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Turismo: grido d’allarme degli imprenditori balneari sulla Crisi

lentepubblica.it • 17 Febbraio 2016

stabilimento balnearePer ribadire le urgenze del settore, ponendole all’attenzione di Governo, forze politiche e istituzioni, sono scesi in piazza centinaia di imprenditori balneari aderenti a SIB/FIPE-Confcommercio, FIBA-Confesercenti, ASSOBALNEARI-Confindustria, SIB/FIPE-Confcommercio e OASI-Confartigianato. Il turismo rappresenta uno dei settori trainanti per l’economia nazionale e quello balneare ne è una componente fondamentale. L’idea di vacanza richiama spessissimo quella di mare nell’immaginario collettivo, ma per gli addetti ai lavori, per le 30.000 imprese del settore, richiama invece i problemi legati ad una normativa datata 1942.

 

Dalla durata delle concessioni demaniali, con il venire meno del rinnovo automatico, al trasferimento parziale e contraddittorio di funzioni dallo Stato alle Regioni, continua il colpevole ritardo delle nostre Istituzioni nell’affrontare e risolvere la situazione di profondo malessere in cui versa il settore. Una condizione che rischia di espellere dal mercato migliaia di imprese e che ogni anno, alle porte della nuova stagione balneare, costringe a fare i conti con difficoltà ormai endemiche. Per ribadire le urgenze del settore, ponendole all’attenzione di Governo, forze politiche e Istituzioni, sono scesi in piazza S.S. Apostoli a Roma, alle 12, centinaia di imprenditori balneari aderenti a FIBA-Confesercenti, ASSOBALNEARI-Confindustria, SIB/FIPE-Confcommercio e OASI-Confartigianato. Ancora una volta verrà ribadita la necessità di un riordino generale della materia che contenga quanto da tempo è stato chiesto:

 

Una diversa più lunga durata delle concessioni demaniali marittime nel minimo pari almeno a 30 anni da assicurare, in ossequio ai principi costituzionali di eguaglianza e parità di trattamento, anche alle imprese attualmente operanti al fine di salvaguardare la peculiare caratteristica di gestione familiare della balneazione italiana attraverso la preminenza del fattore “lavoro” su quello del “capitale investito”; l’alienazione con diritto di opzione in favore dei concessionari delle porzioni di demanio marittimo che da tempo hanno perso le caratteriste della demanialità e della destinazione ai pubblici usi del mare; riconoscimento del valore commerciale dell’azienda balneare da trasformarsi in ristoro a favore del concessionario nel caso di una cessione coattiva in favore di terzi; la modifica dei criteri di determinazione dei canoni demaniali marittimi ex art 1, comma 251, legge 27 dicembre 2006, n. 296 che li renda ragionevoli, equi e sostenibili.

Fonte: Confcommercio
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