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Rapporto CERVED: la scomparsa di molte PMI inquieta le banche italiane

lentepubblica.it • 12 Novembre 2014

Rapporto Cerved: il 20% di quelle vive nel 2008 oggi non c’è più e oltre 24mila rischiano il default, hanno debiti finanziari per 71 miliardi di euro.

Le storie alla fine sono tutte uguali e tutte diverse: il fatturato che crolla, i clienti che non pagano, le banche che smettono di prestarti i soldi. A volte conta più un fattore, a volte un altro, ma è così che da sei anni muore la piccola e media impresa del nostro Paese, uno specifico del capitalismo italiano che oggi è come una bomba a orologeria piazzata al centro del sistema economico.

Secondo il primo Rapporto Cerved sulle pmi, uscito da pochi giorni, le piccole e medie italiane attive in questo momento sono in tutto 143.542: circa 119mila piccole, 25mila medie. Se si contano anche le micro e quelle con forma giuridica diversa si arriva a 3,3 milioni di imprese, di gran lunga il numero maggiore in Europa. Queste 140 mila e dispari aziende producono un fatturato di 851 miliardi di euro, un valore aggiunto di 180 miliardi e incidono dunque per il 12 per cento sul prodotto interno lordo.

Non solo: danno lavoro a quasi 4 milioni di persone. Secondo Gianandrea De Bernardis, amministratore delegato di Cerved “è una fase molto delicata per il sistema delle pmi italiane: la nuova recessione sta spingendo fuori dal mercato anche imprese che avevano superato con successo la prima  fase della crisi e che stanno pagando il conto sia al credit crunch sia a una domanda da troppo tempo stagnante”. I numeri sono impressionanti.

Il 20 per cento delle pmi attive nel 2008 è oggi fuori dal mercato: 13mila sono fallite, più di 5mila hanno avviato una procedura concorsuale e 23mila sono state liquidate volontariamente. I bilanci delle altre – mediamente – sono peggiorati: i margini lordi sono calati di 31 punti, il numero di chi registra una perdita non è mai stato così alto. Ormai stanno uscendo dal mercato pure aziende sane, con ordini in portafoglio e prospettive di guadagno. E una tempesta a cui non segue mai il sereno: una vera ripresa, dicono le stesse previsioni del governo, non arriverà prima del 2016.

Scrive il Cerved: “a fronte della generale tenuta dei bilanci, le negative condizioni macroeconomiche hanno aumentato il rischio medio di insolvenza delle pmi: a parità di qualità del bilancio, si è innalzata la probabilità di default”. Inoltre, “con il perdurare di domanda stagnante e di scarsa disponibilità del credito, le pmi italiane continueranno a soffrire e l’ondata di uscite dal mercato osservata negli ultimi anni non si arresterà (…) Esistono 24 mila società ad alto rischio che potrebbero entrare in default nei prossimi mesi e che sono esposte per 71 miliardi di euro verso il sistema finanziario”.

Le aziende saranno anche piccole, ma il botto rischia di essere grosso: forse le banche italiane dovrebbero svegliarsi.

 

 

FONTE: Confcommercio

 

 

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