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Rapporto Svimez 2021: salari troppo bassi al Sud frenano i consumi

lentepubblica.it • 25 Gennaio 2022

rapporto-svimez-2021-salari-troppo-bassi-sudRapporto Svimez 2021: salari troppo bassi al Sud, c’è una questione salariale nel Mezzogiorno che frena la crescita dei consumi. Come il PNRR può incidere sui divari di cittadinanza.


Dopo un 2020 nel quale la pandemia ha reso sostanzialmente omogenei gli andamenti territoriali nel Centro-Nord e nel Sud, marcando una profonda differenza rispetto ai disallineamenti del passato, la SVIMEZ prevede che nel 2021 il Pil del Centro-Nord si attesterà a +6,8% mentre nel Sud crescerà del 5%.

Il rimbalzo ci sarà per l’intero territorio italiano, ma con il Mezzogiorno che resta comunque, pur in un quadro generalizzato di ripresa economica, meno reattivo e pronto a rispondere agli stimoli di una domanda legata soprattutto a due fattori, le esportazioni e gli investimenti.

L’export ha un effetto propulsivo più ampio nel Centro-Nord (+14,3% al Sud, + 16,5% nel resto del Paese), gli investimenti in costruzioni, accelerano in entrambe le aree (+14,8% al Sud, +15,8% al Centro-Nord) ma tendono ad avere un impatto di traino all’economia più significativo al Sud.

Rapporto Svimez 2021: salari troppo bassi al Sud frenano i consumi

Nel 2022 la SVIMEZ prevede un aumento del Pil del +4,2% al Centro-Nord e del +4% nel Mezzogiorno. Nel biennio 2023/2024 prevediamo al Sud rispettivamente +1,9% il primo anno e +1,5% il secondo, mentre nel Centro-Nord il Pil crescerebbe del +2,6% nel 2023 e del +2% nel 2024.

Nel quadriennio l’impatto relativamente maggiore delle manovre di finanza pubblica e del PNRR al Sud rispetto al Centro-Nord, dovrebbe impedire al divario di riaprisi.

Ma la debolezza dei consumi, frenerebbe la crescita, una debolezza conseguente

  • alla dinamica salariale piatta (15,3% di dipendenti con bassa paga nelle regioni meridionali rispetto a 8,4% in quelle centro settentrionali),
  • al basso tasso di occupazione e all’eccessiva flessibilità del mercato del lavoro meridionale con il ricorso al tempo determinato con spesso abusi in tal senso per quasi 920 mila lavoratori meridionali (22,3% al Sud rispetto al 15,1% al Centro-Nord)
  • e al part time involontario (79,9% al Sud contro 59,3% al Centro-Nord).

La SVIMEZ stima che, dopo lo sblocco dei primi licenziamenti da fine giugno, ci siano stati circa 10.000 espulsi dal mercato del lavoro, di cui il 46% concentrato nelle regioni meridionali. Di qui l’indispensabilità di un ruolo attivo delle policy.

Il testo completo del Rapporto

A questo link potete consultare la parte del Rapporto SVIMEZ dedicato all’Economia Illegale in ambito lavorativo.

 

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Fonte: ALI - Autonomie Locali Italiane (tratto da svimez.info)
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