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Documento su emergenza flussi migratori non programmati

lentepubblica.it • 17 Aprile 2014
Il Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, e la Coordinatrice della Commissione Politiche sociali della Conferenza delle Regioni, Lorena Rambaudi, hanno illustrato la posizione delle Regioni e consegnato al Governo, in sede di Conferenza Unificata, la seguente nota congiunta Anci, Upi e Conferenza Regioni sull’emergenza flussi migratori non programmati:
EMERGENZA FLUSSI NON PROGRAMMATI – DOCUMENTO DI INDIRIZZO
La situazione in corso, da ultimo rappresentata al Tavolo di coordinamento nazionale presso il Ministero dell’Interno del 10 aprile u.s., riguarda un numero altissimo di profughi in arrivo in Italia, 18mila dall’inizio dell’anno, collegata all’operazione Mare Nostrum, iniziativa lodevole e da difendere ma che comporta la necessità di organizzare il sistema di accoglienza in modo da poter rispondere in maniera dignitosa e veloce all’arrivo contemporaneo di numeri estremamente elevati di migranti.
Si tratta di un flusso in ingresso che, attraverso l’Italia, in realtà si dirige verso l’Europa, e pertanto è necessario che il Governo italiano attivi tempestivamente un serrato confronto con l’Unione Europea affinché sia condivisa una strategia comune di accoglienza ed integrazione, valorizzando gli strumenti già oggi disponibili, ed adeguando le normative, con particolare riferimento al Regolamento Dublino III.
La situazione che oggi i territori rappresentano è di grande allarme e preoccupazione per le modalità di gestione dell’emergenza di queste ultime settimane.
Si fa presente che tale gestione sta determinando comunque l’utilizzo di risorse finanziarie, con gravi criticità che attengono alla bassa qualità dei servizi alla persona attivati, anche in relazione alla necessità di garantire adeguati screening sanitari delle persone in arrivo da parte delle ASL, a tutela delle persone stesse e della popolazione tutta. Ciò non fa che suscitare allarme nei territori, determinando fibrillazioni nella popolazione invece di veicolare le accoglienze nell’ambito di un sistema protetto e consolidato.
In questo contesto, e nella piena consapevolezza della gravità della situazione, riteniamo che sia necessario ed urgente mettere in campo interventi di tipo strutturale, in un contesto di leale collaborazione fra i livelli istituzionali. La gestione dell’accoglienza diffusa, tramite le Prefetture e senza il coinvolgimento dei territori, sta infatti creando disagi e tensioni che, non tenendo in dovuto conto il metodo proficuamente costruito a seguito della Emergenza Nord Africa, mettono a rischio la tenuta complessiva dell’intero sistema di accoglienza.
 
Metodo
Non intendiamo mettere in discussione il ruolo delle Prefetture ma riteniamo necessario che le misure siano concordate nell’ambito dei “Tavoli di coordinamento regionali presieduti dai Prefetti delle province capoluoghi di Regione” (così previsti dall’intesa sancita in Conferenza Unificata lo scorso luglio 2013) e di concerto con le Regioni e i Comuni (i tavoli dovrebbero funzionare come unità di coordinamento permanente in grado di operare per far fronte alle emergenze).
Costi
Poniamo, inoltre, il tema della copertura dei costi dell’emergenza, della prima accoglienza  e dei posti del circuito SPRAR, già approvati con il recente bando e la rilevante questione dell’equilibrio territoriale nell’assegnazione dei migranti. A tutt’oggi sarebbe prevista una copertura solo sino a giugno per il totale dei posti disponibili dopo il nuovo bando (circa 20 mila), si chiede pertanto certezza sullo stanziamento da parte dell’Economia.
Il Tavolo di coordinamento nazionale, cui partecipano rappresentanti dei vari livelli di governo nazionale e locale, sia nel luglio 2012 che nel settembre 2013, ha condiviso in due intese approvate in Conferenza Unificata una serie di obiettivi e strumenti finalizzati a una strutturata e sistematica presa in carico dei richiedenti asilo in arrivo nel nostro Paese.
In coerenza con il quadro complessivo definito da tali intese, la rete SPRAR è stata ampliata da 3mila a 20mila posti. Tuttavia, si tratta di un percorso incompiuto, in quanto i 6500 posti aggiuntivi non sono stati ancora attivati. La rete è pertanto ferma a 13.000, ciò che è difficilmente comprensibile di fronte a un numero crescente di sbarchi.
Siamo ovviamente consapevoli che i numeri delle persone in arrivo dallo scorso anno e le urgenze da questi determinate stiano richiedendo soluzioni immediate, tuttavia queste soluzioni non possono che poggiare sul sistema già concordato e definito in sede istituzionale.  Gli stessi Comuni oggi interessati dalla distribuzione delle persone in accoglienza sulla base delle decisioni delle Prefetture chiedono di utilizzare prima di tutto i posti per i quali hanno già dato disponibilità in sede di bando.
Questi i punti essenziali per ritornare a una gestione ordinaria e di sistema:
Ciò premesso, si chiede di definire con urgenza un Piano Nazionale, imperniato sul sistema di accoglienza SPRAR, declinato per step di attuazione successivi a seguito di potenziali flussi di arrivi non programmati, secondo una equa distribuzione per ambiti regionali che preveda:
  1. L’attivazione immediata dei 6.500 posti aggiuntivi su cui i comuni hanno già dato la loro disponibilità in sede di bando SPRAR.
