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Telemarketing: il Registro Pubblico delle Opposizioni è una farsa?

lentepubblica.it • 3 Febbraio 2016

telemarketing, registro opposizioniIl Registro Pubblico delle Opposizioni è un nuovo servizio concepito a tutela del cittadino, il cui numero è presente negli elenchi telefonici pubblici, che decide di non voler più ricevere telefonate per scopi commerciali o di ricerche di mercato e, in pari tempo, è uno strumento per rendere più competitivo, dinamico e trasparente il mercato tra gli Operatori di marketing telefonico. Tramite il Registro Pubblico delle Opposizioni si intende raggiungere un corretto equilibrio tra le esigenze dei cittadini che hanno scelto di non ricevere più telefonate commerciali e le esigenze delle imprese che in uno scenario di maggior ordine e trasparenza potranno utilizzare gli strumenti del telemarketing.

 

Ma questo Registro funziona davvero? O è soltanto un mero specchietto per le allodole?

 

Riccardo Quintili, direttore del mensile consumeristico “Il Test – Salvagente”, in un’intervista rilasciata a Radio 24, ha dichiarato che è “illogico pensare che chi non vuole le telefonate debba iscriversi a un registro per le opposizioni. Era molto più logico pensare che le persone disponibili ad essere contattate si iscrivessero. In più ci sono tantissime possibilità per le aziende di scavalcare questo registro.”

 

In teoria l’iscrizione al Registro Pubblico delle Opposizioni è:

 

  • Rivolta esclusivamente agli Abbonati la cui numerazione è presente negli elenchi telefonici pubblici
  • Gratutita
  • A tempo indeterminato
  • Revocabile senza alcuna limitazione
  • Possibile in ogni momento, a qualsiasi ora anche nei giorni festivi
  • Idonea alla contemporanea iscrizione di più numerazioni intestate allo stesso Abbonato
  • Sicura e protetta contro l’accesso abusivo, in quanto l’accesso ai dati forniti dall’Abbonato sarà effettuato solo per finalità ispettive da parte del Garante per la Protezione dei dati personali o dell’Autorità giudiziaria

 

Nonostante esista questo strumento, però, ancora oggi capita di ricevere ugualmente delle telefonate da parte dei call center: le scuse sono delle più varie. Il numero è generato casualmente, il numero apparteneva a vecchie raccolte dati, etc.

 

E dire che almeno 1,2 milioni di iscritti (1% delle utenze) vi hanno riposto fiducia. Ma il registro delle opposizioni non è adeguato. I motivi sono risaputi. A parte gli abusi di alcune società che gestiscono i call center, poi sanzionate lievemente (solo 2,6 milioni di euro nel 2015), c’è il problema della limitazione delle norme. Non abbiamo un registro per la negazione totale del consenso come in altri paesi comunitari.

 

Anche Giuseppe Busia, Segretario generale del Garante per la protezione dei dati personali, denuncia l’inadeguatezza e l’inefficacia del Registro delle opposizioni, istituito con D.P.R. n. 178 del 7 settembre 2010 per l’iscrizione di coloro che vogliano opporsi all’utilizzo del proprio numero telefonico per vendite o promozioni commerciali. Il sistema ivi previsto, secondo Busia, non è in grado di contrastare il telemarketing selvaggio e tutelare i cittadini: “è evidente che il registro non basta”.

 

Altre critiche arrivano da Marco Pierani di Altroconsumo che spiega come “basta distrarsi un momento mettere una X su un modulo, e non si esce più dal tunnel delle telefonate moleste”. Insomma isolarsi dal mondo del marketing telefonico sembra davvero difficile, soprattutto per il normale cittadino, non sempre attento alle “insidie” delle condizioni di utilizzo.

 

D’altro canto Assocontact, l’associazione che rappresenta i call center di outsourcing in Italia ha messo a punto il regolamento con le associazioni di categoria. I suoi pilastri sono: evitare le telefonate la sera, vietarle tassativamente nei fine settimana, monitorare i casi in cui vengano segnalati contatti insistenti.

 

Il Garante della privacy ha provato a porre limiti alle telefonate mute in partenza dai centralini, ma i consumatori hanno continuato a riceverne e si lamentano. Fino all’anno scorso, nell’ufficio guidato da Antonello Soro erano state aperte più di 10mila istruttorie per abusi da parte di aziende di telemarketing. Ma in Italia ci sono circa 80mila operatori di call center per circa 160 aziende di outsourcing (Cerved Databank).

 

Un problema, dunque, ancora lontano dall’essere risolto? La risposta va ai cittadini e ad una legge che (ancora) non c’è. 

 

 

 

 

 

Fonte: articolo di redazione lentepubblcia.it
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