Esenzione Ticket: UIL, inopportuno rivedere criteri

lentepubblica.it • 15 Gennaio 2015

L’ipotesi di rivedere le esenzioni dei Ticket sanitari è scellerata e inopportuna, in quanto si vorrebbe far pagare chi negli ultimi anni non ha avuto benefici fiscali: i pensionati e i disoccupati.

Nel 2013  “l’incasso” delle ASL per i Ticket sanitari è stato quasi di 1,5 miliardi di euro. Cifra  che se  spalmata su tutta la popolazione equivale appunto a 24 euro medi l’anno, con punte di 44 euro medi in Val D’Aosta; 38 euro in Friuli Venezia Giulia; 36 euro in Toscana; 35 euro nelle Marche; 34 euro in Veneto ed Emilia Romagna.

Decisamente meno in Campania (7 euro medi l’anno pro capite); 8 euro in Sicilia; 14 euro in Sardegna; 16 euro in Puglia; 18 euro in Calabria. Mentre il gettito in valori assoluti in Lombardia è di 267 milioni di euro; in Veneto di 167 milioni di euro; inEmilia Romagna di 150 milioni di euro; nel Lazio di 138 milioni di euro; inPiemonte di 137 milioni di euro.

La UIL, dichiara Guglielmo Loy – Segretario Confederale della UIL – aveva già denunciato il rischio di un aumento di “ balzelli”  per i cittadini, per far fronte ai tagli, di 4 miliardi, ai Bilanci delle Regioni operati dalla Legge di Stabilità. Tanto da farci dire, commenta Loy, che cambia la forma ma non la sostanza.

Infatti, da una nostra prima analisi –  continua Loy – già alcune Regioni hanno rimodulato le aliquote delle Addizionali Regionali IRPEF.”

In particolare il Piemonte, il Lazio, l’Abruzzo, la Liguria hanno rimodulato in alto le aliquote per alcuni scaglioni di reddito; la Puglia, la Toscana, la Campania hanno mantenuto le aliquote dello scorso anno;l’Emilia Romagna le ha rimodulate inserendo l’aliquota marginale che porterà piccoli risparmi; la Lombardia ha penalizzato dello 0,1% i redditi sopra i 75 mila euro.

In Piemonte, per i redditi sopra ai 28 mila euro si applicherà un’aliquota del 2,75% a fronte del 2,13% dello scorso anno; per i redditi sopra i 55 mila euro il 3,32% (lo scorso anno il 2,325%); sopra i 75 mila euro si pagherà il 3,3% (lo scorso anno il 2,33%).

Nel Lazio, al momento, gli aumenti delle aliquote al 3,33% (lo scorso anno il 2,33%), riguardano tutti i redditi sopra i 28 mila euro, a meno che la Giunta non presenti una proposta per esentare i redditi fino a 35 mila euro entro il 30 aprile.

In Liguria, per i redditi fino a 15 mila euro, si pagherà l’1,23% (come lo scorso anno); per i redditi fino a 28 mila euro si pagherà invece l’1,81% (lo scorso anno l’1,23%); per i redditi fino a 55 mila euro si pagherà il 2,315% (1,73% l’aliquota dello scorso anno); per i redditi fino a 75 mila euro si pagherà il 2,32% (1,73% lo scorso anno); oltre i 75 mila euro si pagherà il 2,33% (1,73% lo scorso anno).

In Abruzzo, anche per i redditi fino a 28 mila euro, si pagherà l’1,73%; mentre in Lombardia verranno penalizzati soltanto i redditi oltre i 75 mila euro.

Il Governo, conclude Loy,  è, di fatto corresponsabile di questo possibile rischio di aumento delle tasse e non può far finta che la questione non lo riguardi. Si deve evitare il bis della telenovela della Tasi che ha prodotto solo sconcerto e danno ai contribuenti.

 

 

FONTE: UIL – Unione Italiana del Lavoro

 

 

 

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