FIPE, anche i bar dei circoli devono pagare le tasse

lentepubblica.it • 13 Luglio 2018

fipe-bar-circoliFipe: “Giusto che anche i bar dei circoli paghino le tasse”.


“Sono anni che aspettiamo. L’Ordinanza della Cassazione riconosce un principio sacrosanto per il quale ci siamo sempre battuti, quello dello ‘stesso mercato stesse regole’. Una regola semplice, banale nella sua elementare comprensione, che tuttavia nella ristorazione non viene applicata. Fino ad oggi esistevano due piani, quello di chi fa ristorazione rispettando tutte le normative fiscali e quello di chi, come alcuni circoli culturali, sociali e ricreativi che agiscono in condizioni di “extraterritorialità”, sono esentati dalle leggi applicate per tutti gli altri operatori.

 

Questa ordinanza chiarisce che le attività di somministrazione dietro pagamento di corrispettivi specifici, anche se rivolte esclusivamente ai soci, nulla hanno a che vedere con i fini istituzionali perseguiti da questi enti. Pertanto, è logico quanto sostenuto dalla Cassazione, per cui agli enti non commerciali possono essere riconosciuti i vantaggi fiscali esclusivamente per le attività strumentali al raggiungimento dei propri fini istituzionali”. Questa la posizione espressa da Aldo Mario Cursano, Vice Presidente Vicario di Fipe – Federazione Italiana Pubblici Esercizi in merito alla recente Ordinanza n. 15475 della Corte di Cassazione sezione Tributaria, che ha individuato i presupposti per qualificare l’attività di somministrazione da parte di un ente non lucrativo come non commerciale.

 

“Il nostro obiettivo non è penalizzare i circoli, ma tutelare i consumatori e garantire una concorrenza leale nel settore, ed è giusto che chiunque voglia somministrare del cibo e delle bevande dietro compenso lo faccia nel rispetto degli stessi diritti e degli stessi doveri”, ha concluso Cursano.

 

Per la Cassazione solo le prestazioni ed i servizi che realizzano le finalità istituzionali, senza specifica organizzazione e verso il pagamento di corrispettivi che non eccedano i costi di diretta imputazione, non vadano considerate come compiute nell’esercizio di attività commerciale e, quindi, come non imponibili, mentre ogni altra attività espletata dagli stessi soggetti deve ritenersi rientri nel regime impositivo.

 

Fonte: Confcommercio
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