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Assegni Familiari, gli importi erogati dai Comuni per il 2018

lentepubblica.it • 2 Marzo 2018

assegni familiariAggiornato l’importo degli assegni erogati dai comuni a favore delle famiglie numerose in condizioni economiche disagiate per il 2018.


Tornano a salire gli assegni familiari erogati dai Comuni nel 2018. L’Inps ha diffuso ieri la Circolare numero 35/2018 con la quale fissa i nuovi importi in pagamento nel 2018 delle prestazioni riconosciute dall’articolo 65 della L. 448/1998 a carico dei Comuni che possono aggiungersi alle normali tutele riconosciute dall’ordinamento statale.

 

Si tratta dell’assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori a carico e dell’assegno di maternità, entrambe pagate dall’Inps a nuclei residenti che si trovino in determinate situazioni reddituali da accertare in base all’Isee, il nuovo indicatore della situazione economica equivalente del nucleo familiare. Posto che la variazione dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati è risultata pari al +1,1 per cento e pertanto i valori nel 2018 devono essere rivisti al rialzo del medesimo importo.

 

L’assegno (da non confondere con il normale assegno al nucleo familiare concesso dallo Stato) spetta ai nuclei familiari:

 

a) composti dai cittadini italiani e della U.E. residenti, dai cittadini di paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo, nonché dai familiari non aventi cittadinanza di uno stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente;

 

b) composti almeno da un genitore e 3 figli minori (appartenenti alla stessa famiglia anagrafica), che siano figli del richiedente medesimo o del coniuge o da essi ricevuti in affidamento preadottivo.

 

L’assegno quest’anno spetta per 13 mensilità ed eroga un contributo mensile fisso pari a 142,85 € (2018). Per accedere al beneficio è necessario che il nucleo familiare non possegga risorse reddituali e patrimoniali superiori per il 2018 ad un valore Isee di 8.650,11 euro. 

 

E viene corrisposto in misura integrale ove l’Isee del beneficiario non risulti superiore a 6.793,06 € o in misura parziale ove il reddito del beneficiario risulti superiore al predetto valore ed inferiore ad euro 8.650,11€ sino al raggiungimento di tale ultimo importo.

 

La prestazione è cumulabile con qualsiasi altro trattamento di famiglia e non costituisce reddito ai fini fiscali e previdenziali. Per l’accesso al sostegno l’interessato deve presentare domanda al Comune di residenza entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento. Accompagnata da una dichiarazione sulla composizione e sulla situazione economica del nucleo familiare (cfr: Dm 21 Dicembre 452/2000).

L’INPS provvede al pagamento dell’assegno con cadenza semestrale posticipata. Entro il 15 luglio e il 15 gennaio per i dati ricevuti dai Comuni almeno 45 giorni prima della scadenza del semestre.

 

 

 

L’assegno mensile di maternità concesso dai Comuni spetta, invece, per le nascite, gli affidamenti preadottivi e le adozioni senza affidamento. Avvenuti nell’anno di riferimento (es. 2018) alle madri prive di tutela previdenziale obbligatoria.

 

La prestazione, che vale nel 2018 342,62 euro al mese per cinque mensilità, può essere conseguita previa domanda al Comune. Entro sei mesi dalla data del parto a condizione che il valore Isee del nucleo familiare non risulti superiore a 17.141,45 euro.

 

La misura spetta, in particolare, alle madri cittadine italiane, comunitarie o extracomunitarie con permesso di soggiorno CE. Per soggiornanti di lungo periodo semprechè risultino residenti in Italia. L’assegno viene pagato direttamente dall’INPS e spetta alle donne non occupate.

 

Nonché a quelle occupate purché non aventi diritto a trattamenti economici di maternità. Ovvero, per la quota differenziale, a trattamenti di importo inferiore a quello dell’assegno.

 

Anche l’assegno di maternità, al pari dell’assegno al nucleo, non costituisce reddito ai fini fiscali e previdenziali. E viene pagato dall’Inps in unica soluzione con cadenza mensile, non oltre 45 giorni dalla data di ricezione dei dati trasmessi dai Comuni.

 

Fonte: Pensioni Oggi (www.pensionioggi.it) - articolo di Davide Grass
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