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Comuni: un resoconto dell’andamento tariffario della TASI

lentepubblica.it • 18 Novembre 2015

 

tasi, bollettiniNel 2014, 6 Comuni su 10 hanno fissato un’aliquota della Tasi prima casa più alta di quella standard e solo il 16% l’ha ridotta. Mentre nel 70% dei casi non sono state introdotte detrazioni. Sono alcuni dei dati forniti dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio in un dossier sulla cancellazione della Tasi per l’abitazione principale previsto con la legge di Stabilità, secondo il quale l’incremento del prelievo è stato maggiore in Emilia Romagna, Piemonte e centro Italia.

 

L’anno scorso l’imposta “ha coinvolto oltre 19,6 milioni di contribuenti (circa 1,7 milioni in più rispetto a quelli sottoposti all’Imu), con un versamento medio di circa 175 euro. Nel complesso, i Comuni hanno deliberato regimi d’imposta che hanno comportato un’aliquota media pari a circa il doppio dell’aliquota standard, posta all’1 per mille. Nel 2014 – si legge nel dossier – il 18% dei Comuni, che pesano per l’8,5% della popolazione italiana, ha mantenuto il regime standard sull’abitazione principale, ossia un’aliquota dell’1 per mille senza detrazioni. Oltre il 60% dei Comuni ha fissato un’aliquota più elevata dello standard, mentre il 16% l’ha ridotta.

 

Circa il 6,8% dei Comuni, dove risiede però quasi un quarto della popolazione italiana, ha applicato in tutto o in parte la maggiorazione dello 0,8 per mille. Inoltre – aggiunge l’Upb – un’ampia quota di Comuni (oltre il 70%) non ha introdotto detrazioni sulla Tasi per l’abitazione principale; circa due terzi dei rimanenti hanno deliberato detrazioni variabili in funzione di diversi indicatori (in prevalenza rendita/valore catastale, ma anche Isee, figli a carico, ecc), oppure riservate a particolari tipologie di contribuenti; gli altri hanno stabilito una detrazione fissa. Nel complesso, circa il 48% della popolazione risiede in Comuni in cui sono state introdotte detrazioni variabili e circa il 10% in Comuni che hanno deliberato una detrazione fissa”.

 

L’Upb sottolinea anche che “l’incremento della pressione fiscale è risultato più elevato nei Comuni di maggiori dimensioni: l’aliquota media implicita è stata pari a circa il 2,5 per mille nei Comuni con oltre 150 mila abitanti e a circa l’1,1 nei Comuni fino a 1.000 abitanti. Dal punto di vista territoriale l’incremento del prelievo rispetto allo standard è stato maggiore in Emilia Romagna, Piemonte e nelle Regioni del Centro Italia. I Comuni del sud e, soprattutto, delle Regioni a statuto speciale hanno esercitato invece uno sforzo fiscale sensibilmente minore”.

Fonte: ASFEL - Associazione Servizi Finanziari Enti Locali
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