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Dichiarare il falso nei concorsi pubblici: cosa si rischia?

lentepubblica.it • 18 Agosto 2021

dichiarare il falso nei concorsi pubbliciLa falsa dichiarazione di titoli nei concorsi pubblici può portare anche a pene molto severe. Vediamo cosa si rischia a dichiarare il falso nei concorsi pubblici.


Dichiarare il falso in un concorso pubblico non è mai una buona idea.

Ad alcuni potrebbe sembrare una sottigliezza, un modo per poter gonfiare il curriculum, come ad un colloquio quando vogliamo metterci in luce. Ma il concorso è pur sempre un atto pubblico e mentire può portare a gravi conseguenze.

Vediamo allora cosa si rischia a dichiarare il falso nei concorsi pubblici.

Dichiarare il falso nei concorsi pubblici: quando si dichiara il falso

Come abbiamo detto, dichiarare il falso nei concorsi pubblici può portare a gravi conseguenze, sempre a fronte di ciò che è stato dichiarato.

In un concorso pubblico può succedere di mentire su un titolo di studio, ad esempio, affermando di essere in possesso di un titolo di laurea o un diploma di una scuola superiore specifica. Oppure può capitare di mentire sulle proprie esperienze pregresse, gonfiando il proprio curriculum, millantando di aver sostenuto tirocini o collaborazioni mai esistite.

Uno studio ha affermato che la maggior parte dei candidati mente almeno 2-3 volte durante un colloquio di lavoro. Ma se, durante un colloquio, si rischia quasi solamente di non essere richiamati, la questione cambia totalmente in situazioni ufficiali come un concorso, definito un vero e proprio atto pubblico.

Questo perché stiamo dichiarando il falso di fronte ad un pubblico ufficiale, ovvero un individuo “che esercita una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa”.
Tra i pubblici ufficiali troviamo sicuramente le forze dell’ordine, ma anche i controllori, i magistrati, gli avvocati e anche chi si occupa di concorsi pubblici.

Dichiarare il falso nei concorsi pubblici: cosa si rischia

Per trattare l’argomento, dobbiamo fare riferimento all’art. 495 del Codice Penale, che afferma:

“Chiunque dichiara o attesta falsamente al pubblico ufficiale l’identità, lo stato o altre qualità della propria o dell’altrui persona, è punito con la reclusione da uno a sei anni”.

Inoltre, si afferma che la reclusione non può essere inferiore a due anni, in due casi:

  • Se si mente riguardo al proprio stato civile;
  • Se si mente sulla propria identità, sul proprio stato o sulle proprie qualità personali.

La legge, quindi, parla chiaro. Proprio per questo, mentre si compila una domanda per un concorso pubblico, è importante prestare grande attenzione alle informazioni che inseriamo e non falsificare mai i propri dati, specialmente quelli relativi alla propria istruzione e alle esperienze lavorative pregresse.

Dichiarare il falso nei concorsi pubblici: la buona fede e i precedenti

dichiarare il falso nei concorsi pubbliciOvviamente bisogna sempre valutare ogni caso singolarmente.

Ad esempio, se commettiamo uno sbaglio, bisogna valutare anche la buona fede dell’errore. In alcuni casi, non saremo obbligatoriamente accusati di dichiarare il falso o di essere esclusi in sede di concorso.

Tra i precedenti, troviamo la sentenza n. 2502 del 13/11/2019 del Tribunale di Brindisi.
La ricorrente aveva partecipato ad un concorso pubblico per soli titoli, indetto dalla Provincia di Brindisi e riservato solo a soggetti affetti da disabilità.

Al momento della compilazione della domanda, aveva erroneamente dichiarato di aver avuto un rapporto di lavoro di 18 ore a settimana, invece delle 6 ore contrattualizzate realmente.
Quando ci sono stati i controlli, l’Amministrazione aveva riscontrato l’errore, procedendo all’esclusione della candidata, collocata in terza posizione nelle graduatorie.

La candidata ha fatto ricorso al Tribunale di Brindisi, lamentando la violazione dell’art. 75 DPR n.445/00, ritenendo la sua esclusione dal concorso illegittima, poiché la falsa dichiarazione era relativa solamente ai titoli vantati, senza incidere sul possesso dei requisiti per l’accesso alla selezione.
Il Tribunale di Brindisi ha ritenuto fondata la tesi della candidata, giudicando irrilevante la falsa dichiarazione, poiché attenente solo ai titoli e non ai requisiti.

Perciò, secondo le recenti sentenze, la decadenza di ammissione al concorso pubblico avviene solamente se la falsa dichiarazione tocca dati decisivi per l’assunzione (come i titoli di studio) e non altri titoli.

In caso di falsa o erronea dichiarazione di titoli in una domanda di concorso, invece, è intervenuto il Tar del Lazio nella sentenza n.11389, del 24 novembre 2018.

Nel caso specifico, il candidato aveva dichiarato di essere in possesso del titolo di patente europea per computer ECDL, nella versione “Core Full”, invece di “It Security”, di cui era in possesso realmente.

In questo caso, la dichiarazione mendace aveva attribuito un maggiore punteggio al candidato, ma non aveva influito sulla sua ammissione al concorso.

La dichiarazione è stata definitiva come “indicazione erronea” (poiché vista la buona fede) e ha portato ad una rivalutazione della sua posizione in graduatoria, ma non l’esclusione dal concorso.

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Fonte: articolo di redazione lentepubblica.it
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