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I Tir dell’Est fanno concorrenza sleale all’Italia?

lentepubblica.it • 8 Febbraio 2018

Dumping nell’autotrasporto: una concorrenza sleale “esportata” in Italia soprattutto da Paesi dell’Est pronti ad applicare tariffe neppure immaginabili per le imprese del nostro Paese.


Un viaggio nel mondo dell’autotrasporto e, allo stesso tempo, un invito alle forze politiche affinché “salgano a bordo” di questo settore prima del voto del 4 marzo, per scoprirne i problemi e proporre possibili soluzioni concrete. Così che tutti gli addetti sappiano concretamente cosa farà la politica per loro.

 

Due temi scottanti come il disastro Motorizzazioni civili e il “caso Brennero”, con il rischio di un numero chiuso al transito dei Tir, e che prosegue in questa seconda “tratta” con il fenomeno del dumping sociale e i servizi pubblici non di linea, ovvero taxi e Ncc, le auto a noleggio con conducente.

 

E l’Europa?

 

Ormai è divenuta una questione nota l’idiosincrasia, o se si preferisce la mancanza di volontà, da parte delle autorità comunitarie nell’affrontare il tema delicato del dumping sociale nel settore dell’autotrasporto, con la concorrenza sleale “esportata” in Italia soprattutto da Paesi dell’Est pronti ad applicare tariffe neppure immaginabili per le imprese del nostro Paese.

 

Un argomento delicatissimo, che è stato oggetto d’esame nelle competenti sedi europee dove si è voluto affrontare il costo del lavoro come uno degli elementi più significativi che impattano sulla competitività. Correttivi sono stati individuati, ma non per l’attività di autotrasporto.

 

Quanto costa il personale viaggiante?

 

Eppure il costo del personale viaggiante ha un peso notevole per le imprese. Nel caso specifico per quelle che non sono stanziali ma muovono i propri mezzi e dipendenti nei vari Paesi dell’Unione europea. Sicuramente la materia è complessa, ma non v’è alcun dubbio che se la differenza sul costo del lavoro del personale viaggiante oscilla in una forbice tra i 15 mila e i 25 mila euro l’anno risulta devastante sulla concorrenza.

 

Le federazioni dell’autotrasporto hanno concordemente richiesto in più occasioni al Governo di affrontare il delicato argomento con soluzioni idonee e controlli adeguati. A oggi non si può però dire che risposte significative su tale aspetto siano state fornite.

 

Nessuno vuole mettere in dubbio che l’interessamento da parte del ministero competente vi sia stato. Tuttavia dobbiamo constatare che, trattandosi di un aspetto che coinvolge più ministeri, non vi è stata un’intesa coordinata. Il fatto che nel documento Road Alliance, il memorandum europeo per regolamentare l’autotrasporto nel vecchio Continente, il “capitolo dumping sociale” sia presente è positivo. Ma non può restare una grida di manzoniana memoria. Deve tradursi in interventi concreti.

 

Taxi e NCC

 

Se le autorità Ue non saranno d’accordo ce ne faremo una ragione. Seconda questione, quella che riguarda taxi e Ncc. Qui siamo di fronte a un autentico obbrobrio oltre che a una dimostrazione di incapacità. Che i governi non abbiano il coraggio di affrontare una categoria che, e non si capisce per quale motivo, non viene obbligata a emettere lo scontrino fiscale è indegno. Per un Paese che non perde occasione per rivendicare i risultati sulla lotta all’evasione fiscale, obbligando i commercianti a utilizzare il Pos.

 

Partendo da questo aspetto e da norme che diano la certezza di evidenziare gli abusi per chi esercita l’attività di Ncc, si sarebbe potuto affrontare e risolvere questa questione. Vorrà il nuovo esecutivo occuparsene? O prevarranno ancora una volta le minacce e pressioni, ben conosciute a tutti? Che vengono effettuate da operatori che non si rendono conto di come, nel rispetto reciproco di regole, si possano trovare soluzioni che consentano a tutti di poter fornire un servizio che soddisfi l’utenza e gli stessi fornitori dei servizi.

 

Una soluzione che varrebbe anche per le piattaforme informatiche chiamate a osservare le regole previste per le attività di trasporto. È lecito sperare che nella nuova legislatura si troverà soluzione a una questione ridicola? E senza voler avvantaggiare una delle parti, eliminare i privilegi attraverso regole certe e di mercato?

Fonte: Confcommercio - articolo di Paolo Uggè
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