Agenzia delle Entrate: l’IRAP crea un tax gap di 223 miliardi

lentepubblica.it • 12 Novembre 2014

E’ una montagna di miliardi quella nascosta al fisco dai contribuenti alle prese con il pagamento dell’Irap. L’Agenzia delle Entrate ha calcolato la differenza tra il valore aggiunto prodotto e l’imponibile dichiarato ed è emersa una differenza – un tax gap – di 223 miliardi. Che evaporano alleggerendo le imposte dovute. “Noi stimiamo – ha detto il direttore dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi – all’incirca 90 miliardi di imposte evase ogni anno. Si tratta di grandi e piccole evasioni, dalla mancata registrazione del canone di affitto all’esterovestizione miliardaria”.

Lo spaccato dell’economia italiana di fronte al fisco è contenuto nel rapporto su ”Come le attività dell’Agenzia delle Entrate influenzano comportamenti correttì’ pubblicato sul primo numero in inglese della rivista dell’amministrazione chiamata ”Argomenti di discussione”. Lo studio analizza ilì ”tax gap” dell’Irap e riporta – seppure in maniera sommaria – anche quelli relativi al ”divario” tra imponibile reale e imponibile dichiarato per l’Iva.

Su quest’ultima imposta i dati erano già diffusi dal rapporto sull’evasione consegnato dal Ministero dell’Economia in parlamento: in questo caso l’imposta ”evaporata” , nei sei anni 2007-12, è in media di 39,9 miliardi. A questo si sommano 44,2 miliardi di Irpef-Ires e 7,2 miliardi di Irap, per un totale di 91,4 miliardi di ”tax gap” relativo alle minori imposte versate rispetto agli indicatori statistici economici del Paese.

L’Agenzia delle Entrate punta a cambiare filosofia (”non è importante quanto recuperiamo dalla lotta all’evasione – ha spiegato la Orlandi – ma quanto aumenteranno i versamenti spontanei da parte dei contribuentì’). Ma certo il tax gap dell’imponibile Irap – proprio perché facilmente equiparabile ai dati statistici nazionali – è particolarmente prezioso per la ricostruzione dell’economia che sfugge al fisco.

Gli ultimi dati mostrano una riduzione del ”tax gap” per il Sud (-2,38%) rispetto al 2001-2006, e una crescita a due cifre per il Nord Est (+16,44%) e per le regioni del Centro (+17,04%). Ovviamente i ”pesì’ dell’economia reale sono diversi. Così se si guarda la propensione al ”sommerso” è ancora il Sud a balzare in testa: il tax gap vale il 30,24% dell’economia contro il 13,66% del Nord Ovest. Se si guarda ai settori, invece, il primato negativo per ”tax gap” in valore assoluto spetta ai servizi del settore commerciale, dell’ospitalità e trasporti: vale 77,2 miliardi, quasi un terzo del totale.

C’è poi il settore finanziario e immobiliare, che vede una crescita degli imponibili che ”evaporano”: tra il 2001-06 e il 2007-12 il tax gap è salito del 5,05% da 63,6 a 74,2 miliardi L’Agenzia delle Entrate studia nel rapporto anche le modalità per contrastare l’evasione e spingere ad una maggiore ‘compliance’ il contribuente. I controlli blitz, come quelli realizzati a Capri e Cortina, ad esempio, hanno le gambe corte: c’è una significativa deterrenza immediata, che però è veramente limitata nel tempo. In genere, comunque, l’attività di recupero del Fisco ha un effetto di trascinamento.

A conti fatti – dicono alcune analisi – ad una maggiore attività di recupero pari ad un punto percentuale, corrisponde negli anni successivi una riduzione del 7% dell’imponibile celato misurabile con il tax gap. Un effetto contrario a quello dei condoni. “Sono riprovevoli dal punto di vista etico – spiega la Orlandi – ma soprattutto quando c’è un condono negli anni successivi di solito si perde gettito in modo significativo”.

 

 

FONTE: Confcommercio

 

 

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