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Condominio: quali sono le norme sui rumori molesti?

lentepubblica.it • 3 Luglio 2015

184_rumore_condominio[1]Non esiste una norma di legge che individui orari prestabiliti entro cui va rispettato il riposo delle persone; salvo che il regolamento di condominio non disponga diversamente. Così si può rispondere alla domanda: esiste una legge che stabilisce a partire da quale orario della giornata non si può più fare rumore dentro la casa in condominio?

 

Rivolgersi all’amministratore condominiale è spesso una carta perdente, sia perché il suo mandato è la tutela delle parti comuni (e non i disturbi che i proprietari si arrecano l’un l’altro), sia perché ogni protesta è un’arma spuntata., in mancanza di un regolamento contrattuale (cioè firmato da tutti) che fissi dure sanzioni ai trasgressori caso per caso,

 

Ci si può appellare invece al codice civile, articolo 844 , che vieta “immissioni di fumo o calore, esalazioni, rumori , scuotimenti e simili propagazioni”, per quanto tiepidamente. L’evoluzione dei costumi e la giurisprudenza hanno portato, per fortuna, a rafforzare le tutele, tanto che è divenuto comune far appello, congiuntamente alla procedura ordinaria dell’articolo 844, anche all’articolo 700 del codice di procedura civile: in altre parole a un provvedimento di urgenza a tutela al proprio diritto alla salute.

 

In una sentenza della Cassazione del 2008 è stato affermato che in tema di emissioni sonore idonee a creare molestie alle persone, laddove manchi la possibilità di accertarne l’intensità, il giudizio sulla loro esistenza e non tollerabilità ben può basarsi sulle dichiarazioni dei testi, quando non si tratti di valutazioni meramente soggettive ma testimonianze su quanto oggettivamente percepito, soprattutto se si tratta di persone a diretta conoscenza dei fatti, come i vicini.

 

Le legge di riferimento è l’articolo 612 bis del Codice penale, introdotto nel 2009 e che può essere applicata in tutti quei contesti – dunque, non solo quelli di coppia – in cui sia posta in essere un’attività insistita in grado di generare inquietudine in chi la subisce.

 

In ogni caso, si ritiene che i rumori o i suoni provenienti da altre unità immobiliari si possano considerare di disturbo delle normali attività materiali e intellettuali quando superano il rumore di fondo riscontrabile in una data abitazione di oltre tre decibel.

 

Quello dei “tre decibel”, dunque, è l’unico riferimento certo che le aule dei tribunali conoscono. Peraltro va anche considerata, in questo, la consistenza delle pareti dello stabile che potrebbero certo agevolare, se non insonorizzate correttamente, la propagazione dei rumori.

 

Fortunatamente, spesso le controversie vengono risolte in via amichevole senza ricorrere alla giustizia: quella per i rumori è infatti, insieme alle dispute sugli odori, la maggior ragione di dissidio tra condòmini a detta degli osservatori. Subito dopo, vengono l’occupazione indebita delle aree comuni, la presenza degli animali domestici o dal lancio di mozziconi o briciole da terrazzi o finestre.

Fonte: articolo della redazione di lentepubblica.it
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