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La crisi non risparmia nemmeno a Pasqua il settore della ristorazione

lentepubblica.it • 1 Aprile 2015

ristoranteLa consueta indagine del Centro Studi della Fipe prevede una diminuzione dell’11% nella domenica di Pasqua e di circa il 15% a Pasquetta. I clienti saranno circa 6,4 milioni, per una spesa totale di 264 milioni di euro, mentre i ristoranti in attività saranno il 92% contro il 94% dello scorso anno.

 

Flessione in vista per il numero dei clienti dei ristoranti nei giorni di Pasqua. È quanto emerge dall’ indagine condotta dal Centro Studi della Fipe presso i suoi aderenti. Nel giorno di Pasqua si prospetta in particolare un calo delle presenze dell’11%, mentre per il giorno successivo, solitamente deputato alle gite fuoriporta, la percentuale sale addirittura, sfiorando il 15%.

 

“In questi giorni si sente parlare di ripartenza, di luce in fondo al tunnel: purtroppo questo clima di fiducia non sembra avere ripercussioni positive nel settore della ristorazione. In occasione delle festività pasquali – commenta Luciano Sbraga, direttore del Centro Studi Fipe – gli italiani che festeggeranno fuori casa saranno assai meno dello scorso anno. I motivi principali risiedono anche in fattori indipendenti dalla congiuntura economica, in primis le previsioni meteo non favorevoli e il calendario che quest’anno vede la Pasqua agli inizi di aprile, periodo non ancora spiccatamente primaverile.

 

Tutti fattori che concorrono ad alimentare ancora un senso di incertezza e la poca voglia di recarsi fuori casa”. Analizzando nello specifico i dati della Fipe, é possibile vedere quanto la Pasqua “bassa” incida anche sull’attività dei ristoratori: a fronte di una clientela prevista intorno ai 6,4 milioni, per una spesa totale di 264 milioni di euro, i ristoranti in attività saranno il 92% del totale contro il 94% dello scorso anno.

 

Per il 32% dei ristoratori intervistati la clientela da servire per il pranzo di Pasqua sarà inferiore a quella del 2014, con 3,6 milioni di unità previste, ma non manca un 13% che si mostra più ottimista. La flessione, sottolinea infine Fipe, é data sostanzialmente dagli italiani che restano in città, mentre non sembrano diminuire le presenze straniere.

Fonte: Confcommercio
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