Dettaglio alimentare: sempre meno imprese riescono a pagare le tasse

lentepubblica.it • 10 Aprile 2017

vendite al dettaglioDai dati del quinto Osservatorio congiunturale realizzato da Fida in collaborazione con Format Research emerge che più di una impresa su dieci non riesce a far fronte alla pressione fiscale. Stabile il clima di fiducia, consumi piatti. Prampolini Manzini: “aumentare l’Iva porterebbe a un blocco dei consumi”.


 

Nella seconda metà del 2016 il clima di fiducia delle imprese del commercio al dettaglio alimentare è rimasto stabile, anche se la tendenza è al miglioramento. E’ quanto risulta dai dati del quinto Osservatorio congiunturale sulle imprese del commercio al dettaglio dell’alimentazione, ricerca realizzata da Fida – Federazione Italiana Dettaglianti dell’Alimentazione – in collaborazione con Format Research e presentati a Roma nella sede di Confcommercio. Dallo studio emerge anche che il livello dei ricavi resta stabile, segno di una lenta ripresa della domanda e frutto di un rallentamento nella dinamica dei consumi.

 

I prezzi, invece, nei primi mesi del 2017 risultano in forte rialzo rispetto al 2016. Invariata la capacità delle imprese del settore di far fronte al proprio fabbisogno finanziario e, sul fronte credito, solo il 38% si è visto accordare il fido e/o finanziamento che aveva richiesto. Resta una parte di imprenditori (il 56%) che si dice preoccupato per il futuro del Paese, con una pressione fiscale che non diminuisce. Tanto che il numero delle imprese che ha avuto problemi nel pagare le tasse è aumentato (1,8% rispetto a sei mesi fa), mentre il 35,4% è riuscito a pagarle con molta difficoltà: si tratta in prevalenza di piccole imprese attive nel Mezzogiorno e Nord Ovest.

 

“I dati emersi non ci consentono di tirare quel respiro di sollievo che le nostre imprese stanno aspettando – ha commentato la presidente della Fida, Donatella Prampolini Manzini – anche se abbiamo osservato un leggere innalzamento dei consumi che però rimangono sotto la soglia di espansione anche per effetto di una modifica strutturale delle abitudini dei consumatori. Dopo questi dati ribadiamo la richiesta che continua a fare il presidente Sangalli di scongiurare l’aumento dell’Iva, perché porterebbe a un blocco dei consumi”.

Fonte: Confcommercio
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