Vaccinazione all’università: una studentessa risponde al rettore

lentepubblica.it • 25 Agosto 2021

vaccinazione all'universitàTra i temi più discussi degli ultimi tempi c’è sicuramente la vaccinazione all’università. Vediamo la risposta di una studentessa al suo rettore a Padova.


Vaccinazione all’università: in questo periodo si sta discutendo sull’obbligatorietà del Green Pass a scuola, ma anche in altri ambiti lavorativi, come nella Pubblica Amministrazione e nei trasporti.

L’obbligatorietà del Green Pass, quindi, includerà anche le università.
Tra queste c’è l’Università di Padova, salita agli onori di cronaca per la risposta di una studentessa al suo rettore.

Un nostro lettore, il Dottor Alessandro Montedori, responsabile della Sezione Assistenza ospedaliera, Ricerca e Innovazione della Direzione Salute e Welfare della Regione Umbria, ci ha “gentilmente invitato” a informarci in maniera più approfondita, per usare un eufemismo, affermando che la vaccinazione sia sperimentale e che, quindi, non può essere che volontaria. Lo stesso ci ha evidenziato la querelle, la lettera e il video che riportiamo di seguito.

Serve però una precisazione: la redazione di lentepubblica.it tiene a sottolineare che il principio cardine del nostro quotidiano, la nostra ambizione è quella di separare nettamente i fatti dalle opinioni (che chiaramente avranno sempre spazio sul nostro portale). Il nostro quotidiano dedica numerose rubriche agli approfondimenti e alle opinioni, attraverso firme qualificate ed esperti di settore. Inoltre rispetto all’emergenza Covid, la nostra linea è semplicemente quella di attenerci ai fatti ed alle indicazioni degli organismi internazionali e nazionali preposti; di riferire delle raccomandazioni che arrivano da organismi come l’Oms e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e di riportare ed informare sulle direttive emanate dalle autorità sanitarie locali e nazionali o dagli organi di governo che a tutti i livelli hanno facoltà di intervento.

Per questo, ci teniamo a sottolineare come non sia affatto vero, quello che il nostro lettore ci segnala rispetto al fatto che tutti i vaccini Covid-19 siano in fase sperimentale. Infatti negli ultimi giorni il vaccino Pfizer (per primo, ma probabilmente seguiranno anche gli altri) è stato approvato in via definitiva dalla FDA (Food and Drug Amministration), l’agenzia del farmaco e degli alimenti degli Stati Uniti.

Finora, infatti, il vaccino Pfizer è stato somministrato con l’autorizzazione all’uso di emergenza, che permette l’accesso a un certo tipo di medicinali, in caso di necessità sanitaria.
Con l’approvazione del vaccino dalla FDA, viene garantito un rigido controllo di qualità, sicurezza ed efficacia, poiché tutti i medicinali sottoposti devono aver superato tutte le fasi di sperimentazione. L’approvazione del vaccino Pfizer dalla FDA determina, quindi, che il vaccino in questione non è affatto in fase sperimentale.

Tornando a quanto suggerito dal nostro illustre lettore, riportiamo qui di seguito quanto caldamente suggeritoci di approfondire.

Vaccinazione all’università: il video della vicenda

Di seguito, ecco il video che racconta la vicenda:

 

Vaccinazione all’università: il caso dell’Università di Padova

Alcuni giorni fa il rettore dell’Università di Padova, Rosario Rizzuto, ha inviato agli studenti della sua università la seguente lettera.

“Carissime/i studentesse e studenti, si sta concludendo il secondo anno accademico stravolto dalla pandemia Covid-19. Sono stati due anni terribili, nei quali abbiamo dovuto per lunghi periodi trasferire le attività didattiche su piattaforme telematiche. Ne ha sofferto la nostra natura di luogo di scienza e formazione in cui l’incontro delle persone costruisce quel rapporto umano che della vita universitaria è componente irrinunciabile.

È stato difficile e faticoso, e i risultati accademici che nonostante le difficoltà avete ottenuto sono la più grande gratificazione per l’impegno profuso. Ed è stata una gioia ed emozione vivere con voi questa settimana, di nuovo in presenza, uno dei momenti celebrativi, la festosa cerimonia di consegna dei diplomi di laurea organizzata dal dipartimento di Biologia in piazza Eremitani. Adesso dobbiamo guardare avanti, determinati a riprendere in sicurezza la pienezza della vita accademica e personale, anche di fronte a un virus che ha dimostrato di mutare rapidamente, generando varianti che hanno maggiori capacità di infettare e/o eludere il sistema immunitario. Guardiamo avanti con fiducia perché è evidente che, nonostante la presenza di queste varianti, la vaccinazione sta drasticamente riducendo l’impatto della malattia.

