Primo quaderno di monitoraggio della riforma del lavoro

lentepubblica.it • 24 Gennaio 2014

Il Ministro Giovannini: “Rafforzare le politiche attive per favorire l’incontro tra domanda e offerta”

“Il monitoraggio e la valutazione delle riforme legislative costituiscono uno strumento indispensabile per migliorare la produzione normativa e accrescere l’efficacia degli interventi, soprattutto in presenza di risorse scarse”. Lo sottolinea il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Enrico Giovannini nella sua introduzione al Primo Quaderno del Sistema permanente di monitoraggio delle politiche del lavoro, diffuso oggi. La pubblicazione, corredata da un’ampia serie di tabelle sul sito del Ministero, fa il punto sul primo anno di applicazione della Legge n. 92/2012 , che ha previsto l’istituzione di un tale Sistema, attuando così le raccomandazioni dell’Unione Europea.

Nell’introduzione, il Ministro Giovannini illustra i numerosi interventi varati in attuazione del programma di Governo, nell’ambito di una strategia di rafforzamento delle politiche attive del lavoro. Il documento elenca i primi provvedimenti adottati da giugno fino a quelli contenuti nella Legge di stabilità, finalizzati alla riduzione del costo del lavoro, in particolare su quello stabile e per i giovani neoassunti,  all’aumento della flessibilità in entrata (semplificazione del contratto di apprendistato, eliminazione di restrizioni sui contratti a termine, ecc.), a promuovere l’imprenditoria giovanile, al sostegno a persone disabili e non autosufficienti, allo sviluppo di forme di reddito minimo, soprattutto per famiglie bisognose con figli.

“Il mercato del lavoro è una rete complessa – scrive Giovannini – fatta di nodi (ad esempio, i centri per l’impiego e il portale Cliclavoro), connessioni, soggetti che si scambiano informazioni per cercare/offrire lavoro, ormai anche su base sovranazionale. L’Italia soffre un ritardo storico in questo campo, aggravato dalla dispersione delle competenze in materia tra livelli istituzionali centrali e locali (Stato, Regioni, Province). Portare in un biennio tale sistema ad un livello qualitativo analogo a quello dei principali Paesi europei (Francia, Germania, Regno Unito) richiede uno sforzo eccezionale, fatto di modifiche normative, ma anche di innovazione tecnologica, formazione degli operatori, coinvolgimento delle parti sociali”.

Nei nove mesi passati il Governo ha stanziato cinque miliardi di euro per le politiche del lavoro, attive e passive. inoltre, si è lavorato intensamente sul piano tecnico e tecnologico allo scopo di rendere possibile un significativo potenziamento delle politiche attive, da tempo suggerito anche dalle organizzazioni internazionali. L’obiettivo è stato perseguito nel quadro istituzionale attuale attraverso una forte collaborazione con le Regioni, titolari di competenze esclusive o concorrenti sugli strumenti attivabili in questo campo (formazione professionale, politiche di ricollocazione dei lavoratori in ammortizzatori sociali, tirocini formativi e apprendistato), e con le Province responsabili della gestione dei centri per l’impiego.

Dopo aver ricordato i tre passi realizzati nel 2013 per intensificare le politiche attive (creazione presso il Ministero del Lavoro della “Struttura di missione” con numerosi e ampi compiti in questa materia, definizione del Piano per la Garanzia Giovani approvato dalla Commissione Europea, istituzione di un nuovo fondo per finanziare iniziative di politiche attive, anche sperimentali, di ricollocazione dei lavoratori disoccupati o fruitori di ammortizzatori sociali), il Ministro segnala l’importanza di azioni miranti ad aumentare l’occupabilità delle persone e l’efficienza del mercato del lavoro per far crescere l’occupazione e delinea tre obiettivi prioritari: aumentare le opportunità di chi oggi è disoccupato o inattivo;accrescere la ri-occupabilità di chi oggi fruisce di ammortizzatori socialiridurre il rischio di perdita del posto di lavoro di chi è occupato e aumentare le tutele per i lavoratori e i poveri di oggi e di domani. Fondamentali, in questa prospettiva, saranno anche: l’orientamento al lavoro realizzato a partire dalla terza media e la generalizzazione dell’alternanza formazione-lavoroil miglioramento del sistema della formazione professionale gestita dalle Regioni e da altri organismi pubblici e privati; la costruzione di sistemi informativi integrati e disponibili per tutti i nodi del sistema istruzione-formazione-lavoro, incentrati sulla “Banca dati delle politiche attive e passive”, fulcro del nuovo sistema dei servizi al lavoro che verrà sperimentato con la Garanzia Giovani, e il potenziamento della piattaforma nazionale per l’incontro tra domande e offerte di lavoro; la semplificazione degli adempimenti amministrativi richiesti alle imprese per la gestione di pratiche di tipo lavoristico, così da abbattere i costi da esse sostenute.

“Ovviamente la ripresa del ciclo economico – conclude Giovannini – è indispensabile per ottenere risultati significativi in termini di creazione di nuovi posti di lavoro, anche se (come insegnano tutti i manuali di economia del lavoro) inizialmente essa potrà stimolare una maggior offerta di lavoro e, quindi, un iniziale aumento del tasso di disoccupazione. Analogo risultato potrebbero anche produrre alcune delle politiche attive. Per queste ragioni sarà importante monitorare le azioni realizzate e valutarne l’efficacia sulla base di evidenze robuste, come quelle offerte da questo Quaderno e dall’ampia massa di dati statistici messi a disposizione sul sito Internet del Ministero, recentemente rinnovato”.

FONTE: Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali

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