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Whistleblowing, più tutela per chi denuncia gli illeciti. Lo sostiene l’UE

lentepubblica.it • 18 Maggio 2018

whistleblowing-tutela-per-chi-denuncia-illecitiWhistleblowing, più tutela per chi denuncia gli illeciti: ad intervenire con una decisione ad hoc è l’Unione Europea. La Commissione europea ha presentato, infatti, una bozza di direttiva per rafforzare e armonizzare la legislazione in materia.


Continua a soffiare un vento positivo per la tutela dei whistleblower. La Commissione europea ha da poco presentato, infatti, una bozza di direttiva per armonizzare le legislazioni nazionali degli Stati membri e rafforzare le norme in materia. L’obiettivo è migliorare la protezione di coloro che denunciano, all’interno della propria organizzazione/azienda (pubblica o privata) o a un’autorità esterna, violazioni delle norme o altri atti illeciti commessi nel proprio luogo di lavoro e di cui siano venuti a conoscenza.

 

Le premesse 

 

L’impegno a migliorare la tutela dei whistleblower proviene sia dalle istituzioni europee, sia dai cittadini degli Stati membri. Il Parlamento europeo si è pronunciato sull’argomento con due risoluzioni nel gennaio e nell’ottobre del 2017, chiedendo alla Commissione di proporre un intervento legislativo sulla questione. Il Consiglio, nelle sue Conclusioni sulla trasparenza fiscale dell’11 ottobre 2016, ha incoraggiato l’esecutivo comunitario a muoversi su questo fronte. Anche la cittadinanza europea si è espressa sul tema, attraverso la consultazione pubblica lanciata dalla Commissione lo scorso anno.

 

Su ben 5.707 risposte inviate sia da singoli cittadini, sia da organizzazioni, associazioni e altri organismi interessati all’argomento, il 99,4% si è dimostrato favorevole alla protezione dei whistleblower e il 96% a un intervento legislativo che garantisca degli standard minimi di tutela all’interno dell’Ue. Queste le aree dove è maggiormente richiesta un’azione mirata: lotta alle frodi e alla corruzione, contrasto all’evasione e all’elusione fiscale, tutela dell’ambiente, della salute pubblica e della sicurezza.

 

La bozza di direttiva

 

La direttiva traccia innanzitutto una definizione di whistleblower e definisce gli ambiti dove verrà applicata la tutela. In particolare, a essere interessati sono il settore degli appalti pubblici, i servizi finanziari, la prevenzione del riciclaggio e del terrorismo finanziario, la sicurezza nucleare, dei prodotti, del cibo, della salute, degli animali e dei trasporti, il welfare pubblico, la protezione dell’ambiente e dei consumatori, della privacy e dei dati personali, la sicurezza delle reti e dei sistemi informativi, l’evasione e l’elusione fiscale.

 

I soggetti interessati sono le amministrazioni statali, regionali e i comuni con più di diecimila abitanti e, nel settore privato, le aziende con 50 o più impiegati o con un volume d’affari o bilancio annuale di almeno 10 milioni di euro. Negli articoli successivi la bozza di direttiva offre delle indicazioni operative agli Stati membri su come creare e gestire procedure e canali interni per amministrare eventuali attività di denuncia. Una delle novità più rilevanti è l’istituzione, all’interno dei singoli paesi Ue, di un’autorità indipendente e autonoma a cui i cittadini possono rivolgersi per segnalare le attività illecite. Il testo entra nel dettaglio, stabilendo i requisiti che le procedure avviate da queste autorità devono rispettare (ad esempio, i canali di comunicazione con il soggetto che sporge denuncia, l’intervallo di tempo entro il quale l’autorità deve rispondere), con lo scopo di proteggere la persona e i dati contenuti dell’indagine.

 

Il documento della Commissione, in sostanza, istituisce un triplice livello di comunicazione: per le segnalazioni il whistleblower può rivolgersi o al canale interno alla propria organizzazione, o alle autorità competenti, o direttamente all’opinione pubblica e ai media. La direttiva si sofferma anche sulle condizioni per cui una persona diventa meritevole di protezione, indicando gli strumenti di indagine con cui verificare che le notizie rivelate siano vere. Il whistleblower viene tutelato anche nei casi in cui le informazioni si dimostrino false ma l’errore sia stato commesso in buona fede.

 

Infine, viene stabilito che gli Stati membri debbano inviare ogni anno alla Commissione un report con il numero delle segnalazioni ricevute. L’esecutivo Ue, a sua volta, dopo sei anni dall’applicazione della direttiva, dovrà inviare un resoconto al Parlamento e al Consiglio sull’attuazione delle regole e sulla necessità di introdurre eventuali misure aggiuntive per migliorare la tutela dei whistleblower.

 

E il Fisco?

 

La protezione dei whistleblower gioca un ruolo importante anche in ambito fiscale e si aggiunge alle altre iniziative messe in campo a livello comunitario per migliorare la trasparenza in questo settore. La bozza di direttiva evidenzia come il ruolo di chi denuncia pratiche fiscali illegali (evasione, pianificazione fiscale, forme sofisticate di elusione, eccetera) sia importante per garantire un sistema tributario sempre più equo.

Fonte: Fisco Oggi, Rivista Telematica dell'Agenzia delle Entrate - articolo di Alessandra Gambadoro
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