Anche dove la diffusione della variante e la ripresa della socialità stanno incrementando il contagio, l’impatto clinico (i ricoveri in ospedale, la necessità di terapie intensive e i decessi) è drasticamente inferiore rispetto alle precedenti fasi di espansione epidemica e interessa quasi esclusivamente soggetti che non hanno completato il ciclo vaccinale. Possiamo quindi, anzi dobbiamo, programmare il ritorno alla normalità, ma per questo dobbiamo proteggerci tutti con il vaccino, non lasciando al virus una quota significativa di popolazione vulnerabile, nella quale abbiamo visto che riesce a diffondersi con grande rapidità. Vi rivolgo quindi un accorato appello a vaccinarvi, per voi stessi, per le persone a voi care, che possono comprendere soggetti che per età o condizioni di salute sono a rischio di malattia grave, e per l’intera comunità, alla quale la pandemia ha provocato danni economici e sociali.

Aggiungo che se, come auspichiamo, il Governo autorizzerà le università a riprendere le attività didattiche a piena capienza per gli studenti vaccinati, è nostra intenzione avvalerci di questa possibilità (mantenendo anche l’opzione di seguire le lezioni in diretta streaming). In questo modo riavremo finalmente anche le lezioni in aula, oltre alle esperienze pratiche, interamente in presenza senza turnazioni. Ed allora i luoghi universitari, e la città che ci accoglie, torneranno a vivere in pieno la vivacità e l’allegria della presenza studentesca, e voi ritroverete la continuità dell’incontro con docenti e colleghi e le occasioni di discussione e socialità che oggi vivete e domani ricorderete con affetto e nostalgia. Anche per questo, aderire alla campagna vaccinale è la scelta giusta, da non rimandare.

Un cordiale saluto, Rosario Rizzuto
Rettore Università di Padova

La risposta della studentessa

L’ex studentessa di Scienze e Tecnologie Agrarie dell’Università di Padova, Sara Collauto, recentemente laureata, ha risposto al suo rettore:

Magnifico Rettor Rizzuto,

mi chiamo Sara Collauto e sono una ex studentessa dell’Università di Padova, che ha conseguito la laurea magistrale in Scienze e Tecnologie Agrarie il giorno 20 luglio 2021.
Le scrivo in merito alla e-mail che ho ricevuto il giorno 26 luglio e che porta la Sua firma. Lei afferma che gli ultimi due anni sono stati “stravolti” dalla pandemia. Rispetto la Sua personale opinione, tuttavia ritengo che, ben più della “pandemia” sia stata la gestione della stessa ad aver stravolto la vita delle persone.
Sarebbe molto interessante far luce sull’effettiva validità di misure come lockdown, mascherine obbligatorie, restrizioni varie oltre che sulle loro devastanti conseguenze economiche e psicologiche sulle persone.

Interessante sarebbe anche capire il motivo per cui sono state vietate le autopsie sui morti per Covid a febbraio nel corso della prima ondata. Bisognerebbe anche chiarire il motivo per cui in seguito sia stato impedito ai medici di curare i loro pazienti in scienza e coscienza, obbligandoli a sottostare al protocollo “Tachipirina e vigile attesa”, imposto dal Governo.
Perché, infine, tutte le possibili cure che sono emerse fin dall’inizio con buoni, e talvolta ottimi risultati, sono state boicottate nel nome di un approccio prudenziale (utilizzato anche per quei farmaci, come l’idrossiclorochina, che hanno decenni di storia alle spalle), mentre con l’arrivo dei vaccini si è dimenticata ogni cautela?

Tuttavia, in questa sede mi limito a discutere alcune Sue affermazioni riportanti informazioni parziali e difficilmente verificabili. Personalmente, non comprendo la Sua scelta di non giustificare da un punto di vista scientifico le sue affermazioni e la ritengo una mossa particolarmente azzardata in un ambiente universitario dove lo studio e l’analisi dei dati oggettivi dovrebbe costituire l’essenza stessa di un discorso razionale, lucido, che indaghi la verità e privo di influenze esterne. Se ciò non si verifica nell’ambiente universitario dove si potrebbe verificare? Quale altra speranza rimarrebbe alla Scienza, alla Cultura, alla Politica per potersi evolvere?

