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OCSE, un giudizio sull’Italia: Riforme buone ma occorre fare di più

lentepubblica.it • 26 Febbraio 2016

ocseL’Italia deve “ridurre le barriere alla concorrenza assicurando che le riforme siano pienamente implementate a tutti i livelli, migliorando gli incentivi all’efficienza dei tribunali civili e rendendo più fluide le procedure di bancarotta”. Lo raccomanda l’Ocse. C’è un capitolo dedicato anche all’Italia nel rapporto Ocse presentato in mattinata a Shanghai in occasione del G20 finanziario. Il rapporto «Going for Growth 2016» denuncia la frenata del processo di riforme nelle economie avanzate nel corso del 2015.

 

OCSE: nel caso dell’Italia, serve migliorare l’equità e l’efficienza in materia di istruzione: ciò aumenterebbe l’occupazione tra i giovani lavoratori. Facilitando il ritorno al lavoro per i disoccupati, le politiche attive del lavoro avanzate a lungo termine ridurrebbero i rischi di povertà e di esclusione sociale, riducendo in tal modo le disuguaglianze nell’economia. Ora è necessario “riattribuire e definire chiaramente le competenze tra Stato e governi locali“, garantire una formulazione chiara e inequivocabile della legislazione, supportata da una pubblica amministrazione più efficace, riducendo anche il ricorso ai decreti di emergenza, snellire il sistema giudiziario.

 

L’Italia è tra i paesi che più hanno premuto sull’acceleratore delle riforme nell’ultimo anno, ma restano prioritari gli interventi a favore dell’occupazione, della scuola e nel campo della tassazione. L’ocse evidenzia l’introduzione del Jobs Act, ma sottolinea che nonostante la ripresa dell’economia dopo la pesante crisi, ‘la disoccupazione resta molto elevata, soprattutto tra i giovani, oltre all’alta percentuale di senza lavoro di lungo termine, in entrambi i casi i terzi peggiori dati dell’area Ocse.

 

Un dato negativo evidenziato nel rapporto riguarda l’incongruenza tra titoli di studio e lavoro svolto, qualifiche e attività svolte, per cui i nostri lavoratori sono o troppo qualificati o troppo poco qualificati rispetto al lavoro che svolgono. Il superamento di tale criticità, cioè il riallineamento tra qualifiche e attività svolte, aumenterebbe la produttività,secondo i calcoli dell’OCSE, del 10%.

 

 

 

 

 

Fonte: articolo di redazione lentepubblica.it
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