  1. Di effettuare ulteriori ampliamenti della rete SPRAR, anche immediati, attraverso lo stanziamento di risorse certe e subito disponibili: lo SPRAR deve rimanere il perno centrale del sistema di accoglienza nazionaleInfatti gli stessi Comuni rete SPRAR potrebbe essere disponibili ad attivare posti aggiuntivi. Si può prevedere con certezza che la rete ha ulteriori potenzialità di aumento di ricettività, come dimostrano gli aumenti temporanei del 2013.
Le precedenti esperienze, a partire dall’ENA, ci dicono che più le accoglienze sono inserite nell’alveo della rete SPRAR e migliori sono i risultati in termini di:
a)   monitoraggio costante e dettagliato del sistema di accoglienza (attraverso la banca-dati SPRAR);
b)   omogeneità e qualità dei servizi di accoglienza, definiti dalle linee guida dello SPRAR che i progetti sono obbligati a rispettare;
c)   contenimento e maggior efficienza della spesa (ogni opzione di accoglienza diversa dallo SPRAR sperimentata finora è più costosa e meno efficiente);
d)   presa in carico delle persone con particolari vulnerabilità, che altrimenti ricadono sui territori senza gli strumenti necessari per affrontarli;
e)   migliori risultati in termini di integrazione socio-lavorativa, grazie al modello di accoglienza diffusa che evita la concentrazione di grandi numeri di persone in accoglienza nelle aree metropolitane.
  1. Che il reperimento di ulteriori posti in accoglienza preveda comunque l’applicazione delle modalità di funzionamento e gestione previste dalle linee guida dello SPRAR, e sempre nel quadro di una concertazione con gli Enti locali del territorio coinvolto.
  2. Di individuare e attivare dei centri di prima accoglienza aventi funzioni intermedie fra le attività immediatamente successive all’arrivo e l’inserimento nei progetti individualizzati SPRAR, di piccole dimensioni (HUB), diffusi sul territorio nazionale, efficaci sia in termini di servizi di informazione e assistenza legale e di prima integrazione, sia in termini di efficacia del collegamento con la rete SPRAR.
  3. Evitare in ogni caso l’attivazione di posti straordinari senza il coinvolgimento diretto degli enti locali, che si ritroveranno di fatto competenti per l’attivazione dei servizi alla persona, con particolare riferimento alle aree metropolitane, già meta di molti richiedenti e titolari di protezione che le raggiungono autonomamente o che permangono su detti territori anche da precedenti “emergenze”.
Ridurre i tempi di attesa e di definizione dello status, e quindi intervenire anche sulla norma al fine di attivare immediatamente nuove Commissioni territoriali, almeno una per ogni centro di prima accoglienza (hub), nonché accelerarne e potenziarne l’efficienza, anche al fine di accelerare il turn over nelle strutture, che vedono oggi una percentuale elevata di richiedenti asilo rispetto ai titolari di protezione.
Ricondurre a una governance di sistema la presa in carico dei minori stranieri non accompagnati, attraverso:
a)   l’attivazione di strutture di primissima accoglienza ad alta specializzazione, che accolgano i minori in fase di sbarco, attivando essenzialmente, in max. 60 gg., identificazione, accertamento dell’età, accertamento dello status, anche al fine di accelerare l’eventuale ricongiungimento con partenti presenti anche in altri Pesi dell’UE;
b)   l’attivazione di un Sistema che governi le accoglienza di msna, a carico dello Stato (trattandosi di tematica afferente l’immigrazione) al quale i Comuni aderiscano volontariamente e responsabilmente,attraverso un progetto di accoglienza che risponda a Linee guida condivise che valorizzino tutte le modalità di accoglienza (compreso l’affidamento familiare e gli appartamenti per l’autonomia) condividendo modalità operative uniformi che possano garantire standard di tutela omogenei su tutto il territorio nazionale (anche con l’obiettivo di calmierare complessivamente i costi delle rette).
  1. E’ necessario, infine, rinforzare una collaborazione stretta con gli organismi europei, anche al fine di:
a)   individuare una strategia comune nella semplificazione dei percorsi di ricongiungimento familiare in condizioni di sicurezza, al fine di scongiurare l’utilizzo di altri canali del circuito illegale;
b)   attivare congiuntamente meccanismi che permettano di individuare precocemente il possibile status dei richiedenti protezione, anche prima della partenza, nel momento in cui si attivano focolai di crisi, al fine di prevenire gestioni emergenziali.
c)   introdurre la possibilità, non prevista oggi dal Regolamento Dublino III, che almeno una parte delle persone a cui viene riconosciuta una protezione internazionale in un Paese possa essere distribuita tra gli altri Paesi, tenendo in considerazione aspetti oggettivi (capacità economica e di bilancio, situazione del mercato del lavoro, numero di domande di asilo ricevute) e aspetti soggettivi (legami familiari, culturali, linguistici degli interessati con alcuni Paesi).
FONTE: Conferenza delle regioni e delle province Autonome (www.regioni.it)
immigrazione-integrazione
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