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Frontalieri: una mobilità nell’UE sempre più complicata

lentepubblica.it • 8 Gennaio 2015

Pubblicato dalla Commissione europea un documento che illustra le principali difficoltà in ambito comunitario.

La Commissione europea ha messo a punto un report con una panoramica delle regole fiscali a cui sono sottoposti i lavoratori frontalieri. Le attività e gli spostamenti all’estero comportano una serie di sfide dal punto di vista fiscale per i singoli contribuenti persone fisiche coinvolti e alle volte anche per i datori di lavoro. Il contribuente, nel momento in cui si trasferisce o lavora all’estero, deve seguire le diverse regole e pratiche fiscali del nuovo Paese in cui vive. Queste regole devono essere considerate dai contribuenti nel caso in cui non siano stati conclusi accordi transfrontalieri dagli Stati Membri coinvolti.

Dall’analisi ai suggerimenti
Al momento la Commissione europea sta lavorando per raccogliere informazioni sulle procedure delle amministrazioni fiscali nazionali dell’UE per gestire i casi fiscali transnazionali. L’obiettivo di questo report, alla luce dei problemi legali ed economici causati dagli ostacoli fiscali nell’ambito delle attività frontaliere, è quello di fornire prova di questi ostacoli e di offrire dei suggerimenti per rimuoverli e aumentare così la mobilità nell’Unione Europea.

Il report mette a fuoco i problemi fiscali per le attività oltre confine
Nello studio della Commissione, gli ostacoli di tipo fiscale sono stati individuati per le singole persone che si trasferiscono o lavorano oltre confine, all’interno della Ue. Molti di questi ostacoli nascono da procedure delle amministrazioni fiscali degli Stati membri. Inoltre, anche le differenti interpretazioni dei trattati e la completa autonomia degli Stati Membri a imporre tasse dirette possono costituire dei problemi.
I principali ostacoli sono: mancanza di informazioni rilevanti, barriere linguistiche, moltitudine di dichiarazioni fiscali da compilare, mancanza di chiarezza di alcune procedure all’interno degli Stati Membri, poca dimestichezza delle amministrazioni fiscali con l’utilizzo degli strumenti informatici e di internet. In aggiunta, l’assenza di un ufficio fiscale dedicato ai contribuenti stranieri e non residenti, le difficoltà ad ottenere agevolazioni in caso di doppia imposizione, e in particolare quando l’altro Stato non emette alcun avviso di liquidazione, la mancanza di accordi bilaterali e multilaterali (oltre ai trattati fiscali).

Perché i lavoratori incontrano ostacoli fiscali transnazionali
Per comprendere meglio i problemi che devono fronteggiare i lavoratori frontalieri, è necessario comprendere le regole base della tassazione internazionale. Alcuni principi generali di tassazione possono essere applicati nella maggior parte dei Paesi. Esempi includono la tassazione del reddito mondiale per i residenti o la tassazione dei redditi prodotti nello Stato dagli stranieri.  Sintetizzando, l’ordinamento guarda in primo luogo al collegamento soggettivo, tassando dunque i redditi ovunque prodotti dai residenti (principio dell’utile mondiale); se il collegamento soggettivo viene a mancare, poiché il soggetto è residente all’estero, allora si ripiega sul collegamento oggettivo, cioè il luogo di produzione del reddito (principio della fonte). Lo Stato dove la persona risiede di solito è indicato come Paese di residenza, mentre quello dove lavorano, se diverso, è indicato come Paese ospitante. In molti casi, la tassazione del lavoratore che lavora oltre confine è una questione di determinazione del Paese di residenza, della fonte di reddito, e di applicazione delle regole fiscali di ogni Paese per stabilire l’ordine di tassazione e l’interazione tra i due Paesi.

 

 

FONTE: Fisco Oggi – Rivista Telematica dell’Agenzia delle Entrate

AUTORE: Claudia Scardino

 

 

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