Per quanto riguarda le sue dichiarazioni sulla campagna vaccinale non ho potuto verificare che “nonostante la presenza di queste varianti, la vaccinazione sta drasticamente riducendo l’impatto della malattia. Anche dove la diffusione delle varianti e la ripresa della socialità stanno incrementando il contagio, l’impatto clinico (…) è drasticamente inferiore rispetto alle precedenti fasi di espansione epidemica e interessa quasi esclusivamente soggetti che non hanno completato il ciclo vaccinale”. A tal proposito, ho consultato il sito dell’ISS dove con tutta chiarezza si riscontra che, rispetto all’anno 2020, non c’è stato alcun calo dei casi.

Anzi, come potrà riscontrare il confronto tra i vari mesi lascia intendere che, dopo l’inizio della campagna vaccinale, c’è stato un incremento dei contagi e dei morti attribuiti a Covid-19. Le riporto quanto ho trovato, con i riferimenti in allegato:

“Durante il periodo 18-31 maggio 2020 sono stati diagnosticati e segnalati complessivamente 6.350 nuovi casi, di cui 81 deceduti” (1)
“Durante il periodo 17-30 maggio 2021 sono stati diagnosticati e segnalati 52.191 nuovi casi, di cui 99 deceduti” (2)
“Durante il periodo 1 – 14 giugno 2020, sono stati diagnosticati e segnalati complessivamente 3.640 casi, di cui 42 deceduti” (3)
“Durante il periodo 31 maggio – 13 giugno 2021 sono stati diagnosticati e segnalati 26.960 nuovi casi, di cui 87 deceduti” (4)
“Durante il periodo 15-28 giugno 2020, sono stati diagnosticati e segnalati 2.837 casi, di cui 27 deceduti” (5)
“Durante il periodo 14 – 27 giugno 2021 sono stati diagnosticati e segnalati 12.427 nuovi casi, di cui 22 deceduti” (6)
“Durante il periodo 6 – 19 luglio 2020, sono stati diagnosticati e segnalati 2.746 casi, di cui 13 deceduti” (7)
“Durante il periodo 5 – 18 luglio 2021 sono stati diagnosticati e segnalati 26.805 nuovi casi, di cui 21 deceduti” (8)
“Durante il periodo 13 – 26 luglio 2020, sono stati diagnosticati e segnalati 3.057 casi, di cui 21 deceduti” (9)
“Durante il periodo 12 – 25 luglio 2021 sono stati diagnosticati e segnalati 48.498 nuovi casi, di cui 40 deceduti” (10)
La lettura di questi dati non rassicura molto riguardo all’efficacia della vaccinazione massiva.

Inoltre, alcuni medici e scienziati, tra i quali il premio Nobel per la medicina Luc Montagnier (11), affermano che vaccinare in massa in tempo di epidemia non è prudente in quanto favorirebbe l’insorgenza di mutazioni nel patogeno.

Pur senza aver studiato medicina, ma analizzando semplicemente i dati di cui sopra e la situazione che si sta creando in Gran Bretagna (12) ed Israele (13) (14), nazioni con un’altissima copertura vaccinale e che da mesi assistono ad una crescita di casi attribuiti alla variante delta, si potrebbe concludere che la tesi del dott. Montagnier risulti la più vicina alla realtà.
Uno studio israeliano riportato dal Gazzettino (15) e da Il Messaggero (16) afferma che gli anticorpi naturali sono più efficaci del vaccino nel contrastare la malattia.
Numerosi studi scientifici dimostrano che la malattia da Covid può svilupparsi (17) tra persone giovani e sane dopo essere state vaccinate, e che dopo il vaccino, ci si può ammalare anche gravemente (18), si può essere portatori di contagio e si possono sviluppare malattie (19).

In alcuni casi è proprio dopo la vaccinazione che si sono registrati gravi focolai di infezione da Covid-19: le segnalo solo a titolo di esempio il caso dell’Ontario (20) e anche quello, forse più noto, della nave da guerra HMS Queen Elisabeth (21) dove, come forse sa, sono risultati positivi 100 membri del personale dell’equipaggio, tutti vaccinati con doppia dose. Molti altri dati sono inoltre facilmente reperibili online a supporto di questa tesi.

Un altro lampante esempio è quello dell’Olanda (22), dove quasi 1000 persone, in prevalenza giovani, sono risultate positive al Covid-19 dopo aver partecipato al festival Veknipt a Utrecht il 3 e 4 luglio, evento riservato a persone vaccinate o negative al tampone.
Quindi anche la “ripresa in sicurezza” che Lei, come tutti, auspica non è affatto garantita da una vaccinazione massiccia, in quanto ci sono già stati casi di persone che, pur vaccinate con doppia dose, hanno infettato, magari senza rendersene conto, altre persone, oppure si sono infettate e ammalate.

