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Mutui e tassi: la rata è davvero meno pesante?

lentepubblica.it • 4 Maggio 2015

fondo di garanzia, tassi, mutuo, prima casaLe differenze tra i mutui stipulati nel periodo immediatamente antecedente la crisi e quelli che si stipuleranno nel prossimo futuro, saranno sicuramente epocali, non più però sul mero piano della convenienza economica, come è sempre avvenuto, considerati i cicli che hanno accompagnando l’andamento del mercato dei tassi (leggi di più su www.spaziomutui.com/).

 

Infatti da circa un anno e mezzo, le banche sono tornate sui propri passi, mettendo mano agli spread, che sono tornati un pò più leggeri, e sempre più velocemente in linea con quelli del periodo 2005-2008. Allora qual è la differenza ‘principale’ per poter fare un confronto, e per poter fare soprattutto delle previsioni sull’andamento futuro delle politiche di erogazione del credito da parte delle banche stesse?

 

Il tutto si concentra intorno alla situazione dell’euribor che, storicamente, si è sempre mantenuto al di sopra del tasso di sconto, al punto da creare confusione nella mente dei mutuatari che avevano scelto il tasso variabile “indicizzato all’euribor” a un mese oppure a tre mesi. Infatti per questi la certezza era rappresentata dallo spread fisso, mentre il tasso di indicizzazione era soggetto ad oscillazioni.

 

Ma a seguito dell’andamento dell’euribor, che dopo quello a 1 mese ha visto anche quello a tre mesi scendere sotto lo 0 diventando negativo, la situazione è cambiata al punto tale da costringere le banche a ritoccare i contratti, sostituendo la dicitura del tasso finito come ‘somma dello spread con il tasso rilevato nelle epoche di revisione’. E’ stata infatti aggiunta l’eccezione del caso in cui l’euribor dovesse diventare negativo (come in questo periodo), introducendo così una soglia minima sotto la quale non si potrà mai scendere.

 

In questa ottica risultano avvantaggiati i mutui a tasso variabile stipulati prima del 2008, che, grazie alla riduzione dell’euribor, potranno beneficiare anche di una piccola riduzione dello spread all’epoca pattuito. A conti fatti a questi mutuatari non conviene davvero rimettere mano al proprio contratto, a meno che non vogliano approfittare del tasso fisso molto basso (inferiore al 3% come tasso finito) non dovendosi così preoccupare per i giorni in cui l’euribor tornerà inevitabilmente a salire.

Fonte: Articolo di Simona Lotta
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