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La crisi di governo mette a rischio 8 decreti

lentepubblica.it • 17 Febbraio 2014

Come è noto, se un decreto emanato dal governo non viene convertito entro 60 giorni in legge, decade inderogabilmente; peraltro, la sua reiterazione, come ha stabilito la Corte Costituzionale nel ’96, è del tutto illegittima, contrastando evidentemente con il principio dell’assoluta urgenza che motiva i provvedimenti di questo genere.

Ebbene, le dimissioni di Enrico Letta, e il successivo avvicendamento con il futuro premier, provocheranno parecchio trambusto nei palazzi della politica: i tempi tecnici necessari peri passaggi di consegne, oltre ai riposizionamenti vari e alle strategie partitiche, si ripercuoteranno inevitabilmente sui lavori parlamentari. Con il rischio che alcuni decreti decadano senza essere votati dalla Camere.

Sono otto in tutti quelli che potrebbero estinguersi. Anzitutto, il Milleproroghe, all’esame di Montecitorio è in scadenza al 28 febbraio. Il decreto Destinazione Italia (che contiene, tra le altre cose, la normativa sulla compensazione tra debiti fiscali e crediti verso le Pubbliche Amministrazioni), attende l’approvazione del Senato, ma c’è tempo fino al 21 febbraio. Il decreto sul finanziamento pubblico ai partiti è stato approvato il 12 febbraio dal Senato e attende il via libera definitivo dalla Camera. Il decreto carceri, che introduce la figura del Garante delle carceri, peni detentive alternative e la derubricazione di alcuni reati, dovrà essere convertito anch’esso entro il 21 febbraio dal Senato.

Il Salva-Roma-bis, invece, deve essere ratificato entro il 28 febbraio. Il 16 gennaio 2014, inoltre, il governo ha varato un decreto di proroga della nostre missioni militari internazionali, che dovrà essere ratificato entro il 17 marzo. Il 23 gennaio è stato licenziato un decreto di proroga degliautomatismi stipendiali del personale della scuola. Il Parlamento ha tempo fino al 24 marzo per tradurlo in legge. Infine, entro il 30 marzo, dovrà essere convertito il provvedimento sulla voluntary disclosure, ovvero il rientro volontario dei capitali o delle attività finanziarie detenuti illegalmente all’estero. La norma, come è stato sottolineato più volte, non equivale ad uno scudo fiscale: non ci sarà alcuno sconto sulle tasse dovute ma, semplicemente, una riduzione delle sanzioni previste.

FONTE: CGIA Mestre

 

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