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Enti locali: affrontare le sfide della libera circolazione

lentepubblica.it • 12 Febbraio 2014

Oltre 14 milioni di cittadini dell’UE risiedono in uno Stato membro diverso da quello di origine, beneficiando del diritto di libera circolazione, cioè della possibilità di vivere, lavorare e studiare ovunque all’interno dell’Unione, sancito nei Trattati europei. La libera circolazione dei cittadini rappresenta una componente essenziale del mercato unico stimolando la crescita economica e consentendo alle persone di viaggiare, effettuare acquisti e lavorare a livello transfrontaliero, con benefici anche per le imprese, che hanno la possibilità di assumere personale attingendo da un più ampio serbatoio. Per migliorare e rafforzare tale diritto l’Ue ha individuato una serie di elementi su cui sviluppare azioni, tra questi le esigenze delle autorità locali, che dovrebbero poter condividere le migliori prassi a livello europeo per applicare le regole sulla libera circolazione. La Conferenza dei sindaci e rappresentanti di autorità locali che si è riunita ieri, 11 febbraio, a Bruxelles, ha avuto esattamente questo obiettivo ed è stata inoltre occasione per i partecipanti per discutere dei problemi di inclusione sociale a livello locale collegati alla libera circolazione. Nel corso della conferenza è stato anche presentato uno studio condotto dalla Commissione europea sull’incidenza della libera circolazione dei cittadini a livello locale che esamina in particolare la situazione in sei città dell’UE scelte per la composizione multinazionale della loro popolazione (Barcellona, Dublino, Amburgo, Lille, Praga e Torino), ed individua per ognuna alcuni esempi di migliori prassi per affrontare le sfide potenziali della libera circolazione. Da quanto emerge dallo studio i cittadini dell’UE si trasferiscono in altri Stati dell’Unione soprattutto per lavorare e sono in media più giovani; i nuovi arrivati contribuiscono a colmare le lacune del mercato del lavoro locale, a far crescere i nuovi settori e a controbilanciare l’invecchiamento demografico. Inoltre spesso accettano lavori al di sotto delle loro qualifiche, possono essere pagati di meno e non sempre godono di pari opportunità di accesso a alloggi e istruzione.

FONTE: Aiccre (Associazione italiana dei Comuni e delle Regioni d’Europa)

AUTORE: Lucia Corrias

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