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Al posto del finanziamento pubblico donazioni detraibili

lentepubblica.it • 21 Febbraio 2014

Le nuove regole in vigore dal 2014. A beneficiarne, i partiti dell’elenco approvato dalla commissione di garanzia e controllo che vigila su spese, rendiconti e statuti

Con il via libera della Camera dei deputati al testo modificato dal Senato, termina l’iter parlamentare del Dl 149/2013, che mette fine al finanziamento pubblico ai partiti e, in alternativa, introduce un sistema di contribuzione volontaria da parte dei cittadini, con vantaggi fiscali a favore dei “donatori”.Scaglione unico con detrazione al 26%
I sostenitori, persone fisiche, potranno usufruire della detrazione del 26% per le erogazioni liberali versate ai partiti politici in regola con i requisiti della specifica normativa e iscritti nella prima sezione dell’apposito registro. Il beneficio riguarda le donazioni di ammontare compreso tra 30 e 30mila euro, effettuate a partire dal 2014 (articolo 11). L’agevolazione – ha aggiunto il Senato – spetta “anche per i contributi ai partiti e alle associazioni promotrici dei partiti, prima della loro iscrizione nel suddetto registro, purché essi risultino iscritti entro la fine dell’esercizio (comma 1)”.Non è l’unica modifica apportata da palazzo Madama e sostenuta dai deputati di Montecitorio.
Tra le altre, cancellato definitivamente il doppio scaglione previsto dalla versione originale del decreto, secondo cui la detrazione doveva essere del 37% per le erogazioni da 30 e 20mila euro e del 26% per quelle superiori e fino a 70mila euro. Ora, come abbiamo visto, lo sconto segue un solo criterio: è del 26% ed è per gli importi compresi tra 30 e 30mila euro.
Esce di scena anche la detrazione del 52% delle quote di iscrizione a scuole o corsi di formazione politica (ex commi 3, 4 e 5 ora soppressi).

In riferimento all’anno 2013, invece, resta ferma al 24%, come previsto da precedente normativa (articolo 15, comma 1-bis, del Tuir), la percentuale da scalare dall’imposta lorda, per le donazioni in denaro ai partititi che abbiano presentato liste o candidature elettorali alle elezioni per il rinnovo della Camera o del Senato o del Parlamento europeo oppure con almeno un rappresentante eletto a un consiglio regionale o ai consigli delle province autonome di Trento e di Bolzano, per importi compresi fra 50 e 10mila euro annui, erogati mediante versamento bancario o postale.

Passa anche la riduzione delle somme scontabili dalle società che, dal 2014, possono operare un taglio d’imposta pari al 26% delle erogazioni liberali ai partiti, comprese tra 30 e 30mila euro: il testo originario prevedeva una “forbice” di detraibilità che viaggiava tra 50 e 100mila euro.
Sono esclusi dall’agevolazione:

  • gli enti a partecipazione pubblica
  • gli enti i cui titoli siano negoziati in mercati regolamentati italiani o esteri ovvero le società e gli enti che controllano, direttamente o indirettamente, tali soggetti, ovvero ne sono controllati o sono controllati dalla stessa società o ente che controlla i soggetti medesimi
  • le società concessionarie dello Stato o di enti pubblici, per la durata del rapporto di concessione.

Il beneficio, naturalmente, presuppone il rispetto di alcune regole per l’effettuazione dei versamenti. In particolare, per usufruire dello sconto, occorre che le erogazioni siano eseguite con modalità, ad esempio tramite banca o ufficio postale, che garantiscano la tracciabilità dell’operazione e l’identificazione del donatore.

In dichiarazione, la scelta per il 2 per mille
I contribuenti, dal 2014, hanno anche un altro strumento per sostenere le formazioni politiche di loro gradimento. Il Dl 149/2013 (articolo 12, comma 1), introduce, infatti, la facoltà di destinare il 2 per mille della propria Irpef a un partito; di conseguenza, già dalla prossima dichiarazione dei redditi troveremo una scheda per esercitare la scelta, possibilità riconosciuta anche a chi è esonerato dal presentare i modelli Unico o 730. Per il primo anno di applicazione, sarà un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate a definire la relativa scheda secondo i criteri già adottati per l’otto e il cinque per mille.

La scelta potrà riguardare esclusivamente uno dei partiti presenti nell’elenco approvato dalla “Commissione di garanzia degli statuti e per la trasparenza e il controllo dei rendiconti dei partiti politici”, trasmesso all’Agenzia delle Entrate.
In pratica, possibili destinatari del 2 per mille sono le formazioni e i movimenti iscritti nel registro nazionale, che hanno avuto almeno un candidato eletto sotto il proprio simbolo nell’ultima consultazione elettorale per il Senato, la Camera o il Parlamento europeo, ossia presenti nella seconda sezione del registro.

A differenza di quanto avviene per l’8 per mille, l’imposta non devoluta ai partiti non verrà ridistribuita ai possibili beneficiari, ma rimarrà nelle casse dell’Erario con il resto dell’Irpef.

Sms senza Iva
Confermata l’esclusione dal campo di applicazione dell’Iva dei fondi raccolti per campagne che promuovono la partecipazione alla vita politica attraverso sms o altre applicazioni da telefoni mobili, oppure da utenze di telefonia fissa, perché considerati erogazioni liberali.

Imu dovuta, a prescindere dalla destinazione
Novità, infine, da palazzo Madama, in relazione all’imposta municipale sugli immobili: in deroga alla disciplina prevista per gli enti non commerciali, i partiti dovranno pagare l’Imu per gli immobili di proprietà, indipendentemente dalla loro destinazione (articolo 11-bis).

FONTE: Fisco Oggi, giornale on line dell’agenzia delle entrate
AUTORE: Anna Maria Badiali
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