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Stoppani: “Il ritardato pagamento delle PA mette a rischio la sopravvivenza delle imprese”

lentepubblica.it • 28 Maggio 2014
Il vice presidente di Confcommercio ha partecipato a Roma alla giornata inaugurale del ForumPA 2014 . “Il tema del ritardato pagamento dei debiti delle Pubbliche Amministrazioni si trascina ormai da anni ed ha raggiunto oggi un carattere emergenziale”.

Il vice presidente di Confcommercio, Lino Stoppani, ha partecipato a Roma alla giornata inaugurale del ForumPA 2014 .  “Il tema del ritardato pagamento dei debiti delle Pubbliche Amministrazioni nei confronti delle imprese fornitrici di beni, servizi e lavori – ha detto Stoppani- si trascina ormai da anni, ed ha raggiunto oggi un carattere emergenziale tale da mettere seriamente a rischio la sopravvivenza stessa di migliaia di imprese, strette in una crisi di cui si fa fatica ad intravedere la via di uscita”. Stoppani ha evidenziato che “dopo diversi tentativi rivelatisi velleitari e privi di effetto, il governo, nel corso del 2013, ha affrontato in maniera organica la questione, stanziando 40 miliardi con il DL 35 del mese di aprile, ai quali se ne sono aggiunti altri 7  con il DL 102 di fine agosto.

” “Confcommercio ha – proseguito Stoppani – ha valutato positivamente l’iniziativa dell’esecutivo, che avrebbe potuto mettere in circolazione importanti risorse e costituire linfa vitale per una economia in così forte recessione, ma ha anche nel contempo evidenziato l’insufficienza delle risorse (corrispondenti all’incirca alla metà di quanto necessario per sanare tutti i vecchi debiti della PA, stando alle indicazioni della Banca d’italia) e denunciato la debolezza di un impianto normativo basato su farraginosi adempimenti burocratici, con scadenze non rispettate dalle amministrazioni.Gli ultimi dati disponibili del MEF, risalenti alla fine di marzo, attestano, da un lato, che sono stati erogati alle imprese più di 23 miliardi, ma confermano, dall’altro, la fondatezza delle nostre valutazioni, evidenziando il ritardo con cui le Regioni – soprattutto – e gli enti locali stanno portando a termine gli adempimenti richiesti (che si sarebbero dovuti chiudere per la fine della scorsa estate)”.

“Emblematico, al riguardo – ha concluso  il vicepresidente Stoppani- il fatto che non si vede ancora neppure all’orizzonte quel quadro dettagliato, certo e trasparente dei reali debiti di ciascuna amministrazione che la piattaforma elettronica del MEF  avrebbe dovuto assicurare entro il 15 settembre dello scorso anno”. Ø  I 23 miliardi corrisposti alle imprese comprendono, tra l’altro, 2,5 miliardi di rimborsi fiscali e, quindi, il pagamento di debiti commerciali supera di poco i 20 miliardi. E solo una parte di questi è trasmigrata nel ciclo dell’economia reale, dal momento che una recente indagine della Banca d’Italia evidenzia come una quota parte superiore al 40% (con punte del 58% per le imprese delle costruzioni) delle somme rimborsate dalla PA sia stata utilizzata dalle imprese per ridurre la propria esposizione verso il mondo bancario.

“Il tema continua dunque ad essere di stretta attualità. Già nell’autunno scorso, in sede di conversione del DL 145/2013 (il cosiddetto “destinazione Italia”), e poi con la legge di stabilità 2014 Governo e Parlamento sono tornati sull’argomento modificando ed implementando alcune norme del provvedimento originario (DL 35/2013). Il premier Renzi, fin dal suo discorso programmatico di insediamento, e poi nel Documento di Economia e Finanza, ha sempre indicato il pagamento totale dei debiti della PA verso le imprese fornitrici come una delle priorità del  Governo. Il DL 66 del 24 aprile scorso (quello contenente il bonus IRPEF e la riduzione IRAP), attualmente all’esame del Senato, stanzia complessivamente circa 9 miliardi di euro (ripartiti tra Ministeri, Regioni, Servizio Sanitario Nazionale ed enti locali) ad implementazione dei fondi destinati al pagamento dei vecchi debiti, tra i quali è ora possibile inserire quelli “certi, liquidi ed esigibili” maturati fino al 31 dicembre 2013, e non più fino al dicembre 2012, come è pure facilitata ed ampliata la possibilità di compensare i propri crediti commerciali con debiti fiscali.

