Piccoli Comuni: occorre cambiare passo sulle Autonomie

lentepubblica.it • 22 Gennaio 2014
Da molte Regioni sono intervenuti ieri in sede Anci i rappresentanti dei piccoli Comuni in occasione della Consulta nazionale e del coordinamento nazionale delle Unioni dell’Associazione.
Numerosi gli argomenti affrontati alla presenza di Mauro Guerra, responsabile nazionale dei piccoli Comuni e di Dimitri Tasso, responsabile per le gestioni associate.
“I Comuni hanno vissuto e vivono una stagione di grande incertezza e sofferenza. Sono da anni esposti ad una legislazione alluvionale e penalizzante delle loro condizioni finanziarie e dei loro margini di autonomia. Da ultimo il pasticcio della mini Imu e il quadro di incertezza, finanziario e normativo sull’assetto dei tributi locali, rimandano alla necessità di una grande mobilitazione per l’Assemblea straordinaria indetta dalla Presidenza dell’Anci a Roma per il 29 gennaio prossimo – alla quale siamo tutti invitati a partecipare. Pur dentro questo difficile quadro, registriamo alcuni significativi segnali di inversione di tendenza rispetto al passato per i piccoli Comuni, frutto innanzitutto della nostra iniziativa e di una maggiore disponibilità del Governo”, ha affermato Guerra riferendosi alle “aperture” ottenute per i piccoli Comuni nella legge di stabilità e nel ddl “Delrio” (la nota di aggiornamento delle norme sui piccoli Comuni)
 “Il sostanziale allentamento dei vincoli del Patto, la proroga dei termini previsti per il completamento delle gestioni associate delle funzioni fondamentali e la permanenza dello strumento della Convenzione insieme a quello dell’Unione, la neutralizzazione delle spese sostenute dal Comune capofila di convenzione, il mantenimento dei Comuni fino a 1000 abitanti fuori del Patto di Stabilità, sono solo alcune delle problematiche che fino a ieri erano fonte di preoccupazione per migliaia di piccoli Comuni”, ha dichiarato Tasso nel corso dell’incontro.
“Certamente stiamo già proseguendo la nostra battaglia su quanto ancora non ha avuto risposta dal Governo e dal Parlamento” – ha ricordato il delegato nazionale dei piccoli Comuni – “l’esclusione totale delle irrazionalità del Patto di stabilità che sta provocando una crisi sempre più crescente nelle economie locali “minori”, la certezza di norme e disponibilità finanziarie, la restituzione di una dimensione dignitosa per le giunte ed i Consigli dei piccoli Comuni, la proroga dei termini previsti per la costituzione delle Centrali Uniche di Committenza allineandoli a quelli previsti per il completamento delle gestioni associate, la sempre più evidente necessità di superare il limite del doppio mandato dei Sindaci proprio in relazione alla opportunità di assicurare lastabilizzazione dei processi associativi in atto, sono le principali problematiche evidenziate dai piccoli Comuni e in questa direzione l’Anci e la Consulta Nazionale continuano ad operare per ottenere risposte in tempo utile rispetto alle prossime scadenze elettorali”.
Per quanto riguarda, infine, la complessa vicenda legata al Programma “6000 Campanili”, si è dato atto della dimostrazione di elevata capacità progettuale che i piccoli Comuni hanno saputo mettere in campo anche in questa occasione (oltre 4500 quelli partecipanti), nonostante alcune evidenti criticità legate alle modalità previste e denunciate dall’Anci già all’indomani della conversione del “decreto del fare”.
L’Associazione, anche con la presentazione di appositi emendamenti, aveva infatti evidenziato la necessità di prevedere una soglia ridotta per poter accedere al bando relativo al Programma e l’opportunità di fissare criteri anche premiali di merito rispetto ai progetti che sarebbero stati presentati. E’ importante che dopo molti anni si torni a destinare risorse significative per sostenere investimenti nei territori dei piccoli Comuni. E’ necessaria comunque una revisione del meccanismo di assegnazione attualmente previsto, introducendo una riflessione su priorità, criteri e programmazione pluriennale, specialmente in previsione di prossimi fondi che dovessero essere resi disponibili per i piccoli Comuni anche con riferimento a quelli della nuova programmazione europea 2014/2020; “meglio ancora sarebbe provare a ricostituire un Fondo ordinario investimenti per i piccoli Comuni, programmabile e pluriennale” è stato il commento unanime espresso in chiusura dei lavori.
FONTE: Anci
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