Patrimonio a rischio: furti e traffico illecito di opere d’arte

lentepubblica.it • 8 Ottobre 2021

Patrimonio a rischio: furti e traffico illecito delle opere d’arteIl nostro patrimonio, estremamente vario e diffuso nel territorio, è sempre più esposto al rischio di dispersione a causa di furti e di traffici illeciti.


Definizione di tutela

Secondo la legge italiana, «le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico» nonché «le altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali testimonianze aventi valore di civiltà» sono definite «beni culturali» e, nel loro insieme, sono oggetto di tutela e di valorizzazione da parte dello Stato.

La tutela però non riguarda l’intero patrimonio culturale bensì soprattutto le cose che abbiano più di settant’anni, siano opera di autore scomparso e siano state oggetto di una dichiarazione di interesse storico artistico particolarmente importante (secondo gli artt. 10- 13 del D. Lgs. 42/2004).

Tra le varie fattispecie di illeciti che si possono verificare ai danni del patrimonio culturale, una delle più gravi, perché ci priva di una parte della nostra memoria storica da poter trasmettere alle future generazioni, è il furto.

Il furto di opere d’arte comporta l’appropriazione illecita di beni culturali provenienti da musei, aree archeologiche, biblioteche ed istituti culturali, pubblici o privati e costituisce uno dei principali fattori di rischio per la conservazione del patrimonio storico di una nazione.

Celebri furti d’arte in Italia

Vediamo quali sono le principali tipologie di sottrazione illecita di beni che si sono verificate negli ultimi decenni nel nostro paese, facendo qualche esempio preciso.

  • La Natività di Palermo di Caravaggio

Nell’ottobre del 1969, sparisce nel nulla la pala dipinta da Michelangelo Merisi per l’Oratorio di San Lorenzo a Palermo. La vicenda non è mai stata chiarita ed il dipinto risulta tuttora disperso ma, a causa delle diverse rivelazioni fornite negli anni dai pentiti, il furto potrebbe essere collegato all’ambiente di Cosa Nostra.

In questo caso si è trattato dunque di un furto su commissione per accrescere il prestigio di qualche boss della mafia siciliana.

  • La Pala di Sezze di Orazio Borgianni

Talvolta, per aumentare il profitto e per occultare la sua origine illecita, il bene culturale viene frammentato in più parti ed immesso sul mercato.

È il caso della celebre Pala di Sezze del pittore seicentesco romano Orazio Borgianni che, sottratta dalla sua sede (la chiesa di San Francesco a Sezze), venne smembrata in tanti piccoli dipinti, solo in parte ritrovati e ricomposti.

  • Il furto al Museo di Castelvecchio a Verona

Avvenuto nel novembre del 2015 ad opera di un’organizzazione criminale internazionale dedita al traffico di opere d’arte; il furto interessò 17 quadri, tra cui spiccavano capolavori di Rubens, Bellini, Mantegna e Tintoretto, per un valore di circa 15 milioni di euro.

In questo caso la vicenda ha avuto un lieto fine; grazie alla collaborazione tra il Nucleo Tutela del Patrimonio dei Carabinieri e l’Interpol, circa un anno dopo i dipinti sono tornati al loro posto.

 Trasparenza e tracciabilità dell’opera d’arte: una questione aperta

La mancanza di trasparenza e di regolamentazione nel mercato dell’arte favoriscono senza dubbio le attività illecite; secondo un’analisi dell’Unesco, confermata dalla Direzione Nazionale Antimafia e dai Carabinieri, il traffico di opere d’arte, soprattutto quello riguardante i beni archeologici, genera profitti impressionanti.

Un fattore che influisce in modo determinante è la carenza normativa; il nostro ordinamento infatti non prevede la tracciabilità nella compravendita di oggetti d’arte, come invece è richiesto nei passaggi di proprietà di beni registrati (ad es. gli autoveicoli).

Questo determina due conseguenze e negative, ovvero l’impossibilità di identificare i proprietari e di giustificare la provenienza del denaro utilizzato nella transazione, favorendo il riciclaggio dei proventi derivanti dalle attività criminali.

In un interessante articolo apparso su The Journal of Cultural Heritage Crime, il Prof. Giuseppe Miceli, responsabile dell’Osservatorio Nazionale Antiriciclaggio per l’Arte, ha proposto una soluzione al problema tramite un progetto relativo alla tracciabilità delle opere d’arte.

Secondo l’esperto, occorre innanzitutto un intervento normativo finalizzato all’inserimento degli oggetti d’arte all’interno della categoria giuridica dei beni mobili iscritti nei registri pubblici, con la conseguente istituzione di un Registro dei Titolari di opere d’arte.

I benefici che ne conseguirebbero, si collocano su diversi piani, dal contrasto alle attività criminali al controllo delle opere falsificate; per risolvere il problema della contraffazione, basterà infatti apporre su ciascun bene un contrassegno statale che ne certifichi l’autenticità. Si tratta in poche parole di una sorta di chip stampato dall’Istituto Poligrafico di Stato, che aderirebbe all’iniziativa.

Le informazioni contenute nel chip costituirebbero un database che alimenterà il Registro dei Titolari di opere d’arte.

Al momento si sta procedendo all’elaborazione di una proposta di legge che sarà sottoposta all’attenzione del Parlamento; ci auguriamo che vengano presto messi a disposizione i mezzi giuridici ed operativi per portare a compimento questo interessante progetto.

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Fonte: articolo di redazione lentepubblica.it
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