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Papilloma virus e disinformazione: serve potenziare il ruolo della Scuola

lentepubblica.it • 6 Maggio 2017

papilloma virusIl Censis ha presentato qualche giorno fa un’indagine sull’atteggiamento dei genitori italiani riguardo al Papilloma virus e sulla vaccinazione anti-HPV, dalla quale emerge chiaramente che questi risultano essere ancora molto disinformati e hanno le idee poco chiare rispetto ai rischi che tale virus può avere sulla salute dell’uomo.


 

HPV (Human papilloma virus) è una famiglia che comprende oltre cento ceppi di virus, di cui 40 colpiscono mucose e genitali, 60 causano verruche non genitali. Praticamente il 100% dei tumori del collo dell’utero è causato da questo virus, senza dimenticare i tumori dell’ano e circa la metà di quelli di vulva, vagina e pene, nonché una quota di quelli della gola. Il virus si contrae prevalentemente attraverso rapporti sessuali.

 

L’85,1% dei genitori afferma di sapere cosa sia il Papilloma virus, mentre l’87,4% (di cui il 91,6% sono donne) associa correttamente l’HPV al tumore al collo dell’utero, ma è molto inferiore la percentuale di chi sa che può essere responsabile di altri tumori che riguardano anche l’uomo (47,2%), mentre il 36,6% dei genitori è convinto che si tratti di un virus che colpisce esclusivamente le donne. Le mamme consapevoli che l’HPV è un virus responsabile dei condilomi genitali si è ridotta in modo incisivo, passando dal 43,5% del 2011 al 34,4% del 2017.

 

La domanda che, quindi, bisogna porsi è come possono essere informati in modo adeguato i genitori di oggi. Il ruolo svolto dai media è sempre più rilevante, anche se i professionisti della sanità continuano a mantenere una funzione strategica nell’informazione: il 44,2% dei genitori si è informato sull’HPV attraverso i media tradizionali, il 39,1% ha ricevuto informazioni dal medico, il 30,7% le ha trovate sul web, il 26,2% per mezzo della rete familiare e amicale, il 21,8% attraverso il servizio vaccinale delle Asl. Per quanto riguarda la vaccinazione, invece, è ancora il medico la principale fronte d’informazione (40,8%), seguono i media tradizionali (33,8%), il servizio vaccinale (30,8%), familiari e amici (19,9%) e il web (17%). L’informazione tramite Internet acquisisce nel tempo un peso crescente: passa dal 7,5% al 29,9% per l’informazione sull’HPV e dal 5,2% al 16,6% per la vaccinazione. Si incrementa anche il ruolo informativo del servizio vaccinale, passando dal 22,8% al 34,1% per l’informazione sull’HPV e dal 35,6% al 46,4% per la vaccinazione.

 

A questo punto, va messo in evidenza come sia totalmente assente in questa campagna informativa e di prevenzione, il ruolo dell’istruzione scolastica, unico punto di aggregazione sociale per i ragazzi: la scuola, infatti, dovrebbe rivestire un ruolo determinante nell’informazione ai più giovani e renderli edotti sui rischi e le conseguenze connesse all’HPV. Fare prevenzione a partire dai banchi di scuola, coinvolgendo quanto più possibile anche i genitori degli alunni, rappresenta il metodo più appropriato ed efficace per prevenire in particolare le patologie neoplastiche che, a causa delle fronti di rischio presenti nell’ambiente, degli stili di vita sempre più sbagliati e anche della frequente rinuncia alle vaccinazioni, stanno diventando, un problema piuttosto diffuso: è in questo modo che il vaccino viene demedicalizzato, interagendo adeguatamente con le famiglie.    Il 48,9% dei genitori afferma che le informazioni che circolano al riguardo sono poche e, molto spesso, non chiare, mentre il 32,5% pensa che circolino molte informazioni, ma perlopiù confuse e contraddittorie.

 

Il vaccino è efficace nel prevenire lesioni precancerose nella quasi totalità dei casi: il più importante programma di prevenzione primaria oncologica mai attuato e uno strumento unico per proteggere i propri figli, maschi e femmine. Il 73,8% sa che è disponibile il vaccino contro l’HPV e, tra questi, il 40% sa che si tratta di una vaccinazione indicata sia per le figlie femmine che per i figli maschi di dodici anni. Le figlie femmine vaccinate risultano essere il 56,6%, i figli maschi appena il 7,3%. Il 32% giudica positivamente la vaccinazione con riferimento alla capacità di proteggere dal tumore al collo dell’utero e da altri tumori che possono colpire anche l’uomo, il 24,6% menziona la fiducia nei progressi scientifici, il 20,3% segnala come fattore importante il suggerimento del pediatra.

 

L’atteggiamento nei confronti della vaccinazione contro l’HPV risente del clima culturale oggi meno favorevole ai vaccini. Al 34,4% delle mamme di femmine la vaccinazione è stata espressamente sconsigliata (anche dagli stessi professionisti della sanità): la quota è aumentata rispetto al 2011, quando era il 25,6%. Inoltre, tra i genitori che hanno una elevata fiducia nelle vaccinazioni in generale, il 70,9%, pur non avendo vaccinato i figli, è interessato a farlo contro l’HPV, mentre tra chi si fida poco o per nulla dei vaccini, gli interessati scendono al 20,4%. Tuttavia, anche tra coloro che si fidano abbastanza delle vaccinazioni in generale, la quota di chi è interessato alla vaccinazione anti-HPV sale al 49,1%, segno che i miglioramenti dei livelli di informazione potrebbero fare la differenza. L’88,2% dei genitori è favorevole alla scelta presente nel nuovo Piano vaccinale di estendere la vaccinazione gratuita anche ai maschi di 12 anni: un dato che testimonia un’apertura nei confronti di questa specifica vaccinazione per proteggersi da un virus che può rivelarsi anche letale.

Fonte: Federconsumatori
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