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Il dibattito sui pagamenti digitali: tra chi li ama e chi li odia

lentepubblica.it • 17 Ottobre 2014

Presentata al SIA EXPO 2014 una ricerca sull’atteggiamento degli italiani verso i sistemi innovativi di pagamento: i cittadini refrattari sono il 35%, mentre esiste una buona percentuale di heavy user (23%), che chiede più servizi di quelli già disponibili. Soprattutto alla PA

L’Italia dei Pagamenti Digitali è a due velocità: da una parte i cittadini refrattari all’utilizzo degli strumenti di pagamento digitale (definiti come “low users”, che raccolgono il 35% del totale degli intervistati) dall’altra quelli fortemente digitalizzati che chiedono un ulteriore potenziamento delle opportunità di utilizzo delle forme di pagamento digitale (definiti come “heavy users” pari al 23%).

È quanto emerge da una ricerca SIA realizzata da SWG su un campione di 1.000 cittadini italiani (più altri 200 tra dipendenti della PA e insegnanti), sulle percezioni e atteggiamenti rispetto ai pagamenti digitali, presentata a Milano nel corso del “SIA EXPO 2014”.

In particolare, i low users considerano il denaro digitale meno sicuro, meno economico rispetto al contante e meno efficace per poter mantenere il controllo delle proprie spese. Sono persone che mantengono un atteggiamento di resistenza che li porta ad arroccarsi sulle proprie abitudini, evitando ogni cambiamento, almeno fino a quando non sarà del tutto inevitabile usare la moneta elettronica.

Gli heavy users, invece, per quanto siano coscienti di alcuni rischi di sicurezza e benchè abbiano subito più spesso una truffa informatica (39% contro il 13% dei low users), hanno una rappresentazione dei pagamenti digitali decisamente più positiva, basata sull’esperienza, che li porta a ritenere il denaro elettronico più comodo, veloce, semplice, sicuro, economico. Sono particolarmente attenti alla sicurezza e mostrano gradimento nei confronti di tutte le azioni proposte, come sms di conferma degli avvenuti pagamenti, utilizzo di codici di sicurezza aggiuntivi quando si fanno pagamenti digitali, assicurazioni che garantiscano il rimborso da eventuali truffe.

Molto diffusa è anche la percezione che siamo di fronte ad un ineludibile cambiamento, che non può essere arrestato e che vede gli altri Paesi europei più avanti dell’Italia: ne è convinto l’88% degli heavy users e il 62% dei low users.

Gli heavy users vorrebbero poter utilizzare in misura sempre più massiccia i pagamenti elettronici, soprattutto nelle spese che riguardano la Pubblica Amministrazione: dalle tasse Imu, Tasi, Tari (62%) ai parcheggi cittadini (20%) e si dicono pronti anche ad una ulteriore dematerializzazione attraverso l’utilizzo di dispositivi mobili anche per effettuare micropagamenti.

Proprio la Pubblica Amministrazione svolgerà un ruolo cruciale per la crescita futura dei pagamenti digitali. I dipendenti della PA intervistati sono consapevoli degli effetti positivi che la digitalizzazione dei processi e dei pagamenti potrà portare (92%) e del miglioramento della qualità dei servizi resi agli utenti (88%), ma allo stesso tempo gli insegnanti evidenziano una certa paura che i processi riorganizzativi legati alla transizione verso il digitale possano portare ad una riduzione del personale impiegato (65%).

La ricerca di SIA mostra inoltre che solo il 36% del campione totale è a conoscenza della scadenza del 31 dicembre 2015 entro cui tutti gli enti della PA, a livello locale e centrale, dovranno consentire pagamenti elettronici (contravvenzioni, imposte, ticket sanitari etc.) adeguando le proprie procedure.

Alla domanda quale scenario crede sarà più probabile alla fine del prossimo anno, solo il 13% ritiene che tutta la Pubblica Amministrazione sarà in grado di accettare pagamenti digitali, il 41% immagina che i termini di legge verranno posticipati e il restante 46% ipotizza che alcuni enti non saranno pronti e ci saranno disservizi per i cittadini.

 

 

FONTE: Pagamenti Digitali (www.pagamentidigitali.it)

 

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