lentepubblica

Le PMI italiane sono pronte ad affrontare i cambiamenti digitali?

lentepubblica.it • 23 Marzo 2021

pmi-italiane-cambiamenti-digitaliLe PMI italiane sono davvero pronte ad affrontare i cambiamenti digitali in corso?


Oggi, per un’azienda, parlare di trasformazione digitale significa gettare le condizioni necessarie per procedere verso una crescita adeguata. Per estensione, anche le PMI (acronimo di piccole medie imprese), se vogliono rimanere competitive sul mercato, non possono prescindere da tali innovazioni tecnologiche.

Eppure, sebbene la pandemia da Covid-19 abbia accelerato nettamente il processo di digitalizzazione aziendale, la strada risulta ancora lunga e le cause sono diverse.

Le PMI italiane sono pronte ad affrontare i cambiamenti digitali?

Il DESI (Digital Economy and Society Index) ha rilevato che il livello di digitalizzazione delle PMI italiane è al di sotto della media europea.

L’Italia occupa la quartultima posizione, davanti solo a Grecia, Romania e Bulgaria.

Andando più nel dettaglio si può notare come i settori in cui il nostro Paese è ancora troppo indietro sono proprio la presenza sul web, l’analisi di Big Data e le infrastrutture tecnologiche avanzate.

Ad esempio, solo il 10% delle PMI puntano su un canale e-commerce per vendere online. Tale valore pone l’Italia a una distanza considerevole da altri Paesi che invece investono in modo considerevole nel digital, come Irlanda, Regno Unito e Germania.

Anche il settore “pubblicità online” risulta ancora poco battuto. Le potenzialità dei canali della rete, come internet advertising, social, video, restano ancora inespresse a causa di budget limitati e sporadici. Il Bonus Pubblicità 2021 va proprio in questa direzione ed intende sensibilizzare ed aiutare le aziende in questo lungo processo di crescita.

 

I vantaggi della spinta al cambiamento

I vantaggi possono essere numerosi e diversificati:

  • miglioramento dell’immagine aziendale
  • maggiori opportunità di vendita
  • ampliamento delle skill del personale
  • maggiore redditività

Certamente il Covid-19 ha accelerato il processo di consapevolezza della possibilità di lavorare a distanza, grazie ad idonei supporti tecnologici.

Ancora tanti blocchi

Ma ci sono ancora tanti blocchi che impediscono a questa consapevolezza di tradursi in pratica.

Primo fra tutti la resistenza al cambiamento. Una PMI su due infatti considera la trasformazione digitale un rischio, a causa dei maggiori problemi in cui dovrebbe imbattersi rispetto al rimanere “alla vecchia maniera”.

Questo timore nasce da una mancanza di conoscenza circa le possibilità invece offerte dalla tecnologia digitale. A conferma di questo andamento i dati riportano che solo un esiguo numero di PMI usa quotidianamente strumenti digitali per snellire i processi e aumentare l’efficienza del lavoro.

Un altro problema che causa il blocco allo sviluppo digitale è la mancanza di competenze tecniche interne all’azienda. L’investimento che rappresenterebbe la chiamata di un esperto o la formazione dei dipendenti scoraggia in partenza i dirigenti aziendali.

E infine molti dirigenti si interrogano anche sulla cybersecurity e sui rischi ad essa connessi. Stiamo parlando della sicurezza dei dati messa in pericolo dagli attacchi informatici.

Una PMI su quattro ha infatti affermato di essere stata vittima di almeno un attacco informatico nel corso della sua vita aziendale. A fronte del rischio crescente di furti o perdite di dati aziendali, le piccole-medie imprese italiane mostrano però ancora una scarsa sensibilità al tema.

 

Requisiti di sicurezza per la transizione digitale

Una svolta potrebbe essere rappresentata da una maggiore consapevolezza in fatto di requisiti di sicurezza, strumenti che permettono alle aziende di tutelarsi online. Tra questi requisiti di sicurezza rientrano le VPN, reti private virtuale che proteggono il traffico web da intercettazioni, interferenze e censura.

Quando ci si connette a un server VPN sicuro, il traffico internet passa attraverso un tunnel crittografato a cui nessuno può accedere, compresi hacker, governi e il proprio provider di servizi internet. Aziende all’avanguardia, ad esempio, utilizzano questo strumento per connettere i dipendenti lontani fra loro e farli lavorare come se utilizzassero la rete locale di un ufficio reale, per proteggersi dalle diverse forme di hacking, tra cui lo sniffing dei pacchetti, le reti Wi-Fi malevoli e gli attacchi man-in-the-middle e per sbloccare l’accesso a determinato siti web.

Ogni forma di blocco allo sviluppo della digitalizzazione dunque, ha già le soluzioni a portata di mano. Si tratta solo di fare chiarezza, eliminare i vari blocchi e muoversi verso un’opera di approfondimento che è fondamentale se vogliamo che l’Italia si avvii più velocemente verso un futuro innovativo e consapevole.

 

5 1 vote
Article Rating
Fonte: articolo di redazione lentepubblica.it
Subscribe
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments