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Corte UE, il diritto all’oblio per Google non vale?

lentepubblica.it • 24 Settembre 2019

corte-ue-diritto-oblio-googleUna buona notizia per il Colosso di Mountain View (ma un po’ meno per i cittadini del mondo): la Corte UE, sul diritto all’oblio, sostiene Google e gli dà ragione. Scopriamo di cosa si tratta.


Corte UE, il diritto all’oblio per Google non vale? Ecco il verdetto della sentenza della Corte di Giustizia europea, chiamata a dirimere la causa aperta tra il garante della privacy francese e il gigante americano.

Quali sono state le decisioni prese dai giudici comunitari?

Corte UE, il diritto all’oblio per Google non vale?

Google, in pratica, potrà rimuovere i collegamenti che rimandano a contenuti e informazioni degli utenti, dopo aver ricevuto una richiesta appropriata. Ma attenzione: solo dai suoi risultati di ricerca in Europa e non altrove.

Infatti la multinazionale dell’informatica d’ora in poi non dovrà più garantire il diritto all’oblio fuori dall’Europa. 

In buona sostanza il verdetto della Corte stabilisce che

«non c’è obbligo, per un motoredi ricerca che risponde alla richiesta di de-indicizzazione di una persona […] di condurre questa ricerca in tutte le versioni del suo motore di ricerca (quindi anche in quelle operative fuori dall’Europa, ndr)».

Dall’altro, appunto, si ricorda che

«la legge Ue richiede a un motore di svolgere questa de-indicizzazione sulle versioni del motore di ricerca che corrispondono a tutti gli stati membri della Ue».

Un primo chiarimento era arrivato da un verdetto della stessa Corte di giustizia del 2014, dove la medesima aveva condannato Google Inc. a cancellare le indicizzazioni relative ai propri dati personali su richiesta dei cittadini europei interessati, “a meno che non vi siano ragioni particolari, come il ruolo pubblico del soggetto” (C-131/12, 13 maggio 2014).

La Corte di giustizia UE ha così imposto a Google Inc. di rispondere da allora in avanti alle richieste di rimozione dei link alle pagine web che contengono il nominativo del richiedente dai risultati del noto motore di ricerca.

In virtù del diritto all’oblio, i motori di ricerca devono rimuovere ogni contenuto a seguito della richiesta degli aventi diritto. Riguardo alla permanenza di contenuti non corretti, o inesatti, potenzialmente lesivi della sfera privata, immagine e reputazione pubblica, quali:

  • articoli,
  • commenti,
  • esternazioni a caldo,
  • anche pubblicati su blog,
  • forum,
  • o siti amatoriali.

Che cos’è il diritto all’oblio?

Il diritto all’oblio si applica in numerosi ambiti, ma è diventato centrale soprattutto per Internet e i siti d’informazione, perché i loro archivi digitali sono più facili da consultare rispetto a quelli cartacei e rimangono accessibili nel tempo. I loro contenuti sono inoltre indicizzati dai motori di ricerca, Google su tutti, che contribuiscono a renderli ancora più visibili.

 

Fonte: articolo di redazione lentepubblica.it
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