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Governo: nel cantiere dei Mille Giorni gli 80 euro sono soltanto l’inizio

lentepubblica.it • 17 Settembre 2014

Il presidente del Consiglio ha illustrato, prima alla Camera e poi al Senato, il programma di legislatura. “Alla fine dei mille giorni il fisco dovrà essere meno caro e più semplice. La scelta degli 80 euro è la prima scelta di riduzione. Certo non sono andati a tutti, potremmo e dovremmo fare di più. Ma abbiamo iniziato”.

“Alla fine dei mille giorni il fisco dovrà essere meno caro e più semplice. Abbiamo già iniziato con il provvedimento degli 80 euro, che noi rivendichiamo con forza perché ridà potere d’acquisto al ceto medio che è stato bombardato. La scelta degli 80 euro è la prima scelta di riduzione del fisco. Certo non sono andati a tutti, potremmo fare di più, dovremmo fare di più, certo. Ma abbiamo iniziato”: sono parole del premier Matteo Renzi nell’Aula della Camera durante l’informativa sui ‘mille giorni’. Il presidente del Consiglio ha dunque portato in Parlamento, prima alla Camera e poi al Senato, il programma di legislatura, indicando nel febbraio 2018 la scadenza naturale del governo. Per Renzi i “mille giorni” non sono “un tentativo di dilazione” ma “l’ultima chance per l’Italia dopo aver perso tanto tempo”. Non perché, ha avvertito, “abbiamo paura” di elezioni anticipate ma perché bisogna “rimettere in pista” l’Italia con riforme che devono marciare “insieme”, dalla legge elettorale a quella del lavoro. Ma vediamo in sintesi ciò che ha detto Renzi in Parlamento.

AVANTI FINO AL 2018. E’ una lettura “grottesca e persino ridicola” quella di chi ha dipinto il cambio di passo del governo come “una dilazione, un prendere tempo”. Al contrario i Mille giorni sono “il cartellone di recupero” perché “l’Italia ha interrotto la caduta ma non basta, non è sufficiente”. O ce la fa il governo o “perde l’Italia” visto che in gioco non è tenere “in piedi la carriera di un singolo parlamentare o di un membro governo ma l’Italia”.

PRONTO A PERDERE CONSENSO PER FARE RIFORME. Matteo Renzi mette in gioco se stesso per riuscire a realizzare le riforme: pur non temendo le elezioni anticipate, il premier andrà avanti fino al 2018 perché la vera posta in gioco eè tornare a far crescere il Paese “reimpostando e rovesciando la scommessa politica e economica di questo paese”.

RIFORME TUTTE INSIEME, NO AL ‘BENALTRISMO’. Le riforme “o si fanno tutte insieme o non si porta a casa il cambiamento”. Le riforme istituzionali quindi devono viaggiare di pari passo a quelle economiche e sociali e chi pratica “il benaltrismo come filosofia politica ignora il dato di fatto che non si esce con il passo della tartaruga da 20 anni di stagnazione”.

SUBITO LEGGE ELETTORALE, MA NO URNE. Dopo aver vinto, con il primo via libera alla riforma del Senato, l’accusa di aver fatto “il primo golpe con la moviola della storia del Paese”, il governo ora farà viaggiare sia la riforma istituzionale sia la legge elettorale che “va fatta subito”. Non per andare alle elezioni anticipate, ha chiarito Renzi, ma per “evitare l’ennesima melina istituzionale”. Una riforma che, è l’auspicio, va fatta con il confronto parlamentare “senza bulldozer” ma evitando il rinvio.

PRONTI A DECRETO SU RIFORMA LAVORO. Rivolgendosi a tutto il Parlamento, in particolare alla “sinistra”, Renzi conferma l’acceleratore sulla riforma del lavoro. Al termine dei mille giorni il diritto del lavoro sarà rivoluzionato perché “non c’è cosa più iniqua che dividere i cittadini tra quelli di serie A e quelli di serie B” e va superato un “mondo del lavoro basato sull’apartheid”. Il problema non è il reintegro legato all’articolo 18 ma la semplificazione della giungla delle regole e, o il Parlamento lavora, “altrimenti siamo pronti anche a intervenire con misure di urgenza”.

UE. Il premier evita di aprire lo scontro con i rigoristi europei e non fa cenno ai vincoli europei da rispettare. Ma insiste perché la crescita torni al centro: “Siamo pronti a investire bene i 300 miliardi” annunciati da Jean Claude Juncker e di cui “chiederemo conto”. Ma non rinuncia a polemizzare con “le banche d’affari che ci considerano fallite ma sono le stesse che sono fallite e sono state salvate dai nostri fondi”.

AVVISI GARANZIA NON CAMBIANO POLITICA INDUSTRIALE. Il premier sceglie l’aula per difende l’Eni. “Noi aspettiamo le indagini e rispettiamo le sentenze ma non consentiamo ad un avviso di garanzia di cambiare la politica aziendale di questo Paese”, ha sostenuto Renzi ribadendo l’importanza della riforma della giustizia per “cancellare lo scontro ideologico del passato” e ha tirato dritto sulla diminuzione delle ferie dei magistrati. “Non è giusto che ci siano 45 giorni” di chiusura dei tribunali “per un servizio così delicato come la giustizia”.

LEGGE SU DIRITTI CIVILI E RIFORMA RAI. Nel programma di legislatura il premier inserisce anche la necessità di una legge sui diritti civili e la riforma della Rai per sottrarre “la governance alle scelte di un singolo partito”.

 

FONTE: Confcommercio

 

80 euro in various notes. All on white background.

 

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