Tar blocca normative su sigarette elettroniche

lentepubblica.it • 22 Gennaio 2014

Con la concessione della sospensiva provvisoria del D.M. 16.11.2013 che regola il regime autorizzativo alla commercializzazione della sigaretta elettronica richiesta dal ricorso presentato dalle aziende aderenti ad Anafe-Confindustria, il TAR del Lazio nella seduta di ieri mattina ha di fatto spinto in un limbo normativo il sistema che prevede un’imposta di consumo del 58,5% sulle sigarette elettroniche e su tutti i prodotti ed accessori ad esse correlati. L’Associazione Anafe-Confindustria commenta attraverso le parole del presidente Massimiliano Mancini: “Questa prima valutazione espressa dal TAR del Lazio dà finalmente ragione alle nostre istanze, riconoscendo di fatto l’assurdità dell’imposizione fiscale e del regime di autorizzazione per le sigarette elettroniche che dal 1° gennaio scorso aveva bloccato il mercato”. “Ci auguriamo che questo primo passo sia l’inizio di un nuovo percorso che possa consolidare il dialogo con le istituzioni nella direzione di una regolamentazione del settore a 360 gradi – prosegue Mancini. – Auspichiamo che nei prossimi giorni il Governo intervenga in via d’urgenza per trovare un sistema condiviso che consenta da un lato al settore delle sigarette elettroniche di consolidarsi e crescere visti anche gli ingenti investimenti fino ad ora sostenuti dalle imprese italiane e le migliaia di posti di lavoro in gioco, e dall’altro allo Stato di incassare il dovuto, € 117 milioni che, come indicato ad esempio anche dal Servizio Bilancio del Senato, con la normativa in vigore non potranno mai essere raggiunti”. Anafe-Confindustria, l’associazione che riunisce i produttori di sigarette elettroniche e liquidi per la vaporizzazione, vista la complessa situazione in cui il settore si stava trovando a causa dell’entrata in vigore della tassazione al 58,5%, aveva iniziato a lavorare per l’immissione in mobilità di oltre 900 addetti del settore e denunciato il rischio di una progressiva perdita di posti di lavoro per gli oltre 5.000 dipendenti oltre che l’inevitabile chiusura dei 3.500 negozi sparsi sull’intero territorio. Un passo obbligato, a detta di Anafe-Confindustria, a causa della mancanza di regolamentazione del settore, dell’eccesso di burocrazia e dell’insostenibile carico fiscale (che determina un aumento dei prezzi pari al 240%) introdotto dal Governo. Ad oggi, su oltre 120 operatori in Italia, nessuno ha avuto il via libera definitivo di AAMS, ciò anche in ragione del ritardo di 40 giorni della pubblicazione del Decreto stesso, censurato anche dalla Corte dei Conti in una lettera al Ministro dell’Economia.

FONTE: Agenzia Parlamentare (www.agenparl.it)

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