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Relazione EU-Osha sui rischi emergenti nell’assistenza sanitaria

lentepubblica.it • 17 Novembre 2014

Con circa il 10% della forza lavoro complessiva, è uno dei settori di attività principali dell’Europa. La pubblicazione dell’Agenzia di Bilbao punta a fornire indicazioni utili per affrontare le nuove sfide, migliorando le condizioni in cui operano medici e infermieri per garantire la qualità delle cure fornite ai pazienti

Gli operatori sanitari sono esposti a una considerevole quantità di rischi a causa dei numerosi ambienti diversi, e talvolta incontrollati, in cui lavorano e della varietà e della tipologia di mansioni che svolgono. A scriverlo è l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (Eu-Osha) in una relazione sui rischi attuali ed emergenti in materia di sicurezza e salute sul lavoro (Ssl) nel settore sanitario.

La domanda di servizi è in crescita. La relazione, che pone l’accento su un ambito in precedenza trascurato come quello delle cure domiciliari ed esterne, sottolinea che l’assistenza sanitaria è uno dei settori di attività principali del continente, che impiega circa il 10% della forza lavoro dell’Ue, ed è caratterizzato da una rapida espansione, che nel breve futuro offrirà maggiori opportunità di impiego, in seguito all’invecchiamento della popolazione, all’espansione e allo sviluppo dei servizi per soddisfare la domanda di cure migliori e alla domanda crescente di servizi di assistenza alle persone.

Le donne sono il 77% del totale. Tra i rischi a cui sono esposti gli operatori sanitari, che nel 77% dei casi sono donne, spiccano quelli biologici e chimici, come le infezioni provocate dalle ferite da aghi e dalla manipolazione di sostanze pericolose, quelli ergonomici, legati alla movimentazione dei pazienti, e quelli psicosociali, dovuti a lavori svolti in orari particolari, a mansioni estenuanti e all’esposizione a comportamenti aggressivi. Per l’Agenzia di Bilbao questi fattori rendono l’assistenza sociosanitaria un settore ad alto rischio. Nonostante i progressi tecnologici abbiano contribuito a ridurre o a eliminare alcuni dei rischi tradizionali del settore, infatti, il numero degli infortuni e delle malattie professionali è ancora troppo alto e gli stessi progressi scientifici comportano nuovi rischi da affrontare.

“Dallo stress al virus Ebola sono sempre più esposti”. “Questa relazione – sottolinea il direttore dell’Eu-Osha, Christa Sedlatschek – viene pubblicata in un momento in cui gli operatori sanitari sono sempre più esposti a una varietà di rischi, che vanno dallo stress o il burnout correlati al lavoro all’esposizione a malattie tropicali come il virus Ebola. Inoltre, numerosi sistemi sanitari in Europa sono attualmente soggetti a un processo di riforme. Una delle principali caratteristiche del settore sanitario è che la cura dei pazienti è, giustamente, la principale priorità, ma talvolta ciò è avvenuto a detrimento della sicurezza e salute dei lavoratori. Dobbiamo veicolare il messaggio che, allo scopo di conseguire e mantenere un’assistenza sanitaria di qualità elevata, dobbiamo prioritariamente rendere più sicuri e salubri i luoghi di lavoro”.

Una rassegna aggiornata della letteratura esistente. Il documento appena pubblicato, combinando una rassegna aggiornata della letteratura in materia con un’indagine che è stata elaborata e inviata agli operatori della salute e sicurezza sul lavoro di tutti gli Stati membri, permette di confrontare le scoperte della letteratura specializzata con quelle della “prima linea”, fornendo così orientamenti ai responsabili politici, ai ricercatori e agli operatori della Ssl per migliorare la sicurezza e la salute sul lavoro in questo settore, punto essenziale affinché l’assistenza sanitaria possa fare fronte alle sfide emergenti, come la carenza di professionisti esperti e qualificati, una forza lavoro in età avanzata, il maggiore impiego di tecnologie che richiedono nuove competenze e l’introduzione di nuovi percorsi terapeutici per far fronte a condizioni croniche multiple.

Le difficoltà dell’ambiente domiciliare. L’allungamento dell’aspettativa di vita della popolazione e il crescente bisogno di cure a lungo termine, sottolinea la relazione dell’Eu-Osha, sposta l’attenzione dall’ambiente controllato, in cui si svolge l’assistenza ospedaliera urgente, alle cure prestate all’esterno e nelle abitazioni delle persone. Quello domiciliare per gli operatori sanitari è un ambiente di lavoro difficile a causa degli spazi stretti, della mancanza di formazione, della sorveglianza scarsa o nulla e del fatto di dover affrontare, senza disporre di misure sufficienti per controllarli, gli stessi rischi che si incontrano, per esempio, negli ospedali.

 

 

FONTE: INAIL

 

 

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