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Dati lavoro 2022: oltre un milione e 600mila dimissioni in 9 mesi

lentepubblica.it • 24 Gennaio 2023

dati lavoro 2022Secondo i dati del Ministero del Lavoro, in 9 mesi, ci sono state un milione e 600mila dimissioni: ecco un report sul lavoro nel 2022.


Dati lavoro 2022 dimissioni: il Ministero del Lavoro ha reso note le tabelle dell’ultima note trimestrale sulle comunicazioni obbligatorie.

Dai dati emersi, si contano 1,66 milioni di dimissioni dal lavoro, registrate nei primi 9 mesi del 2022.
Si tratta di un dato in aumento del 22%, rispetto all’anno precedente, quando si attestavano ad 1,36 milioni.

Vediamo nel dettaglio.

Dati lavoro 2022: i dati del boom di dimissioni

Come possiamo vedere, nei primi 9 mesi del 2022, c’è stato un vero e proprio boom di dimissioni.
Tra le cause principali di cessazione dei rapporti di lavoro, ci sono le dimissioni da parte dei dipendenti e la fine dei contratti a termine.

Risalgono, però, anche i licenziamenti: tra gennaio e settembre 2022, infatti, sono stati circa 557mila contro i 379mila dello stesso periodo nel 2021. Si tratta di un aumento del 47%, ma bisogna sottolineare come in quel periodo fosse attivo ancora il blocco dei licenziamenti.

Si tratta di un fenomeno in cui l’Italia, però, non è sola: negli Stati Uniti viene chiamato “Great resignation” e vede una vera e propria ondata di dimissioni, dovute spesso al post-pandemia, che ha portato ad una rivalutazione della propria posizione lavorativa.

dati lavoro 2022Dati lavoro 2022: la posizione dei sindacati

Ad intervenire sulla vicenda è stata Tania Scacchetti, segretaria confederale della Cgil:

“i dati testimoniano la ripresa di una certa vitalità e mobilità nel mercato del lavoro, anche in ragione del superamento delle restrizioni da Covid. Naturalmente preoccupa la ripresa dei licenziamenti, che può essere legata al dato di maggiore incertezza economica e alla crisi di alcuni settori”.

Per quanto riguarda, invece, l’aumento delle dimissioni:

“può avere spiegazioni molto differenti: da un lato può positivamente essere legata alla volontà, dopo la pandemia, di scommettere su un posto di lavoro più soddisfacente o più ‘agile’, dall’altro però, soprattutto per chi non ha già un altro lavoro verso il quale transitare, potrebbe essere legato a una crescita del malessere delle lavoratrici e dei lavoratori dovuta anche ad uno scarso coinvolgimento e ad una scarsa valorizzazione professionale da parte delle imprese”.

È intervenuto sulla questione anche Giulio Romani, il segretario confederale della Cisl:

“il fenomeno delle dimissioni volontarie che, apparentemente in contraddizione con l’alto tasso di disoccupazione, continua a crescere nel nostro Paese, ci interroga profondamente sul cambiamento del mercato del lavoro indotto anche dal ‘periodo di riflessione’ consentito dal lockdown durante la pandemia. La recente indagine Inapp sulla qualità del lavoro ci offre però una chiave di lettura del fenomeno assolutamente coerente con la situazione italiana. Le imprese in cui si sviluppa benessere lavorativo e qualità del lavoro risulterebbero essere una minoranza, non casualmente le stesse in cui la produttività risulta particolarmente elevata, la più alta d’Europa”.

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Fonte: articolo di redazione lentepubblica.it
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