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Jobs Act: le misure non devono aggravare il “costo della vita” delle imprese

lentepubblica.it • 29 Ottobre 2014

Audizione presso la commissione Lavoro della Camera sulla legge delega lavoro per Rete Imprese Italia: “provvedimento ambizioso che va attuato con il contributo delle parti sociali e senza provocare incrementi di costo”. “La riduzione delle forme di contratto contrasta con la realtà del nostro Paese”.

“La riforma del mercato del lavoro è un provvedimento ambizioso che va attuato con il contributo delle parti sociali, non deve in alcun modo provocare incrementi di costo per le imprese e deve salvaguardare le buone pratiche in materia di sostegno al reddito. Inoltre, deve essere assolutamente coerente con le finalità del Ddl Stabilità laddove mira a restituire competitività al sistema produttivo italiano riducendo il costo del lavoro, evitando una sorta di compensazione punitiva in cambio di snellimenti normativi”.

Sono le indicazioni espresse a nome di Rete Imprese Italia da Cesare Fumagalli, segretario generale di Confartigianato e portavoce di Rete Imprese Italia, davanti alla commissione Lavoro alla Camera nel corso di una audizione sulla legge delega lavoro (Jobs act).  Secondo Rete Imprese Italia, gli interventi in materia di ammortizzatori sociali, oltre ad assicurare l’invarianza di oneri per le imprese ed evitare interventi di ‘taglia’ sproporzionata per le pmi, o aumenti di costi che non considerano le specificità dei diversisettori, dovranno preservare le esperienze positive come il fondo di solidarietà bilaterale nell’artigianato che garantisce il sostegno al reddito in caso di crisi aziendali.

Il Jobs Act, rileva ancora Rete Imprese, “deve inoltre essere l’occasione per semplificare gli adempimenti in materia di lavoro, snellire il sistema di vigilanza e ispezione, eliminando duplicazioni e sovrapposizioni, riordinare il sistema sanzionatorio”. “Il riordino delle forme contrattuali ci dà l’occasione per dire che le fattispecie in essere oggi sono quella a tempo indeterminato, determinato e di collaborazione, le altre forme sono varianti o modalità di esecuzione della prestazione”. Per questo “non vediamo come un valore la riduzione ad uno” delle forme di contratto, “che contrasta con la realtà del nostro Paese”, ha aggiunto Fumagalli spiegando di essere favorevole ad un’incentivazione del contratto a tempo indeterminato ma ha avvertito che “il contratto a tutele crescenti non deve scacciare le altre tipologie di contratti in una sorta di contrappasso punitivo”.

Il soggetto unitario di rappresentanza delle pmi e dell’impresa diffusa ha anche espresso “contrarietà rispetto ai destini dei risparmi derivanti dalla cassa integrazione verso altri strumenti di politiche passive. Semmai quei risparmi dovrebbero essere destinati alla riduzione del costo del lavoro”.

Rete Imprese Italia chiede poi di salvaguardare la pluralità di forme contrattuali, anche flessibili, che offrono risposta alle specifiche esigenze organizzative delle imprese. Giudizio sospeso in attesa di maggiore chiarezza sul contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, che, in ogni caso, non dovrà comportare l’introduzione di nuovi costi per le imprese fino a 15 dipendenti. Vanno anche riorganizzate le politiche attive per il lavoro, innovando le modalità con cui vengono gestiti i servizi di collocamento e reimpiego e collegando strettamente gli interventi di sostegno al reddito con le misure di reinserimento nel mercato del lavoro. In particolare, secondo Rete Imprese Italia, è necessario introdurre il principio di condizionalità in base al quale il diritto a percepire trattamenti di sostegno al reddito è condizionato, appunto, all’obbligo di partecipare a iniziative di reimpiego. E i servizi per il lavoro, pubblici e privati, devono rappresentare lo snodo fondamentale con cui concordare e attivare questo nuovo percorso di politiche attive per l’occupazione.

A questo proposito, Rete Imprese Italia sollecita coordinamento e uniformità delle norme in tutte le Regioni e un miglioramento generalizzato della qualità delle prestazioni. Un obiettivo che si può raggiungere creando un’Agenzia nazionale per l’occupazione, partecipata da Stato, Regioni e Province Autonome, alla quale attribuire competenze in materia di servizi per il lavoro per riuscire finalmente a coordinare questo tipo di servizi, pubblici e privati, realizzando così l’integrazione tra politiche attive e passive.

 

 

FONTE: Confcommercio

 

jobs act

 

 

 

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