GDPR ancora in fase di transizione: 5 consigli per le PMI

lentepubblica.it • 24 Aprile 2019

gdpr-fase-di-transizione-consigli-pmiDa quando il Regolamento europeo per la tutela dei dati personali è entrato in vigore, cittadini e responsabili del trattamento dei dati sembrano essere tornati ad occuparsi con rinnovata attenzione di un tema caldo quale quello dell’RGPD (anche noto con l’equivalente acronimo inglese GDPR).

Stiamo parlando di un tema che, a prima apparenza, potrebbe sembrare destinato all’uso ed al consumo di pochi addetti ai lavori, ma che, in realtà, tocca da vicino tantissimi di noi: ad esempio chiunque lavori in comunicazione, gestisca o utilizzi siti e addirittura chiunque sia abituato a veicolare una qualsivoglia forma di contenuto attraverso app per smartphone e/o tablet. Insomma, sono davvero molte più di quanto non si potrebbe immaginare le situazioni, professionali e non, in cui è fondamentale adeguarsi al GDPR, per tutelare sia la propria clientela che la propria persona e/o attività. Ecco perché oggi daremo un’occhiata proprio al GDPR ancora in fase di transizione, provando a fornire 5 consigli per le Piccole e Medie Imprese (per nominarle utilizzeremo ancora una volta un acronimo, in questo caso “PMI”).

LA SITUAZIONE ATTUALE

La premessa necessaria è che ad oggi c’è ancora una discreta confusione quando si parla di GDPR. Confusione che sta portando, in diversi casi, ad una certa tolleranza quando si parla di verifiche e sanzioni, soprattutto nel momento in cui ad essere coinvolte sono le strutture più piccole e meno organizzate. Al contrario tutti coloro che muovono grandi quantità di informazioni devono assolutamente prestare attenzione al regolamento; stesso discorso per coloro che hanno a che fare con informazioni particolarmente delicate quali ad esempio abitudini sessuali, opinioni politiche o, più in generale, per coloro che hanno a che fare con dati di carattere biometrico e genetico.

ALCUNE INFORMAZIONI PRATICHE

Vediamo dunque in cosa consistono alcuni dei requisiti richiesti quando si parla di Regolamento europeo per la tutela dei dati personali. Ad esempio, i siti web sono sempre e comunque tenuti a predisporre una privacy policy ed una cookie policy: questo vuol dire che le PMI sono tenute a descrivere i dati personali raccolti e le finalità del trattamento, oltre che ad elencare i servizi di terza parte con cui vengono condivisi i dati di cui sopra. Al contrario, le app necessitano di una sola privacy policy, non facendo utilizzo di cookie. Chiunque non si adegui a quanto detto rischia che funzionari governativi intentino causa o chiedano un risarcimento civile ai danni dell’attività in questione. Più in generale, l’inosservanza del GDPR può portare a sanzioni che arrivano fino a 20 milioni di euro o, in alternativa, fino al 4% del fatturato mondiale annuo (viene semplicemente selezionato il valore maggiore dei due descritti).

QUALI SOLUZIONI?

Una soluzione può essere individuata in un generatore di privacy e di cookie policy, che permette di scegliere tra oltre 600 diverse clausole pre-configurate, disponibili in ben 8 lingue: una base di partenza spaventosamente ampia, che comunque non vi preclude la possibilità di aggiungere ulteriori clausole personalizzate nel momento in cui non troviate quello che state cercando. Per ottenere un generatore di privacy e di cookie policy è sufficiente ricorrere ad un operatore del settore GDPR e saranno loro a garantire la validità del modello pre-configurato. Inoltre spesso e volentieri viene messa a disposizione del cliente la possibilità di gestire più documenti, siti web ed app tramite un’unica dashboard, in modo da monitorare, modificare ed aggiornare le proprie policy in maniera tanto rapida quanto semplice. Ultimo, ma non ultimo degli aspetti vantaggiosi di questo tipo di servizi la compatibilità: questo vuol dire che le policy pre-configurate saranno ottimizzate appositamente per essere in linea con i diversi requisiti specifici dei principali app store sia per web che per mobile.

 

Fonte: articolo di redazione lentepubblica.it
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