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Roma: un esempio per la normativa sull’attività lobbystica

Simone Bellitto • 13 Maggio 2018

Statua Marco_Aurelio in CampidoglioRoma: un’amministrazione comunale flagellata da scandali ma, nel bene e nel male, fulcro della nazione italiana, si mette al passo con l’Europa e si trasforma in un laboratorio per riformare la Pubblica Amministrazione. Si presenta, per questo, come un esempio amministrativo (finalmente) virtuoso.


“Roma si candida a diventare la prima città italiana che riconosce l’attività di lobbying e si dota di una serie di norme per disciplinarla: con la delibera di iniziativa consiliare da me voluta, per istituire un ‘Regolamento in materia di rappresentanza di interessi particolari’.  Come ha sottolineato l’Assessore Sabella ‘stiamo aprendo un varco alla trasparenza”. Queste sono state le parole del consigliere capitolino del Pd Francesco D’Ausilio nel corso del convegno “Etica ed economia a Roma, verso una nuova regolazione delle lobby”.

 

Al convegno, che si è tenuto presso la sala Pietro da Cortona ai musei capitolini, hanno partecipato l’assessore alla trasparenza e alla legalità Alfonso Sabella, il vice Presidente della Camera di Commercio Roma Lorenzo Tagliavanti, il Presidente di Anip/Fise Confindustria Lorenzo Mattioli e Pier Luigi Petrillo, professore di Teoria e Tecnica del lobbying alla Luiss.

 

“Il testo – continua D’Ausilio – nasce con l’intento di regolare in maniera chiara e trasparente i rapporti che intercorrono tra P.A. (compresi Aziende, Enti e Organismi societari controllati e partecipati da Roma Capitale) e mondo imprenditoriale. Si tratta di un argomento delicato sul quale è in corso una discussione anche in Parlamento.” Come già sottolineato, le vicende romane e il dibattito che ne è scaturito anche a livello nazionale impongono una seria riflessione e chiedono di strutturare iniziative ad hoc per realizzare attraverso la politica e il concorso delle imprese, un modello riformato di sviluppo delle decisioni pubbliche e di rappresentanza degli interessi privati.

 

Una ‘democrazia’ degli interessi, funzionale ad avviare un processo di riforma della Pubblica amministrazione e ad applicare modelli di gestione e sviluppo conformi alle nuove frontiere che arrivano dall’etica applicata all’economia.

 

La delibera si propone di istituire un Registro pubblico degli operatori (lobby) presso il Comune di Roma sul quale vigilerà un Comitato designato all’interno del Segretariato Generale. Questo organismo dovrà monitorare l’attività delle lobby e garantire che i soggetti che vogliono avere rapporti di partnership con il Comune, rispettino una serie di doveri.

 

La domanda di iscrizione al Registro, è riservata a chi vuole svolgere rappresentanza di interessi nei confronti dei rapporti con l’amministrazione capitolina. Le società in questione dovranno depositare presso il Comitato il proprio regolamento e il codice di condotta. In cambio del rispetto di queste norme il Comune di Roma si impegna a garantire loro di essere consultati e di poter presentare a Roma Capitale proposte di delibera, richieste, suggerimenti, studi, ricerche, analisi, memorie scritte, o qualsiasi altra documentazione relativa all’interesse rappresentato.

 

“Una disciplina innovativa che coniuga per la prima volta sviluppo e trasparenza in un ambito fino a questo momento inesplorato: Roma sarà l’apripista di un dibattito nazionale” ha concluso D’Ausilio.

Fonte: articolo di Simone Bellitto
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