Qui sta la prima grande criticità di tutto il sistema, denunciata da Confcommercio fin dai primi passi del decreto 35. Ancora una volta si limita la possibilità di compensazione alle sole imprese che si trovano in uno stato di contenzioso o di pre-contenzioso con l’Amministrazione finanziaria, e si continua invece a precludere tale possibilità alla stragrande maggioranza delle imprese che versa regolarmente ogni mese imposte e contributi.

La seconda criticità che riscontriamo è quella già accennata derivante dalla complessità e farraginosità delle procedure che tutti gli enti coinvolti debbono mettere in campo per ottenere le anticipazioni di liquidità da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze o da parte della Cassa Depositi e Prestiti e provvedere al pagamento verso le imprese creditrici. Criticità confermata dal fatto che il DL 66 si trova quasi a dover imporre a certi enti, le Regioni in primis, l’utilizzo delle risorse messe a disposizione. Criticità confermata dalle continue revisioni, proroghe ed implementazioni delle disposizioni finalizzate ad attuare un reale monitoraggio dei debiti scaduti, di quelli pagati, di quelli certificati, compensati o non compensati. E certamente il dato più imbarazzante è quello di non riuscire ad avere un quadro certo e trasparente di quali e quanti siano i debiti scaduti di ciascuna amministrazione, nonostante sia passato più di anno dall’avvio del procedimento ed 8 mesi dalla scadenza prevista del 15 settembre.

La terza, e forse la più importante, criticità è legata alla certificazione, che costituisce la premessa per poter compensare debiti e crediti – con i forti limiti di cui si è detto – e per poter cedere “pro-soluto” il proprio credito ad una banca o ad altro intermediario finanziario, avvalendosi delle agevolazioni introdotte con il DL 66, vale a dire con la garanzia dello Stato ed a quelle condizioni favorevoli che avrebbero dovute essere definite con decreto del MEF entro sabato scorso, e delle quali però non sembra ancora esserci traccia. Il DL 66 ribadisce l’obbligatorietà per le amministrazioni di rilasciare – o negare motivatamente – la certificazione del credito entro 30 giorni dalla richiesta (ed a tal proposito sarebbe opportuno allungare i tempi della richiesta, che, ad oggi, scadrebbero il 24 giugno, in concomitanza con la conversione del decreto legge) e ribadisce e rafforza le sanzioni a carico del dirigente responsabile e della stessa amministrazione inadempienti. Ma le sanzioni a carico del dirigente non danno alcun vantaggio all’imprenditore, costretto ad attivare una complessa procedura per richiedere la nomina di “commissario ad acta” che dovrebbe poi rilasciare la sudata certificazione. E se neanche il commissario fa il proprio dovere ? Insomma, le sanzioni vanno pure bene, ma occorre garantire nei tempi dovuti la certificazione del credito a chi ne ha diritto, e l’unica strada certa in tal senso è quella del “silenzio-assenso”.

In conclusione, secondo Stoppani, bisogna “assicurare in tempi rapidi un quadro reale, chiaro e trasparente dei debiti pregressi al 31 dicembre 2013 di ciascuna amministrazione, ad ogni livello, coniugare al meglio le esigenze delle ragionerie con la necessità di rendere effettivamente e rapidamente  disponibili ai diversi enti le liquidità stanziate per pagare i vecchi debiti, assicurare nei tempi dovuti la certificazione del credito, anche attraverso l’equiparazione del silenzio dell’amministrazione al rilascio della certificazione, emanare il decreto necessario per rendere operativa la cessione pro-soluto con la garanzia dello Stato, prevedendo condizioni realmente favorevoli per l’impresa e procedure semplificate e consentire la compensazione anche alle imprese che non sono in fase di contenzioso o pre-contenzioso con fisco”.

FONTE: Confcommercio

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