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Prostituzione in Italia: è reato in quali casi? E in quali no?

lentepubblica.it • 22 Ottobre 2019

prostituzione-in-italia-reatoUn quesito che magari qualche curioso dei meandri giuridici meno consueti si sarà spesso posto: la Prostituzione in Italia in quali casi è reato? Ecco una carrellata giuridica.


Prostituzione: in Italia è reato in quali casi? E in quali no?

Il concetto del reato di prostituzione è un concetto di per sè equivoco.

Questo perchè, un po’ in  maniera sorprendente, non in tutte le fattispecie la prostituzione può essere considerata un reato.

Quindi qualcuno magari si chiederà: andare a prostitute è legale? E sfruttare la prostituzione lo è alla stessa stregua?

Ecco, queste due domande meritano due risposte diverse.

Scopriamo quali sono queste risposte.

Prostituzione in Italia: è reato?

Le cosiddette case di piacere, meglio note come “bordelli”, sono stati  banditi nel 1958 dalla legge Merlin, dal nome della prima firmataria e propositrice, Lina Merlin, partigiana socialista.

Da quel momento la prostituzione ha subito l’ingresso all’interno del perimetro penale. Bisogna adesso capire, tuttavia, in quali casi questa rappresenta un casus giuridico da diritto penale.

La risposta è, in estrema sintesi, la seguente:  è illegale ogni attività collaterale come il favoreggiamento, lo sfruttamento, l’organizzazione in luoghi chiusi come bordelli ed il controllo in generale da parti terze.

Questo vuol dire che ad esempio che si ha sfruttamento della prostituzione quando una persona ne sfrutta un’altra costringendola, incassando i guadagni e pagando una percentuale alla prostituta.

Si ha favoreggiamento della prostituzione, invece, quando una persona agevola l’attività di meretricio. Come l’albergatore che è a conoscenza che presso la stanza del suo albergo vi è una ragazza che sistematicamente si prostituisce.

Infine l’induzione alla prostituzione rappresenta il caso in cui un soggetto, in cambio di soldi, induce un’altra ad offrire il suo corpo a più persone per un’attività di meretricio. Come ad esempio per chiudere un affare importante in cambio di sesso.

Un altro caso, per concludere, è quello dei club come quelli di lap dance, dove non possono avvenire interazioni sessuali con le ballerine. Anche se alcune interazioni fisiche sono state tollerate a livello giurisprudenziale.

E in quali fattispecie la prostituzione non è un reato?

Questi i casi da manuale di diritto. Ma la situazione è più complessa.

Infatti, fino a prova contraria, la legge non considera la prostituzione in sè come reato.

Cosa vuol dire questo?

Oltretutto, in Italia non esiste alcuna legge dove viene reputato illegale esercitare l’attività di prostituzione o scegliere di trascorrere il proprio tempo con una prostituta.

La prostituzione è lecita quando ad esempio “lavoratrici del sesso” esercitano in un singolo appartamento per puro piacere.

Ma attenzione. Il sindaco può emanare un provvedimento di punibilità attraverso sanzioni amministrative come multe, verso i clienti e verso le stesse prostitute stradali, oltre che emanare fogli di via. Il 7 aprile 2011, la Corte Costituzionale con sentenza n. 115/2011 decide, tuttavia, che il regolamento comunale antiprostituzione deve avere carattere di urgenza e limitato nel tempo.

In linea teorica anche l’adescamento è lecito. Ma in pubblico può essere sanzionato come offesa al pudore e invito al libertinaggio.

Un’eccezione (diremmo sacrosanta) è quella della prostituzione minorile, pratica che secondo quanto disposto dall’art. 600 bis del Codice Penale è punita con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 15.000 a euro 150.000.

Fonte: articolo di Simone Bellitto
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