Contratto Nazionale Enti Locali: a che punto siamo?

lentepubblica.it • 28 Agosto 2018

contratto-nazionale-enti-localiContratto Nazionale Enti Locali: a che punto siamo? Dopo mesi dalla fatidica firma ancora non sembra tutto totalmente chiaro. Ed emergono criticità.


Come è risaputo, il contratto, CCNL Enti Locali, concerne il periodo 1° gennaio 2016 – 31 dicembre 2018, sia per la parte giuridica che per la parte economica. il Contratto deriva dalla ormai famosa sentenza della Consulta sul blocco degli scatti perequativi dello stipendio per tutti i lavoratori statali. La sottoscrizione dei Ccnl 2016-2018 per questi comparti è arrivata all’Aran il 20 maggio scorso, dopo il passaggio ed il relativo via libera dei documenti alla Corte dei Conti.

 

Il nuovo CCNL (in allegato a questo articolo) ha previsto un aumento salariale in busta paga di 85 euro mensili (in media) per i 467 mila dipendenti che lavorano all’interno degli Enti locali. A questo link un approfondimento sulle tabelle con le cifre degli aumenti.

 

Ma qual è la situazione attuale? Sta andando tutto secondo copione oppure no?

 

L’intervento dell’ARAN

 

Sul terreno dei benefici economici viene chiarito che gli Enti non possono aumentare le risorse destinate al lavoro straordinario, che il finanziamento del differenziale delle progressioni economiche deve essere collocato al di fuori del tetto del fondo, che i risparmi sul salario accessorio delle posizioni organizzative possono incrementare il fondo per la contrattazione decentrata solamente se permanenti.

 

Contratti integrativi decentrati

 

Le organizzazioni sindacali stanno proponendo alle amministrazioni delle bozze di piattaforma per la stipula del Contratto integrativo decentrato. Ma tutti gli enti riusciranno a stipulare il CCDI entro l’anno? C’è l’ipotesi da contrattare con i suoi limiti, la relazione illustrativa, quella tecnico finanziaria, il parere dell’organo di revisione e la stipula definitiva. E tutto questo complica la situazione.

 

Elemento perequativo

 

Uno dei nodi gordiani che complica il quadro c’è il c.d. elemento perequativo, finalizzato a scongiurare il rischio di aumenti sotto-soglia. Come noto, in tal caso l’onere finanziario è interamente a carico dei bilanci locali: sarà comunque possibile procedere alle variazioni di bilancio necessarie a pagare le nuove competenze e gli arretrati.

 

L’allarme della CISL FP

 

La CISL FP Ragusa ha lanciato un allarme sulla situazione attuale e sulle criticità:

 

Sarà necessario sollecitare gli enti che non hanno ancora provveduto a erogare gli aumenti salariali. Il contratto di lavoro, a tal proposito, ha fissato una tempistica ben precisa che andava e va rispettata. Continueremo, quindi, a farci portavoce della recrudescenza di carattere sociale provocata dal prelievo forzoso nei confronti di Province regionali (ci si riferisce al caso di Ragusa, ndr) da parte di Stato e Regione in aggiunta al sempre minore e ritardato trasferimento di risorse finanziarie, la cui risoluzione passa però per i tavoli regionali e nazionali, con grave pregiudizio nella determinazione del dissesto degli enti e, in conseguenza all’intuibile disagio dovuto alla ritardata erogazione degli stipendi ai dipendenti, del fisiologico abbassamento del livello dei servizi alla cittadinanza.

 

 

Fonte: articolo di redazione lentepubblica.it
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