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Costi di recesso e cambio gestore telefonico, l’AGCOM mette dei paletti

lentepubblica.it • 30 Maggio 2018

costi-di-recesso-cambio-gestore-telefonico-agcomCosti di recesso e cambio gestore telefonico: l’AGCOM, con un recente comunicato, tenta di porre freno all’anarchia del mercato, ponendo dei paletti ben definiti.


A seguito della rideterminazione da parte degli operatori dell’originario aumento dei rinnovi delle offerte, l’Autorità ha richiamato TIM S.p.A e Wind Tre S.p.A al rispetto degli obblighi previsti dalla normativa di settore in materia di informativa nei confronti degli utenti interessati dalla nuova manovra al fine di consentire, anche mediante il legittimo esercizio del diritto di recesso, scelte contrattuali consapevoli.

 

L’attività di vigilanza ha fatto infatti fatto emergere profili critici legati alla prassi degli operatori di imputare agli utenti costi di recesso non commisurati al valore del contratto e alle reali spese sostenute per la disattivazione della linea e per il trasferimento ad altro operatore.

 

Gli operatori richiamati non hanno assicurato, per il tramite delle comunicazioni rese all’utenza finale tramite SMS e sito aziendale, informazioni chiare, complete e trasparenti, risultando le stesse non adeguate per comprendere le reali condizioni economiche e così consentire agli utenti di scegliere se esercitare il diritto di recesso.

 

È emerso altresì che le informative non hanno rispettato il quadro regolamentare in materia di diritto di recesso, con particolare riferimento alle modalità per esercitarlo. Per questi motivi è stato avviato un procedimento sanzionatorio.

 

Le irregolarità

 

Gli operatori addebitano agli utenti tre tipi di costi in uscita e su tutti e tre ci sono irregolarità. Sono:

 

  • i costi di recesso di base;
  • quelli in caso di disdetta prima della scadenza di una promozione;
  • quelli per rate residue di prodotti o servizi associati al contratto.

 

La risposta dell’AGCOM

 

L’Autorità ha così stabilito che:

 

  • La somma dovuta al recesso del contratto dovrebbe essere calcolato sulla base delle reali spese amministrative che gli operatori devono sostenere per la gestione della pratica di chiusura della fornitura.
  • Il valore richiesto dagli operatori deve essere equo e proporzionale al valore del contratto. Meno mesi mancano alla scadenza del contratto, meno si dovrebbe pagare.
  • Non è corretto che gli operatori impongano il pagamento delle rate restanti dei dispositivi in un’unica soluzione. Deve essere permesso all’utente di continuare a pagare a rate.
  • Alla scadenza del contratto all’operatore non deve essere dovuto alcun costo di disdetta.

 

 

Fonte: AGCOM
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