Misure e contromisure del Jobs Act: scontro Governo-Sindacati

lentepubblica.it • 27 Ottobre 2014

D’accordo sul disboscamento delle 46 forme contrattuali, lontani sulla riforma delle tutele previste dallo Statuto dei lavoratori: il Jobs act di Matteo Renzi e il piano straordinario per l’occupazione immaginato dalla Cgil, che punta a tassare la ”grandi ricchezze” presentano qualche affinita’ ma differenze sostanziali su capitoli chiave come quello dell’articolo 18. Ecco i punti principali a confronto.

Art.18 SI’, Art.18 NO – Stando al Jobs act del governo, approvato dal Senato e ora all’esame della Camera, per i nuovi assunti si sancisce l’eliminazione del reintegro per i licenziamenti economici, sostituito dal solo indennizzo. Salvo, come ribadito piu’ volte, la reintegra per i licenziamenti discriminatori mentre per quelli disciplinari si demanda ai decreti delegati. La Cgil e’ contraria: “Mandare tutti in serie B non e’ estendere i diritti”, protesta da mesi il sindacato che appunto vuole ampliare invece le “tutele universali a tutti”.

DAI CO.CO.PRO AI VOUCHER, TROPPE FORME CONTRATTUALI – Questo e’ un punto sul quale in realta’ concordano governo e sindacati. Almeno in teoria. La scelta dell’Esecutivo e’ per un “drastico” riordino delle tipologie contrattuali, con l’abolizione delle forme “piu’ permeabili agli abusi e piu’ precarizzanti”. Il fine e’ definire un Testo organico semplificato dei contratti e rapporti di lavoro. La Cgil punta a un contratto a tempo indeterminato e sicuro, cancellando le forme contrattuali precarie che si sono moltiplicate fino a 46 forme di assunzione.

CAMBIARE MANSIONI SI PUO’ MA SALARIO NON SI TOCCA. Il Jobs act prevede la possibilita’ di cambiare le mansioni del lavoratore in caso di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale su “parametri oggettivi”, per “la tutela del posto di lavoro, della professionalita’ e delle condizioni di vita” ma anche “economiche”, con limiti alla modifica dell’inquadramento. E quindi al demansionamento. Una possibilita’ che non piace al sindacato di Susanna Camusso e neanche alle minoranze Pd, che puntano a cambiare questo capitolo durante l’esame a Montecitorio.

AMMORTIZZATORI, SI CAMBIA – La Cgil punta ad ammortizzatori universali, il piano del governo ha un’ambizione simile. La differenza, sostengono uniti anche in questo caso minoranze Pd e sindacato, e’ la quantita’ di risorse messe a disposizione. Per cambiare marcia davvero servono – vanno ripetendo da mesi – non bastano i fondi stanziati dall’Esecutivo. Stando a quanto annunciato infatti le risorse dovrebbero essere circa 1,5 miliardi ma il timore e’ che si tratti in gran parte dei fondi della Cig in deroga “riciclati”.

 

 

FONTE: Confcommercio

 

 

Lavoro-Jobs-Act-Imc

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