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Redditi medio bassi: cuneo fiscale sotto il 40%

lentepubblica.it • 10 Novembre 2014

Secondo le tabelle contenute nel documento depositato in occasione dell’audizione a Montecitorio, il prelievo scende a 7.863 euro con un risparmio complessivo tra datore e dipendente di 907 euro.

Il cuneo fiscale sui redditi medio bassi, in seguito agli interventi previsti dalla legge di stabilità 2015, scende al 39,9% registrando un calo di 4,6 punti percentuali. Per una retribuzione lorda di 19.707 euro la quota che viene assorbita dalle tasse e dai contributi ammonta a 7.863 euro. E’ quanto emerge dalle tabelle di Bankitalia, contenute nel documento depositato in occasione dell’audizione a Montecitorio.

Secondo i dati di palazzo Koch al lordo dello sconto Irap e del bonus di 80 euro il prelievo ammonta al 44,5%, pari a 8.770 euro; quindi il risparmio tra datore di lavoro e dipendente ammonta complessivamente a 907 euro. Il datore di lavoro, grazie all’esclusione dalla base imponibile dell’imposta regionale per gli assunti a tempo indeterminato, pagherà 256 euro in meno con un abbassamento del cuneo fiscale di 1,3 punti (dal 25,6% al 24,3%) , passando da 5.045 euro a 4.789 euro.

Mentre il dipendente, grazie al credito d’imposta, pagherà 650 euro in meno di Irpef, passando da un versamento annuo di 3.724 euro a 3.074 euro. Si introduce inoltre un’agevolazione contributiva, temporanea, per i datori di lavoro del settore privato che assumano dipendenti con contratto a tempo indeterminato nel 2015: le aziende sarebbero esonerate per un periodo di tre anni dal versamento dei contributi previdenziali, entro il limite massimo di 8.060 annuo. Dalle tabelle di Bankitalia emerge con chiarezza che a beneficiare dello sconto saranno solo i datori di lavoro, che non avranno spese aggiuntive oltre allo stipendio, mentre per i lavoratori il cuneo fiscale ammonta al 20,6% della retribuzione. La manovra, osserva Bankitalia, prefigura una ”significativa riduzione” del cuneo fiscale sul lavoro, che consente di ”ridurre il divario rispetto agli altri paesi dell’area dell’euro”.

Complessivamente sono previsti interventi per 15,6 miliardi di euro per il prossimo anno, di cui 10,7 mld per il bonus Irpef, 2,7 mld per il taglio Irap e 1,7 mld per l’esonero dal pagamento dei contributi previdenziali. In particolare, ricorda Bankitalia, con la legge di stabilità viene reso permanente il credito d’imposta per i lavoratori dipendenti con redditi medio bassi; il costo del lavoro per gli occupati a tempo indeterminato viene escluso stabilmente e in modo generalizzato dalla base imponibile dell’Irap; per i lavoratori assunti nel 2015 con contratto a tempo indeterminato, il datore di lavoro sarà inoltre esonerato per tre anni dal versamento dei contributi previdenziali.

Secondo le valutazioni ufficiali, complessivamente queste misure comporterebbero maggiori oneri per circa 11,2 miliardi nel 2015, 12,7 nel 2016 e 12,5 nel 2017. Il credito d’imposta per i lavoratori dipendenti con redditi medio bassi introdotto in via temporanea nella scorsa primavera diventa permanente. Al finanziamento della misura, pari a 9,5 miliardi, concorrono soprattutto con riduzioni di spesa già individuate dal decreto legge che ha introdotto la misura (2,7 mln nel 2015, 4,7 mln nel 2016 e 4,1 mld nel 2017).

Il valore annuo massimo del credito d’imposta è pari a 960 euro. Lo sconto viene erogato a tutti i contribuenti con redditi da lavoro dipendente, a condizione che la loro imposta lorda sia superiore alla detrazione da lavoro e che il loro reddito complessivo non superi 24.000 euro annui. L’importo del beneficio si riduce linearmente per i contribuenti con redditi compresi tra questa soglia e 26.000 euro. Restano dunque esclusi dal godimento del bonus sia i lavoratori con redditi superiori a questa cifra sia quelli con redditi inferiori a circa 8.100 euro annui (incapienti).

Il bonus si riduce, fino a scomparire, nella fascia tra 24.000 e 26.000 euro; il rapido calo del credito d’imposta ”determina un sensibile aumento delle aliquote marginali effettive, che raggiungono livelli molto elevati”. Secondo Bankitalia sarebbe quindi ”opportuno” ampliare la fascia di reddito in cui il beneficio si riduce. Per ridurre il cuneo fiscale che grava sui datori di lavoro viene esclusa base imponibile dell’Irap il costo del lavoro per gli occupati a tempo indeterminato. Complessivamente si determina un minore gettito, valutato ufficialmente in 2,7 miliardi nel 2015 e nell’ordine di 4 miliardi dal 2016, tenendo anche conto degli effetti indotti sulle imposte sul reddito (dalle quali è attualmente possibile dedurre una quota dell’Irap gravante sul costo del lavoro).

 

 

FONTE: Confcommercio

 

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