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Calo Irpef: si lavora sulle detrazioni, decreto ad aprile

lentepubblica.it • 14 Marzo 2014

I testi dei provvedimenti annunciati da Renzi non sono ancora pronti anche se per il premier lo ‘sconto’ fiscale sarà visibile nelle buste paga del 27 maggio (“altrimenti sono un buffone”). Per il 2014 servono 6,6 miliardi di euro, da reperire in gran parte attraverso la spending review.

Governo al lavoro sull’operazione calo Irpef. I testi dei provvedimenti annunciati da Matteo Renzi non sono ancora pronti anche se il premier ha già indicato una data: lo ‘sconto’ fiscale sarà visibile nelle buste paga del 27 maggio (“Ci siamo dati delle scadenze. Il tema è che se il 27 maggio queste cose non arrivano Renzi è un buffone…”, ha detto il premier). C’è dunque tempo, ma non troppo, considerando anche che nelle intenzioni del governo i famosi 80 euro in più dovranno essere ‘visibili’ (10 miliardi a 10 milioni di contribuenti, circa 1.000 euro l’anno, sintetizza il premier). Il che richiederà anche un minimo di tempi tecnici per la preparazione delle nuove buste paga. Renzi torna a spiegare a Porta a Porta che la riduzione dovrà essere visibile e che prima della fine della legislatura è possibile ipotizzare anche un calo delle aliquote. Per gli ‘sconti’ del 2014, comunque, ci sarà bisogno ancora di qualche settimana prima che ci possa essere il varo. I tempi sono legati all’ok della politica e, in concreto, il decreto potrebbe arrivare entro fine aprile. Il nodo è quello delle coperture. Se infatti l’operazione del taglio del 10% dell’Irap (si pensa anche ad un meccanismo di detrazione del0’imposta dall’Ires) è ‘autonoma’, nel senso che si copre con l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie (dal 20 al 26% ad esclusione dei titoli di Stato), per l’Irpef la questione è assai diversa. Per il taglio dell’Irpef basteranno nel 2014 6,6 miliardi di euro. E molte risorse dovrebbero arrivare dalla spending review: sono queste coperture strutturali, che valgono ai fini europei. Non a caso Renzi ha fatto sapere di aver avocato a Palazzo Chigi la responsabilità sulle scelte che consiglierà il super commissario Cottarelli, al quale – ad esempio – ha già frenato l’idea di un taglio delle pensioni di 2.000-3.000 euro. “Padoan  – ha detto Renzi –  non deve essere visto come la strega cattiva dai colleghi. La colpa se la deve prendere il presidente del Consiglio”. Ma i problemi nascono per le fonti di copertura una tantum. Oltre al rientro dei capitali e ai fondi liberati dal calo dello spread, Renzi ha infatti indicato lo ‘spazio’ che c’è tra il 2,6 e il limite massimo del 3% di deficit. Si tratta di 1,6 miliardi circa ogni 0,1 punti, cioè all’incirca 6,4 miliardi che tornerebbero utili come copertura per quest’anno. In attesa che poi i risparmi della spending review diventino strutturali. Ma per usare questa somma occorre il placet del Parlamento e dell’Ue sempre vigile affinché i partner non sforino la soglia del deficit. Su questo ultimo punto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, potrebbe già aver sondato il terreno all’ultimo Eurogruppo. Ma un nuovo appuntamento è già in agenda per metà aprile quando porterà a Bruxelles il piano nazionale delle riforme. Già qualche indicazione potrebbe comunque arrivare mercoledì prossimo quando Renzi riferirà alla Camera sullo stato di economia e conti. Nel frattempo il Parlamento dovrà autorizzare l’aumento del livello di deficit e quindi la variazione di bilancio. Occasione potrebbe essere o una relazione da inviare alle Camere o il Def (documento di economia e finanza) atteso anche questo a metà aprile ma che potrebbe essere anticipato. Dunque il decreto arriverebbe in aprile. Mentre si studia il percorso europeo e parlamentare il ministro Padoan e il suo staff dovrebbero metter mano anche alle soluzioni tecniche per spalmare i famosi 10 miliardi (annui) in modo equilibrato. C’è ad esempio il nodo dei contribuenti che sono nella ‘no tax area’. Guadagnando poco (sotto gli 8.000 euro annui) non sarebbero interessati da un eventuale aumento delle detrazioni. Questione tecnicamente risolvibile (si potrebbe agire sui contributi sociali e previdenziali) ma con una scelta preventiva di chiara natura politica. Dagli 8.000 ai 25.000, che è la soglia indicata da Renzi, il discorso si complica. L’Irpef pesa di più al salire del reddito. Si rischierebbe coì di concentrare l’intervento sulla fascia più alta. Con un effetto ‘perverso’ che sarebbe quello di far guadagnare di più, ad esempio, chi è sulla soglia (25.000 euro) rispetto a chi è subito fuori (26.000 euro). Si lavora coì sul meccanismo delle detrazioni (1.840 euro dagli 8.000 in su, con due diversi step, che si azzerano arrivati ai 55.000 euro). Utilizzando una complessa formula matematica (rintracciabile nelle istruzioni per compilare il modello Unico) si puo’ infatti ‘spalmare’ meglio la cifra evitando effetti ‘scalino’ e concentrando l’intervento proprio dove aveva detto Renzi, cioè sui 13.000-16.000 euro, più o meno a metà tra 8.000 e 25.000 euro. Anche se un effetto ‘minimo’ dovrebbe lambire i contribuenti fino ai 30.000 euro di reddito.

FONTE: Confcommercio

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