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Spiare il coniuge tramite Whatsapp: lede il diritto alla privacy?

lentepubblica.it • 28 Aprile 2017

spiare whatsapp privacyStando alle statistiche, sono i telefonini la principale causa di separazione tra i coniugi. Ma “spiare” il proprio partner, ad esempio tramite Whatsapp, può essere considerato lesivo del diritto alla privacy?


Una volta che il coniuge tradito abbia dimostrato l’infedeltà dell’altro, null’altro deve fare perché tale dimostrazione è sufficiente a far presumere al giudice (in modo automatico) che tale tradimento sia stato l’effettiva causa della separazione,

 

In tema di separazione tra coniugi, secondo la C. App. Trento, sent. n. 249/15, l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale rappresenta una violazione particolarmente grave, la quale, di norma determina l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza; pertanto essa deve ritenersi, di regola, circostanza sufficiente a giustificare l’addebito della separazione al coniuge responsabile.

 

In un contesto di coabitazione e di condivisione di spazi e strumenti di uso comune quale quello familiare, la possibilità di entrare in contatto con dati personali del codice è del tutto probabile e non si traduce necessariamente in una illecita violazione di dati personali.

 

A rilanciare questa tesi ci ha pensato anche il Tribunale di Roma, con la sent. n. 6432/16. L’apertura del cellulare del proprio coniuge, per spiare tra gli sms e le chat di Whatsapp, allo scopo di cercare le tracce di un eventuale tradimento, è infatti lecita se l’apparecchio, ad esempio è stato lasciato incustodito in casa.

 

La stessa natura del vincolo matrimoniale implica un affievolimento della sfera di riservatezza di ciascun coniuge, e la creazione di un ambito comune nel quale vi è una implicita manifestazione di consenso alla conoscenza di dati e comunicazioni di natura anche personale, di cui il coniuge in virtù della condivisione dei tempi e degli spazi di vita, viene di fatto costantemente a conoscenza a meno che non vi sia una attività specifica volta ad evitarlo.

 

Infine, una recente sentenza della Cassazione, sent. n. 5510/17 del 6.03.2017, non c’è bisogno di dimostrare una relazione amorosa in atto se si rivengono messaggi amorosi sul telefonino del marito o della moglie: tanto basta ad addebitare la causa della separazione al coniuge presunto infedele.

 

Secondo la Cassazione, infatti, sussistono i presupposti per porre a carico di entrambe le parti l’ulteriore contributo dovuto per legge. Il messaggio proveniente da un/a ipotetico/a amante non deve anche essere avvalorato dalla prova di una relazione in corso. Basta quel semplice dato testuale e, magari, qualche emoticon con i cuoricini a dimostrare l’infedeltà.

 

 

 

 

Fonte: articolo di redazione lentepubblica.it
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