Centrali di Committenza: essenziali per servizi di riscossione negli Enti Locali

lentepubblica.it • 19 Gennaio 2016

committenza, centrali unicheL’Autorità nazionale anticorruzione con il comunicato del 22 dicembre 2015, ha stabilito e ribadito che i servizi di riscossione delle entrate vanno affidati tramite centrali di committenza, soprattutto nei comuni di medie e piccole dimensioni; opportuno utilizzare le centrali di acquisito anche se il contratto si configura come concessione nonostante si tratti di strumento che non rientra fra quelli soggetti a obbligo di centralizzazione.

 

Laddove, per lo specifico contenuto del rapporto contrattuale, lo stesso risulti inquadrabile nel modulo concessorio, in osservanza dei principi stabiliti dall’ordinamento nazionale ed europeo e dei criteri elaborati dalla giurisprudenza, potrà ritenersi non applicabile il disposto di cui al comma 3-bis dell’art. 33 del Codice dei contratti pubblici. Lo stesso art. 52, comma 5, lett. a), del D.Lgs. n. 446/97 preveda espressamente la possibilità che i comuni procedano a forme aggregative (convenzioni, consorzi, unioni di comuni e comunità montane) per l’attività di accertamento delle imposte locali.

 

L’Autorità mette in evidenza come al di là della definizione del contratto (appalto o concessione), occorra tenere presente la differenza fra appalto e concessione, dando rilievo soprattutto al rischio di domanda e di offerta.

 

Comunque sia, l’ANAC in caso di assenza di un prezzo al mercato, l’inelasticità della domanda all’aggio praticato, il carattere prevalentemente strumentale dell’attività prestata dall’agente della riscossione e l’entità ridotta di rischio sopportato dallo stesso fanno propendere per la natura di appalto degli affidamenti in parola, con conseguente applicazione dell’obbligo di centralizzazione degli acquisti di cui al comma 3-bis dell’art. 33 del Codice dei contratti pubblici.

 

Peraltro, proprio nel caso dei servizi che teoricamente potrebbero rientrare nel modello concessorio, l’aggregazione degli acquisti potrebbe dare i maggiori vantaggi per i comuni medio-piccoli. Infatti, al rischio trasferito e agli investimenti richiesti all’affidatario potrebbero essere associate rilevanti economie di scala, di cui i singoli comuni potrebbero beneficiare ottenendo un aggio inferiore e una migliore qualità del servizio.

 

D’altra parte, si ricorda come lo stesso art. 52, comma 5, lett. a), del D.Lgs. n. 446/97 preveda espressamente la possibilità che i comuni procedano a forme aggregative (convenzioni, consorzi, unioni di comuni e comunità montane) per l’attività di accertamento delle imposte locali.

 

Fonte: ANAC - Autorità Nazionale Anti Corruzione
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