In Israele, addirittura, ad inizio agosto 2021 sono stati segnalati casi di contagi e persino di ricoveri dopo la terza dose (35).
Perché dunque, esimio Rettore, concludere che la vaccinazione “sta drasticamente diminuendo l’effetto della malattia” se i paesi ove la campagna di vaccinazione è stata più massiccia, sono stati i primi ad aver assistito ad un processo di selezionamento e potenziamento del virus? Se esiste qualche studio e qualche dato che può supportare tali affermazioni perché cortesemente non ce ne mette al corrente? Ovviamente di tutto ciò che le sto scrivendo troverà riportati tra le note e tra i link, notizie, analisi e dati scientifici che ne provino la veridicità. Ove ve ne fosse bisogno non indugerò a inviargliene altri.

Inoltre, moltissimi sono gli eventi avversi e persino i morti dovuti alla vaccinazione. Nei link in allegato le sarà possibile trovare, soltanto a titolo di esempio, notizie relative a ben 199 casi (23) di misteriosi decessi a seguito della vaccinazione, riportate da quotidiani locali e regionali. Si tratta, tuttavia, solo di una piccolissima parte di tutte le reazioni avverse e di tutti i decessi che, per vari motivi, sono state taciute o non riportate da fonti ufficiali.
Senza contare che gli studenti, la maggior parte dei quali sono giovani, hanno statisticamente pochissime probabilità di contrarre questa malattia in forma severa.
Benché lo stesso ISS non sia in grado, per mancanza di dati, di rassicurare circa i possibili effetti collaterali nell’ambito della fertilità (24), risalgono a pochi giorni fa le dichiarazioni della Federazione SIGO-AOGOI-AGUI-AGITE (che riunisce tutte le società e associazioni della ginecologia italiana) insieme alle società di Pediatria e Neonatologia (SIN-SIMP), che si sprecano nel decantare la sicurezza e la necessità di vaccinare persino le donne in gravidanza (25) (26) (27), nonostante i diversi squilibri verificatesi nel ciclo femminile e gli aborti a seguito del vaccino (28).

Del resto, gli stessi allegati ai moduli di consenso informato di Astrazeneca (29), Pfizer (30), Moderna (31) e Johnson & Johnson (32) non garantiscono la sicurezza dei loro prodotti, in quanto dispongono di dati, studi ed esperienze limitati.

Mi domando se, caldeggiando il vaccino, Lei sarebbe in grado di garantire che questo non possa compromettere per sempre la fertilità dei giovani.
E potrebbe garantire che nessuno dei suoi studenti avrà la stessa sorte della diciottenne di Sestri Levante, Camilla Canepa, o del sottufficiale della MM Stefano Paternò, per le cui morti è stato riconosciuto un nesso causa-effetto con il vaccino? Potrebbe assicurare che a nessuno dei suoi studenti il vaccino provocherà un’ischemia, un infarto, una trombosi, una malattia autoimmune, una paralisi, un tumore, una miocardite, un evento di tossicità da ossido di grafene (33) e quant’altro?
Nemmeno i medici vaccinatori, del resto, sembrano essere così sicuri di non poter nuocere al paziente con la somministrazione di questo farmaco sottoposto a monitoraggio addizionale, dal momento che sono protetti dallo scudo penale per lesioni colpose e per omicidio colposo.

Ultimo aspetto, ma non in termini di importanza, di questa mia missiva è quello di evidenziare, con la mia più totale disistima, la folle e gravissima discriminazione che il Governo sta tentando di mettere in atto nei confronti delle persone non vaccinate (oppure che non vogliono o non possono farsi un tampone ogni due giorni) e che non mi sembra affatto in linea né con la nostra Costituzione, la quale ripudia ogni forma di discriminazione, né con le normative europee (per esempio il Reg CE 953/2021). Inoltre, anche il famoso dott. Andrea Crisanti non ha potuto nascondere come il Green Pass non sia uno strumento di sanità pubblica, bensì un incentivo alla vaccinazione (34).
Auspico, pertanto, che l’Università italiana, e in particolar modo l’Università di Padova (il cui motto, ricordiamolo è “Universa Universis Patavina Libertas”), non accetti in alcun modo di discriminare una certa categoria di persone, vietando loro l’ingresso nelle sue strutture e la fruizione dei suoi servizi, e ritorni ad essere quel luogo in cui si formano le coscienze e lo spirito critico dei giovani.

Nella certezza che Lei, quale importante promotore della cultura nella nostra amatissima città, vorrà considerare anche le istanze di chi, come me, ha idee politiche differenti, e nella consapevolezza che la ricchezza culturale si fonda soprattutto sulla molteplicità di contributi culturali, Le porgo i miei più cordiali saluti.

Dott.ssa Collauto Sara

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Fonte: articolo di redazione lentepubblica.it
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