La lezione dei portuali di Trieste

Roberto Recordare • 13 Ottobre 2021

la-lezione-dei-portuali-di-triesteE’ sempre vero che quando il gioco si fa duro, i duri scendono in campo e solo loro possono farlo.

I portuali di Trieste hanno dichiarato uno sciopero ad oltranza dal giorno 15 ottobre,  perché non accettano la discriminazione che subirebbero alcuni lavoratori che  hanno fatto la scelta di non vaccinarsi. Per questo decidono di scioperare compatti e solidali tutti i portuali a prescindere se in possesso del green pass o meno, per  solidarietà verso i loro colleghi che hanno fatto una scelta, teoricamente libera, diversa.

La Circolare del Ministro Lamorgese

Il Ministro Lamorgese, dopo una riunione allargata con gli altri ministri e il  presidente del Consiglio, manda una circolare cercando di trovare un accordo con  i portuali, perché il governo capisce che il blocco del porto potrebbe essere un  grande problema, oltre a poter innescare conseguenze anche negli altri porti. Nella  circolare cercando un compromesso, arriva a proporre di poter riconoscere anche il tampone gratuito per i portuali di Trieste.

Cosa fino ad oggi negata a tutti.

La risposta è lapidaria, ossia i portuali dicono che non cesseranno lo sciopero se  non sarà eliminato il green pass per tutte le categorie di lavoratori e non solo per  loro.

Una risposta semplice, ma che racchiude una montagna di contenuti.

La lezione dei portuali di Trieste

Per cominciare, da una lezione di solidarietà al mondo, sia perché tutti i portuali sono rimasti compatti a prescindere se il problema era personalmente il loro o di  un altro loro collega di lavoro, con quello spirito di gruppo del “tutti per uno e uno  per tutti”, che ormai sembrava smarrito, ma successivamente solidali anche con tutti i lavoratori di qualsiasi comparto di tutta l’Italia.

Un’azione di quelle fatte con  la coscienza che ogni cosa che si fa per noi stessi muore con noi, mentre quella  fatta per gli altri non è solo un segno bello e nobile, ma è qualcosa che rimane nella  storia, perché un giorno qualcuno dovrà ricordarsi dei portuali di Trieste.

Un gesto che racchiude anche il rispetto reciproco verso gli altri lavoratori, forse anche non meritato da questi ultimi.

Dobbiamo ricordare infatti, che quando  tantissime imprese, come ristoratori, albergatori, gente dello spettacolo, ambulanti ed altri venivano messi all’angolo, il popolo degli impiegati della Pubblica  Amministrazione, quelli ritenuti in quel momento col “culo al caldo”, si sono girati  dall’altra parte.

Questo è evidente, sta anche nella cultura di un tipo di persone e di lavoratori. Per  questo di distingue ancora di più l’investimento di solidarietà fatto dai portuali di Trieste, investimento che non può mai fallire, alzando l’asticella con questo grande  insegnamento per tutti, che con la sua semplicità ha un senso etico profondo.

Ma la cosa non si ferma qui, il gesto ha mostrato anche tanta intelligenza piena di  personalità, perché le persone intelligenti trovano le connessioni fra cose diverse e  non diffidano dell’assurdo, tanto da riuscire a leggere meglio di altri, teoricamente  più attrezzati per farlo, il vestito di un ricatto, a guardare dentro le cose, dentro le  persone e dentro i fatti, quindi l’importanza e la conseguenza di una scelta.

Quando si ricorderà l’anno 2021, la maggior parte di noi dimenticherà i nomi di chi  stava al governo, ma quest’anno sicuramente sarà ricordato, come l’anno dei portuali di Trieste.

 

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Fonte: articolo di Roberto Recordare
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