le fonti documentali esistenti sui temi legati al terrorismo, alla violenza politica e alla criminalità organizzata”. Partì così e con un primo finanziamento, poi più nulla. “E’ da diversi anni che il portale non è finanziato: ci fu un primo stanziamento per permetterne la costruzione e l’inserimento di moltissimi materiali (compresa la digitalizzazione dell’intera commissione Moro e p2) a cui però non ne sono seguiti altri. Oggi- spiega Moroni- vive grazie al volontariato ma non si può andare a lungo avanti così. Il volontariato non basta“. E quindi che succederà? “Magari il portale chiude, se nessuno se ne occupa… Ma non era questo lo scopo per cui era stato pensato ed istituto”, ricorda la curatrice.

 

 

 

 

Al momento la situazione frena l’inserimento sul portale dei materiali digitali, anche quelli usciti dai cassetti per effetto della ‘direttiva Renzi’ che ha consentito la desecretazione dei documenti relativi agli anni delle stragi e del terrorismo. Così come sconta il passo la digitalizzazione degli atti processuali. E si tratta di materiali “che ha senso solo se possono essere letti tutti insieme“, dice Moroni. Cioè per storici e studiosi è fondamentale avere un accesso rapido ai documenti e poterli altrettanto facilmente incrociare. “Ci si dovrebbe vantare di un sistema di questo genere, anche perchè, ricordiamocelo, stiamo parlando di documenti pubblici non privati, di cui noi ci siamo fatti carico perché appartengono al Paese ma che è responsabilità delle Istituzioni conservare e valorizzare, altrimenti nessuno potrà scrivere la nostra storia”.

 

 

 

 

Al momento, con risorse ottenute da Fondazioni private si stanno censendo documenti sui processi di mafia in Sicilia, creando uno “strumento per fare ricerca e verificare che ai fatti di mafia corrispondono documenti giudiziari”, spiega ancora Moroni. Sulla presentazione on line del portale si legge: “L’attenzione costante che la Presidenza della Repubblica ha riservato al progetto conferma la volontà istituzionale di collaborare per arricchire le prospettive di ricerca”. Invece per Moroni si è finiti in una situazione che rasenta “il paradosso”. Dal 2015 “a oggi ci sono state tante parole e pochi fatti e nonostante il protocolli d’intesa tra il ministero di Giustizia e quello dei Beni culturali nulla si è fatto e il portale www.memoria.san.beniculturali.it, l’unico che può servire a studenti, storici e cittadini, con tutti gli atti da leggere assieme, rischia di chiudere perchè non ci mettono i soldi”, ha ribadito a 7 Gold Bolognesi.

 

 

 

 

 

Fonte: Agenzia DIRE (www.dire.it) - articolo di Mattia Cecchini
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